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L'arte di interpretare i silenzi
A volte il silenzio spaventa e si sente il bisogno impellente di fare e dire per allontanare questo horror vacui. Ma i silenzi comunicano sempre qualcosa ed è importante saperli ascoltare.

Le parole sono a modo loro rassicuranti: un dialogo continuo, che non cade mai, viene a volte percepito come stancante ma allo stesso modo mantiene sereni. Quante volte avete sentito parlare di comunicazione all'interno della coppia? Milioni, certamente. Eppure la componente verbale è solo una piccola parte del processo comunicativo, che continua anche nel silenzio.

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Anche se ci hanno trasmesso l'idea che la mancanza di dialogo voglia dire assenza di comunicazione, sappiamo che molte persone non si affidano così spesso alle parole. Tutti conosciamo almeno una persona che, nonostante sia molto silenziosa, ci dona il piacere della sua presenza attraverso una partecipazione attiva alla nostra vita.

Se siamo ben sintonizzati con l'altra persona, il silenzio diventa un canale comunicativo come un altro; è quando non lo siamo, che tendiamo a riempire il vuoto di parole con le nostre paure e con le nostre fantasie.

A volte siamo di fronte a situazioni nelle quali desideriamo fortemente che l'altra persona si esprima a parole e vedendola reticente ci facciamo prendere dall'ansia. Occorre provare a capire perché colui con il quale parliamo è silenzioso per sapere come reagire al meglio.

A volte i silenzi esprimono non conflitto, ma semplicemente confusione. Se poniamo una domanda e l'altro non ha una risposta, potrebbe evitare di reagire e rimanere in silenzio. Attenzione: spesso questo atteggiamento denota e provoca insicurezza e ambiguità.

Altri silenzi, come quelli che prevedono la mancata risposta a una conversazione, denotano una intenzione di rifiuto; il messaggio che questa assenza di parole vuole trasmettere può essere proprio quel che temete: la persona non è interessata a dialogare con voi e desidera interrompere i contatti con questo mezzo.

Ci sono però altri silenzi, soprattutto nel corso di dialoghi vis-à-vis, che esprimono invece una profonda vicinanza che va ben oltre la capacità di espressione volontaria. Non potete mai evitare, analizzando questi momenti, di interpretare i segnali non verbali che vengono dai muscoli facciali e dalla postura dell'altro, e soprattutto di sentire profondamente che cosa questo contatto non verbale provoca in voi.

Gli animali, a differenza nostra, hanno un linguaggio del corpo chiarissimo e iper-codificato; anche noi lo possediamo ma abbiamo perso in parte, almeno all'interno della civiltà occidentale, la capacità di interpretarlo. Se siamo persone tendenzialmente chiacchierone o con buone abilità linguistiche, potremmo illuderci che parlare sia la cosa più facile e più efficace del mondo, invece non è sempre così. I nodi emotivi più forti, anzi, sono tendenzialmente inesprimibili a parole, e quando si tenta di farlo si dicono spesso frasi deviate che vanno a loro volta interpretate ben al di là della loro veste letterale.

D'altra parte, la persona silenziosa acquista sempre una certa superiorità sulla persona che vorrebbe parlare, tenendola talvolta sotto scacco con questo metodo. Per questo dovete sapere che non potete forzare qualcuno a dialogare verbalmente, ma che nemmeno l'altro potrà evitare del tutto il dialogo, a meno che non stia usando il silenzio per allontanarvi.

Silenziosi o chiacchieroni, il rispetto passa sempre dal mettersi alla pari con l'altro esercitando l'empatia per facilitare in ogni modo la comunicazione.



 Commenti (2)
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  1. topogigio2, Latina (Lazio)
    Il silenzio ad oltranza è alquanto irritante, puzza di superiorità e di arroganza!!
  2. ricdibla98, Cagliari (Sardegna)
    Ho capito il silenzio però non rispondere per settimane è un po' brutto


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