Spesso, parlare di conciliazione dei tempi di vita privata e lavoro riporta all’idea del lavoro femminile. In realtà, questa necessità non è solo ad appannaggio delle donne ma riguarda anche coloro che devono accudire un proprio familiare bisognoso di particolari cure (caregiver). Quali sono le normative di riferimento e quali strategie possono garantire maggiori tutele tutelare fra i tempi di vita e di lavoro?
Sull’aspetto della genitorialità, il Testo Unico (D. Lgs. 151/2001) rappresenta la normativa di riferimento in materia di tutela della maternità e paternità e di conciliazione tra i tempi di vita e di lavoro. Il Testo è stato oggetto di un aggiornamento costante per cercare di garantire sempre maggiori tutele. Le istituzioni hanno cercato negli anni di trovare risposte adeguate, non solo a livello normativo, ma anche culturale.
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Lo sviluppo di politiche per la conciliazione dei tempi di vita e lavoro è infatti un percorso graduale nel tempo, soggetto ad un’evoluzione costante. L’ultimo intervento sistematico in ordine di tempo è quello del Jobs Act, con il Decreto Legislativo 80/2015, dove sono ulteriormente ampliate le tutele per i genitori ma anche per i soggetti che necessitano di maggiore attenzione come le vittime di genere e i malati con patologie degenerative. L’obiettivo è quello di arrivare ad un’universalizzazione delle tutele - senza distinzione tra lavoratori dipendenti e non – e favorire la diffusione di forme di flessibilità nelle aziende.
Sul primo punto, la norma interviene prevedendo maggiori tutele per le lavoratrici autonome o parasubordinate nonché per i genitori affidatari o adottivi (ulteriormente ampliate con la Legge n.81/2017). Mentre sul secondo aspetto legato all’organizzazione aziendale, sono previsti appositi incentivi, normativi e contributivi, per le aziende che adottino modelli di telelavoro o altre soluzioni innovative per conciliare i tempi di vita e lavoro dei propri dipendenti.
In precedenza, con la Legge 92/2012 erano state introdotte delle novità normative sulla genitorialità in generale e sul lavoro delle donne, prevedendo in via sperimentale il congedo obbligatorio e facoltativo del padre, oltre a contributi economici alla madre per favorirne il rientro nel mondo del lavoro.
Per i nati, adottati o affidati dal 1° gennaio 2016, è stato introdotto un contributo per il pagamento di rette per la frequenza di asili nido pubblici e privati e di forme di assistenza domiciliare in favore di bambini con meno di tre anni affetti da gravi patologie croniche. La disposizione sperimentale è stata confermata, elevando l'importo a 1.500 euro annui, anche per il 2019, 2020 e 2021 nella Legge n.145/2018.
Dal 2012, è stato poi introdotto anche, il congedo obbligatorio e facoltativo per i papà. La misura è stata prorogata negli anni successivi. Per il 2019, con la Legge di Bilancio (Legge n.145/2018), è stato previsto che il padre lavoratore dipendente abbia a diritto a cinque giorni ai quali, a determinate condizioni, se ne potrà aggiungere un sesto che verrà detratto da quelli previsti per le mamme.
Altre modifiche erano state introdotte dal Decreto-sviluppo bis (D.L. 179/2012, convertito in Legge 221/2012) che ha semplificato la gestione operativa dei certificati medici per l'assenza del lavoratore a causa di malattia del figlio. Il certificato medico del lavoratore del settore pubblico e del settore privato sarà inviato per via telematica all'INPS direttamente dal medico che ha in cura il minore. Il Decreto Legge 216/2012 confluito nella Legge di stabilità 2013 (Legge 228/2012) ha previsto che anche le pescatrici autonome della piccola pesca marittima possano usufruire delle disposizioni per la tutela della maternità rivolte alle lavoratrici autonome.
Come hanno riportato alcuni media, le neomamme che si sono licenziate sono state più di 25 mila. La ragione principale sono le grandi difficoltà che incontrano le donne nel riuscire a lavorare e prendersi cura dei propri figli contemporaneamente. Tra i costi alti dei nidi, gli stipendi bassi e i nonni spesso ancora al lavoro diventa difficile la gestione del tempo per le neomamme.
