Nirvam home page
Area personaleChatRicercaEsci
Mio Profilo|Mia Area Riservata|Mio Partner Ideale|Miei Avvisi|Mio Account
 Messaggi ricevuti 
 Messaggi inviati
 Messaggi cancellati
 Scrivi un messaggio
 Articoli 
 Visite al mio profilo 
 Richieste Chat 
 Mi hanno votato 
 Sono loro amico 
 Ho votato per loro
 I miei amici
 Lista nera
Mia area
 Attendono accesso 
 Ho autorizzato
 Ho negato accesso
Aree altri utenti
 Attendo accesso da...
 Sono autorizzato da... 
 Autorizzazioni negate 
Magazine
Registrazione richiesta
Per votare o inserire commenti è necessario registrarsi a Nirvam
La sindrome della principessa triste
Spesso, alcune giovani donne, pur essendo molto attraenti, hanno difficoltà nelle relazioni d’amore. Sono ragazze che, sebbene non rinneghino relazioni occasionali con l’altro sesso, non riescono a concedersi la possibilità di un incontro importante o che allontano nel tempo l’esperienza sessuale, anche dopo i trent’anni.

La sindrome della “principessa triste” tende a connotare, in modo metaforico e anche un po’ suggestivo, alcune difficoltà-relazionali/sessuali-che affliggono una certa categoria di donne. Richiamando alla mente la condizione infantile di quelle principesse imprigionate nella torre più alta del castello in attesa di essere salvate dal Principe Azzurro, tale condizione fa riferimento alla tendenza a congelare, per molti anni, il risveglio pulsionale tipico delle fasi adolescenziali, in attesa dell’incontro salvifico con colui che sarà in grado di offrire un amore devoto e totalizzante: proprio come succede alla “Bella Addormentata” che cade in un lungo sonno dopo aver perso il sangue con la puntura del fuso (metafora del menarca) e si risveglia solo grazie all’incontro risolutivo con il “bel principe salvatore”.

Link sponsorizzato

Per queste donne l’Amore degno di nota è qualcosa che si consuma nel desiderio stesso e, soprattutto, che non chiede nulla in cambio; si tratta di donne incapaci di abbracciare l’altro e di instaurare un dialogo profondo e autentico con se stesse. Prive di braccia e di calore, spesso investono molto nel loro aspetto esteriore e hanno difficoltà ad attivare un dialogo interiore con la propria sfera più intima. Il loro atteggiamento cela una radicata sfiducia nei confronti delle persone che si tramuta nella tendenza diffusa a mantenere una distanza di sicurezza nelle relazioni, non solo amorose, e all’incapacità di costruire rapporti fondati sullo scambio e sul confronto.

La torre-prigione impedisce alle “Principesse tristi” la conoscenza feconda dell’altro e la costruzione di un rapporto solido e duraturo. Così trascorrono il tempo ad osservare il mondo attraverso le grate, pensando all’Amore nei termini di un riscatto personale, meritato a prescindere da quanto siano disposte a fare per ricambiarlo. Una torre fatta di sogni infantili e di aspettative irrealistiche; una torre psicologica, dall’alto della quale sottopongono ogni uomo che ha l’ardire di scalare la vetta nel tentativo di salvarle. Chi accoglie il guanto della sfida, il più delle volte finisce per soccombere, perché ritenuto dalla “Principessa triste” non all’altezza del proprio valore; quelli più maturi affettivamente, invece, al persistere delle sue rimostranze, cedono il posto al pretendente successivo e fuggono a gambe levate. Solo colui che condivide problematiche relazionali simili alle sue, resta aggrappato alle grate, elemosinando in eterno la sua mano e giustificando l’inadeguatezza di cui viene accusato.

Il Principe ideale per questo tipo di donna è quello disponibile a restare impigliato nella ragnatela dell’eterno gioco seduttivo tessuto da colei che chiede amore e dedizione a senso unico e alle proprie condizioni; un uomo disposto a non essere mai “quello giusto”, a risultare sempre “troppo scontato e prevedibile”, a essere bersaglio di continue rimostranze e irriconoscenza.

L’insieme di difficoltà relazionali appena descritte affondano le proprie radici in fasi molto precoci dello sviluppo evolutivo che con tutta probabilità, non hanno consentito l’interiorizzazione di un adeguato modello femminile, né il superamento del cosiddetto conflitto edipico e che, per contenere l’angoscia che ne è derivata, hanno prodotto un uso eccessivo e smodato di alcuni particolari meccanismi di difesa: razionalizzazione, svalutazione dell’altro, intellettualizzazione, formazione reattiva, negazione.

