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Veganismo e ambientalismo: non sempre vanno d’accordo
Chi segue una dieta vegana e ha a cuore l’ambiente dovrebbe fare attenzione alle conseguenze che la produzione massiccia di cibi vegetali industriali può arrecare alla biodiversità.

Veganismo e ambientalismo: due etiche di vita che sembrano strettamente collegate, ma non sempre lo sono. A differenza dei vegetariani, i quali possono abbracciare questa scelta alimentare per ragioni anche molto diverse, i vegani diventano sempre tali in virtù di una spiccata attenzione per gli animali e l’ambiente. Va da sé che, oltre a porsi contro l’industria degli allevamenti, della pelle e del cuoio, del miele e di ogni prodotto cosmetico animale, i vegani siano anche concentrati sulla protezione della biodiversità e delle foreste. 

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Siamo abituati a sentir dire che l’industria della carne inquina, e molto: secondo l’ONU, l’allevamento produce circa il 15% delle emissioni inquinanti totali. Al contrario, sentiamo spesso affermare che la produzione di alimenti vegetali “pesi” molto meno in fatto di emissioni energetiche. Ebbene, non è sempre così. 

Alcuni prodotti “principi” della dieta vegana impattano negativamente sull’ecosistema. Ad affermare questa tesi sono diversi libri ed articoli, da Il mito vegetariano di Lierre Keith a Perché non c’è nulla di etico nella vita di un vegano, articolo apparso su The Vision a firma di Matteo Leonardon. 

Vediamo quali sono, secondo autori, giornalisti e studiosi, gli alimenti vegetali meno etici (e perché): 

  • Quinoa 

La quinoa è uno degli ingredienti più amati dai vegani, perché è leggera ma ricca di nutrienti e può essere impiegata in tantissime ricette. Questo “superfood” ricco di proteine proviene dal Centro America, e in particolare da nazioni come il Perù e la Bolivia, dove un quinto della popolazione vive in uno stato di povertà assoluta. Data l’elevata domanda di quinoa da parte dei Paesi occidentali, la dieta tradizionale dei popoli locali è stata costretta a variare – essendo il cereale troppo costoso e prezioso per essere consumato da chi lo produce. La necessità di esportare sempre più quinoa ha aumentato in modo considerevole il processo di deforestazione e ha impattato sulla diversità delle colture. 

  • Anacardi 

Gli anacardi sono un ingrediente la cui produzione non è particolarmente dannosa per l’ambiente – a parte il consueto fenomeno della monocoltura, sempre dannosa per la biodiversità – ma sarebbero, secondo molti osservatori, particolarmente poco etici dal punto di vista del lavoro umano. Infatti questa varietà di frutta secca viene coltivata principalmente in Vietnam e in India e viene raccolta e lavorata da operai-schiavi costretti a condizioni di vita e di lavoro terribili. Gli anacardi sono utilizzatissimi nelle diete vegane, essendo la base principale di tutti i prodotti che ricordano, per sapore e consistenza, il formaggio. 

  • Mandorle 

Le mandorle sono un prodotto tradizionale del Mediterraneo, ma l’aumento della domanda a causa delle diete senza carne ha portato alla necessità di importarle dall’estero, in particolare dalla California (USA). In quel territorio, la grande quantità di mandorli messi a coltura ha impattato negativamente sulle risorse idriche disponibili. Per produrre una sola mandorla occorrono infatti ben quattro litri d’acqua. La siccità causata dall’eccessiva produzione di mandorle in California ha portato alla morte di migliaia di animali. Ecco i tanti problemi ambientali che le monocolture comportano. 

  • Avocado 

L’avocado è un alimento comunissimo nei menù vegani ma è usato e abusato anche dagli onnivori (si pensi soltanto a quanto ne consumano ogni giorno le migliaia di ristoranti giapponesi sparsi per la nostra penisola). Purtroppo, non è affatto un cibo etico. Come le mandorle, anche l’avocado richiede moltissima acqua per giungere a maturazione e la sua produzione a livelli industriali causa, nei paesi del Centro America, ripetute crisi idriche oltre che l’abbattimento di circa 700 ettari di foresta l’anno. Siccità e deforestazione portano a un aumento delle emissioni di Co2, alla distruzione degli habitat e alla morte di moltissimi animali selvatici. 

In definitiva, potremmo dire che la dieta vegana, come afferma Leonardon, “non ha nulla di etico”? Trarre questa conclusione sarebbe sbagliato. Essere vegano significa astenersi dal consumo di prodotti di origine animale, ma non significa necessariamente consumare prodotti poco etici come quelli che abbiamo menzionato. Se è vero che praticare un veganismo etico basato su prodotti a chilometro zero o quantomeno di origine europea è molto difficile, non è però impossibile. Cercare di orientarsi su prodotti sostenibili dovrebbe essere una responsabilità individuale comune sia ai vegani e ai vegetariani sia agli onnivori.



 Commenti (1)
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  1. behumane, Milano (Lombardia)
    Monoculture sono praticamente obbligate nella produzione industriale finalizzata all'allevamento o alla tavola. Il tema è mangiare a chilometro zero, questo è possibile. Vegano per 10 anni: legumi, verdure e cereali largamente utilizzati nella dieta mediterranea


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