Parliamo della "sindrome della felicità rinviata" e di quanto sia importante godere oggi, non solo in un generico domani.
Quella che alcuni chiamano "sindrome della felicità rinviata" non è una malattia o un problema psicologico ma è un atteggiamento particolare nei confronti del tempo. Un esempio che ci viene in mente: lavorare tutto il giorno in modo estremamente duro per riposarsi domani; accontentarsi oggi pensando che domani si avrà per forza di più, ecc.
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Si tratta di un atteggiamento del tutto comprensibile, che ci viene dalla mentalità dei nostri nonni, i quali in questo modo sono riusciti a elevare il loro status sociale da situazioni di povertà anche estrema.
Ma se, in senso strettamente economico, rinviare il godimento può essere una idea vincente, forse in senso psicologico dobbiamo fare un passo indietro e mettere in discussione il concetto.
Ho conosciuto persone che hanno continuato a fare per dieci, vent'anni un lavoro che a loro non piaceva per paura di cambiarlo e scegliere la carriera che volevano; persone che sono rimaste dove stavano, magari in compagnia di una persona che le faceva soffrire, per paura di trovare qualcuno che facesse loro davvero battere il cuore.
E allora, questa ossessione per la sicurezza e per il risparmio ereditata dai nostri padri e nonni non cela forse, anche, un potenziale inganno? Le motivazioni sono sempre pratiche o sono, in parte, interiori?
Se hai la "sindrome della felicità rinviata" cerchi sempre qualcosa di meglio e non hai la capacità di accontentarti di ciò che possiedi; non si tratta quindi di essere soddisfatti con poco, ma proprio del contrario: si resta dove si è, ma ci si sente insoddisfatti.
Corollario di questo approccio al tempo è il risparmio continuo, non solo di soldi (che costituiscono la principale ossessione) ma anche di momenti vitali. È la paura del fallimento a far da padrone e a bloccare ogni iniziativa.
Come reagire a questo atteggiamento distorto? Per prima cosa, è importante concentrarsi sulla felicità al presente, quella cioè che si possiede già oggi. Tutti abbiamo, nella nostra vita, almeno una cosa che ci renda soddisfatti ed è proprio l'individuazione di quest'ultima a essere un potenziale punto di partenza.
Chi ha la "sindrome della felicità rinviata" tende, infatti, a evitare di fare ciò che lo fa sentire bene, preferendo gettarsi in una spirale continua di obblighi e doveri. Trovare ciò che, in mezzo alla selva delle costrizioni, è un'isola di puro piacere e darle lo spazio che merita è una vera rivoluzione: la felicità può essere oggi, non smettendo di essere anche domani.
Un secondo consiglio consiste nel creare una scala delle priorità. Stabilisci, aiutandoti anche con la scrittura, un elenco delle priorità della tua vita. Spesso le persone che rimandano la felicità prestano più ascolto a ciò che è urgente, a discapito di ciò che è importante. Rimettere al proprio posto ciò che più di tutto ci interessa e ci fa sentire vivi può aiutare a uscire dalla spirale dei tristi doveri e a reindirizzare la propria vita.
Non vedete tutto questo come una questione di soldi, anche se i soldi centrano molto. Quella particolare avarizia che è data dalla paura della povertà tocca tutti gli aspetti della vita, e non solo il portafoglio. La paura che avete, se continuate a rimandare la felicità, è divenire poveri di amore, poveri di tempo, poveri di godimento. Il che è esattamente ciò che rischiate di ottenere, se non rimettete al primo posto la vita a discapito del lavoro.