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Come funziona il ricatto emotivo
Scopriamo come riconoscere il ricatto emotivo partendo dalle sue fasi, che il manipolatore tende a ripetere sempre uguali nel tempo.

Il ricatto emotivo è la strategia che alcune persone adottano per dominare le altre e si manifesta soprattutto all’interno di relazioni forti come quelle familiari o amorose. Il ricattatore emotivo, infatti, sfrutta l’intensa connessione sentimentale che lega l’altra persona a lui con il fine di  manipolarla. 

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Le tipologie di ricatto emotivo possibili sono infinite, anche se di solito il manipolatore gioca su sensazioni intense come la paura e il senso di colpa, oppure su questioni morali profonde. 

Il ricatto emotivo è una tecnica complessa che procede per fasi: 

  • La richiesta 

Il ricatto emotivo comincia sempre con una richiesta che ha piuttosto, come vedremo, i caratteri della pretesa. Questa richiesta non è sempre esplicita: ad esempio un manipolatore, per farti capire che non vuole che tu frequenti certe persone, piuttosto che dirlo esplicitamente tenderà a mettere il muso ogni volta che uscirai con loro. A volte, le pretese del manipolatore sono addirittura mascherate da cura nei tuoi confronti: continuando con l’esempio di prima, ti sentirai dire che frequentare certe persone non ti fa bene e che dovresti lasciarle perdere per guadagnarne in salute e felicità. Il fine del manipolatore però, come potrai immaginare, è sempre e solo di utilità personale. 

  • La pressione dopo la resistenza 

Perché si attui il ricatto emotivo, è necessario che la “vittima” dica di no, non esaudendo la richiesta del manipolatore. Allora lui, per ottenere il suo obiettivo, inizierà ad attuare una pressione sempre maggiore. Il manipolatore mira ad avere il pieno controllo sull’altra persona e non sarà soddisfatto finché non lo otterrà, perciò non saranno i “no” a fermarlo. 

  • La minaccia 

Ogni tipo di ricatto prevede una minaccia più o meno velata. Nel caso di ricatto emotivo, le minacce possono essere dirette (“me ne vado”) o prendere una forma più subdola (“visto che tu non mi dai ciò di cui ho bisogno, mi toccherà chiedere a qualcun altro”). L’intento è stimolare nell’interlocutore la paura oppure il senso di colpa. 

  • La conformità 

Gli psicologi utilizzano questo termine per indicare quella estenuante fase del ricatto emotivo durante la quale la vittima si sottomette e inizia ad accondiscendere a tutte le richieste del manipolatore. Spesso, la vittima si autoconvince di avere qualcosa di sbagliato e inizia ad autosabotarsi, negando i propri desideri e annullandosi nel rapporto. 

  • La ripetizione 

I ricattatori emotivi vogliono conquistare una posizione di potere all’interno della relazione e, per questo, non si limitano a singoli ricatti ma ripetono l’atteggiamento manipolatorio ogni volta che la loro vittima dice no a una loro richiesta. I comportamenti emotivamente abusanti, insomma, vengono ripetuti nel tempo finché tanto la vittima quanto il manipolatore non iniziano a considerarli normali. 

Considerare attentamente la reazione del proprio partner o familiare ad ogni “no” che gli rivolgete può essere utile per riconoscere la presenza di un ricatto di tipo emotivo. Non sono solo le fasi che abbiamo elencato ad essere utili come riferimento, ma anche un’analisi dei sentimenti che provate in quei momenti. Qualunque sia la tattica che il manipolatore utilizza, se ogni “no” a lui rivolto vi provoca in cambio una strana angoscia, una paura e un senso di colpa costanti che non trovano riscontro nei rapporti con il resto delle persone della vostra vita, è molto probabile che siate di fronte a un manipolatore affettivo.



 Commenti (2)
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  1. fabry931, Firenze (Toscana)
    io credo sia proprio cosi
  2. starrrrrre, Brindisi (Puglia)
    MS nn credo sia proprio cosi


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