La prima strategia a cui le famiglie ricorrono per far fronte a queste problematiche è la rinuncia al lavoro delle donne, che può prendere la forma sia di una rinuncia dopo la maternità sia ad un ricorso al part-time. Si tratta di una scelta con indubbi costi a livello personale e professionale.
Abbiamo quindi individuato alcune possibili strategie differenti per conciliare la vita famigliare, di mamme e papà, con quella lavorativa, così da non sentirsi costrette a lasciare il lavoro.
Strategia famigliare e reti sociali: una possibilità è quella del ricorso alla rete parentale, o meglio ai nonni. Una strategia, però, sempre meno sostenibile in futuro dato l’invecchiamento della popolazione, l’aumento dell’età media delle madri e l’allungamento della vita lavorativa dei nonni.
Esiste una strategia alternativa, per chi non può avvalersi dell’aiuto dei nonni: il ricorso alle reti sociali. Le reti sociali possono essere costituite da amici, colleghi, famigliari o da altre famiglie. Proprio per favorirne la nascita, in Italia, sono stati creati alcuni progetti come “Ri-conciliamoci con il lavoro” del Comune di Napoli o “ConciliaMilano” del Comune di Milano, entrambi progetti che promuovono lo sviluppo di politiche di conciliazione vita-lavoro. Oltre queste vi sono le reti sociali nate sui social media, dove alcuni esempi sono: “Smamme” a Roma, il “Family Mix” a Genova a “With and Within”, tutte reti sociali per scambiare servizi di babysitting, aiuto alla genitorialità o per la promozione lavorativa delle neomamme.
Strategie pubbliche ed asili: un esempio di servizio importante per le famiglie ma tuttavia ancora insufficiente come offerta quantitativa è la disponibilità di posti negli asili nido. È importante sottolineare come la disparità nella disponibilità di servizi per la prima infanzia sul territorio sia strettamente legata allo status delle donne: c’è una correlazione positiva tra il tasso d’occupazione femminile, la percentuale di donne nelle amministrazioni comunali, e la percentuale di presa in carico dei bambini in fascia 0-3 anni. Questo dato dimostra non solo che le donne nei governi locali possono fare la differenza ma anche come i servizi di conciliazione svolgano un ruolo fondamentale per il benessere delle famiglie. Nella fascia d’età 4-5 anni l’Italia si posiziona al di sopra della media europea con il 96,8% dei bambini partecipanti la scuola dell’infanzia. Per quanto riguarda le altre fasce d’età è bene ricordare che all’aumentare dell’età dei figli diminuiscono le esigenze di conciliazione e aumenta la possibilità per i bambini e gli adolescenti di usufruire di attività extracurriculari.
Strategia del congedo famigliare: Indubbiamente i congedi di maternità ed i congedi parentali sono gli istituti che più di tutti hanno un rilevante effetto positivo sul benessere delle famiglie favorendo il rientro delle mamme al lavoro. Tra questi il congedo di maternità obbligatoria e il congedo parentale, che include anche i padri. Infine, il congedo di paternità obbligatorio, introdotto con la legge “Fornero” e modificato nel 2016 prevede due giorni di congedo obbligatorio, più due giorni di congedo facoltativo retribuiti al 100% dello stipendio, da utilizzare entro i primi 5 mesi di vita del figlio/a. Secondo il report “State of the World’s Fathers”, un maggior coinvolgimento dei padri nella cura dei figli è fondamentale per il benessere dell’intera famiglia e il supporto alla vita lavorativa della donna.
Strategie aziendali: sempre più aziende mostrano una maggiore attenzione al benessere dei propri dipendenti. I benefici di un sistema di welfare aziendale sono molteplici, tra questi vi è la riduzione dei costi per assenteismo e turnover dei dipendenti. Oltre ai benefici economici ci sono benefici riguardanti la maggiore motivazione e all’attaccamento dei lavoratori e delle lavoratrici all’azienda. Sta sempre più prendendo piede, ad esempio, lo Smart Working, una modalità che permette a lavoratori e lavoratrici una maggiore autonomia e flessibilità nei tempi e spazi per il proprio lavoro. Uno dei principali fattori che influenzano la possibilità per le mamme di lavorare deve essere la possibilità di trovare un equilibrio soddisfacente tra vita personale e vita lavorativa e queste sono solo alcune delle proposte per migliorare il welfare in supporto delle neomamme.