Non è infrequente rintracciare nella storia clinica di queste donne la presenza di figure genitoriali iper-prottetive, esigenti; di frequente si tratta di donne che hanno avuto una madre ambivalente, incapace di tollerare sia la sessualità della figlia che l’amore filiale nei confronti del padre, alimentando la sua colpa inconscia rispetto all’intimità sessuale che accompagna il coinvolgimento affettivo con il maschile.

Queste donne sono accumunate dall’attivazione di una severa difesa alla possibilità di un rapporto affettivo ed emotivo con l’altro sesso. Il paradosso è che la cosa che desiderano di più è anche quella che le spaventa. L’assenza del rapporto con l’uomo è avvertita come la causa ultima dell’insoddisfazione e del senso di vuoto, ma la realizzazione di un incontro è evitata con ogni mezzo ed agito.

Esse svalutano gli uomini che le corteggiano, non sembrano mai abbastanza interessanti o attraenti. La svalutazione dell’uomo sembra collegata all’immagine che queste donne hanno di se stesse, ossia non reputandosi abbastanza principesse da poter interessare un vero uomo, considerano ogni maschio che le corteggia come poco appetibile.

Spesso proprio per questo cercano un partner già impegnato, magari più giovane o straniero o in procinto di allontanarsi. Anche moltiplicando gli incontri sessuali, questi non lasciano tracce, la principessa resta sola e incompresa, dimenticata dal principe ideale. Se l’attesa si protrae nel tempo, aumenta l’infelicità ed il sentimento di sconfitta e di amarezza profonda, questo a prescindere dal successo professionale e personale in altri campi.

Un altro tratto comune tra queste donne è la ricerca del “bel tenebroso”, ossia di un uomo sfuggente, concentrato su di sé e i propri interessi, propenso ad una storia sessuale. Il paradosso è che se “il bel tenebroso” si lascia avvicinare sul piano affettivo, viene immediatamente degradato a semplice uomo perdendo gran parte del fascino ed attrattiva.

La principessa-triste è prigioniera di una fitta ragnatela, apparentemente senza via di uscita, di cui è lei stessa la principale artefice e vittima. L’esperienza infantile è stata carente, si rifugiano nei sogni romantici ad occhi aperti che, come scrive lo psicanalista Bollas in “Isteria”, sostituiscono i contenuti erotici rimossi o dissociati, allontanano le tematiche sessuali per cercare di avvicinarsi ad un elevato ideale del Sé, un po’ come avviene nella trama dei romanzi rosa o in modo più attuale, in molte storie delle fiction televisive.

Come poter aiutare le principesse-tristi? Il primo passaggio è una diagnosi differenziale tra struttura di personalità prevalentemente narcisistica o isterica. Si tratta di pazienti molto diverse tra loro in quanto nel caso della patologia narcisistica, è proprio il riconoscimento di un oggetto intero separato e visto in modo realistico ad essere carente o distorto, invece la paziente nevrotica ha raggiunto la persistenza dell’oggetto, la difficoltà è legata alla colpa edipica.

Comune ai due gruppi clinici è però una certa idea della femminilità e del ruolo della donna. Freud, nell’identificare le origini psichiche dell’isteria, è partito da una scoperta essenziale che non sempre viene evidenziata, ossia anche le donne, non solo gli uomini, hanno una libido che se non trova una via di soddisfazione nella realtà, si ritorce contro la persona che inizia a soffrire di sintomi che rappresentano il compromesso tra la libido stessa e la difesa.

Le principesse-tristi restano in attesa, anche se apparentemente attive, sono arroccate nella loro torre solitaria, è sempre il principe che le deve raggiungere e coinvolgere nell’amore e nell’eros.

E’ difficile però credere alla storia che il principe quando arriva ci libera. Ciò che è importante è la creazione di una complicità emotiva fondamentale in un rapporto di coppia. Purtroppo la mancanza di sapersi abbandonare all’altro, porta le principesse tristi a pagare un prezzo elevato: quello della felicità. Perché, il rimanere in attesa che qualcuno le salvi le condurrà in direzione di inevitabili aspettative disattese. In verità, credo che non esisterà e non basterà un principe azzurro, se ciò che desideriamo non incontra, nella realtà il desiderio dell’altro.



 Commenti (2)
Accedi o Registrati per inserire commenti e valutazioni.
  1. angelogrrr, Catania (Sicilia)
    Credo che questa stessa relazione si può applicare anche al "bel tenebroso" che in fondo sono persone introverse.
  2. stanfix, Torino (Piemonte)
    Perché non un articolo sui matrimoni bianchi, mai consumati, sull'accettazione dell'uomo di queste donne che hanno paura della penetrazione? mai state penetrate eppure cercano l'uomo anche con dissoluzione della sacra Rota? la gelosia di queste donne pur trattandosi l'uomo a masturbarsi fuori casa, non certo in sua presenza,?


Consigli utili Condizioni d'uso Privacy policy Cookie policy Contattaci