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Perdonare vs tornare a fidarsi: non sono la stessa cosa!
Il perdono e la fiducia sono processi diversi. Non è detto che, solo perché abbiamo perdonato, tutto debba tornare come prima.

Spesso si pensa (o meglio, si pretende) che una volta concesso il perdono tutto possa tornare come prima. Un passo indietro nel tempo, una cancellazione totale dell’offesa, un abbandono del risentimento e un ritorno alla fiducia. Ecco una parola chiave importante: fiducia. Chi ha subito un danno sa bene che è possibile perdonare senza però tornare a confidare nell’altro.

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Chi chiede scusa tende ad aspettarsi che la sua colpa sia cancellata e che l’altro torni a rapportarsi esattamente come prima. Ma non è così, ed è anche la scienza psicologica a confermarlo. Perdonare, per definizione, significa scegliere (deliberatamente!) di abbandonare la rabbia e il risentimento, ma fidarsi significa essere certi che l’altro non si comporterà (più) male.

Perdono e fiducia implicano processi psicologici diversi.

Il perdono è un processo intrapersonale. Riguarda, quindi, la nostra capacità di riprenderci dopo un’offesa, sostituendo i sentimenti negativi con sentimenti neutri o perfino positivi. Si tratta di un processo di liberazione interiore che si può attuare indipendentemente dall’altra persona, quindi anche se questa non cambia.

La fiducia è, invece, il risultato di un processo interpersonale. Dipende, infatti, dalle azioni dell’altra persona. Si può perdonare qualcuno che si pente, ma anche qualcuno che non si pente. Tornare a fidarsi, invece, ha come presupposto che l’altra persona si renda conto di ciò che ha fatto e si impegni per rimediare. Il processo non si attua in giorni, ma richiede una costanza da parte dell’offensore. Questi deve cambiare il suo atteggiamento nel tempo, per settimane, mesi e anni.

La scienza conferma che il perdono ha effetti benefici su chi lo attua, ma la pratica suggerisce che per rimarginare la ferita non è necessario mantenere un rapporto con l’offensore. Il perdono, infatti, allevia il dolore, ma non convalida il comportamento dell’altra persona. Per fare un esempio estremo, si può perdonare un assassino che ha ucciso un nostro caro, ma sempre assassino rimane. Per calarci più nella nostra realtà, possiamo perdonare chi ci ha traditi, ma senza giustificare il tradimento. La scelta di interrompere una relazione è legittima a questo punto.

È certamente possibile tornare a fidarsi di un offensore, ma questi deve dimostrare di esserne degno con comportamenti fondamentali:

  • Ammissione della propria colpa
  • Trasparenza
  • Rispetto dei limiti e accettazione del risentimento di chi è stato offeso
  • Compimento di azioni riparatrici
  • Costanza del buon comportamento

Spesso sono le pressioni esterne a spingere verso un perdono che integri anche la fiducia. Ma ridare fiducia in modo affrettato può essere dannoso, portando a ripetuti cicli di delusione. È necessario proteggersi da questo, concedendosi di dosare la propria fiducia e darla solo a chi la merita davvero.

Parole, non fatti: chi ci ha offeso deve dimostrare di essere di nuovo degno della nostra fiducia. Se non lo è, può restare solo il perdono, ma c’è tutto il diritto di interrompere un rapporto ormai tossico.



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