| |  | ➤ Registrazione richiesta Per votare o inserire commenti è necessario registrarsi a Nirvam Ogni tanto buttare le cose che non servono più fa bene. Ma qualcuno fatica a farlo. Parliamo degli accumulatori seriali e delle ragioni per cui non butterebbero mai niente! In molte località una tradizione di Capodanno, ormai perduta, consisteva nel buttare via alcuni oggetti ormai vecchi, in modo da poter fare spazio ai nuovi: una metafora chiara della volontà di liberarsi del passato cominciando al meglio l'anno nuovo.
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Fare spazio fa molto bene, in effetti, sia alla nostra casa (minacciata continuamente dal caos e dalla polvere) sia alla nostra mente, che potrebbe sentirsi più "libera" ad accogliere le novità e più rilassata nella gioia di avere finalmente fatto ordine.
Ma c'è qualcuno che non la pensa così; o meglio, forse lo pensa anche, ma di fatto non riesce a staccarsi da nulla, neanche da quel maglione sdrucito che ci si ostina a tenere nell'armadio.
Avete capito: parliamo degli accumulatori seriali. Per loro, l'idea di dover buttare una cosa qualsiasi non si associa all'idea di liberazione, ma piuttosto a vere e proprie sensazioni di ansia e stress.
Quali sono le motivazioni principali degli accumulatori?
- Economiche: certo, buttare una cosa per cui ci si ricorda di aver speso molti soldi può essere talmente frustrante da indurre a mantenerla, anche se ormai quasi inservibile o fuori moda.
- Comunitarie: "a me questo oggetto non serve, ma se un domani mio figlio, mio padre o un mio amico ne avesse bisogno?". Il riciclo è una pratica lodevole e da incoraggiare, tuttavia è improbabile che, se un oggetto giace impolverato da anni, sarà davvero utile al momento opportuno; oltre ai classici mercatini di beneficenza, in molte grandi e piccole città italiane sono attivi gruppi facebook dedicati al regalo e al riciclo che puntano proprio a rimettere in circolo oggetti inservibili per il proprietario, ma utili per qualcun altro. In questo modo si produce un beneficio alla comunità e si frenano i rimorsi di coscienza legati allo spreco: anche se un vero accumulatore seriale difficilmente mi darà ragione.
- Tattiche: simili a quanto detto poco sopra, ma legate al proprio utilizzo personale. Su questo, sospendiamo il giudizio e magari diamoci mesi-limite o anni-limite oltre i quali fare davvero piazza pulita.
- Sentimentali: ragioni indiscutibili e inossidabili. A patto che non si arrivi alla follia di conservare la sabbia della spiaggia alla quale si è stati l'estate prima, questo è il principale e più valido motivo per non disfarsi di un oggetto. I ricordi, però, devono pur sempre avere il loro spazio (fisico e mentale) e mai e poi mai devono diventare ragione di fastidi o tormenti. I migliori ricordi li abbiamo dentro, insomma, e tanto basta. Devo dire però che se mio padre non avesse conservato ogni singolo disegno della mia infanzia, col senno del poi, proverei dispiacere.
Diamo infine un ultimo tocco, per così dire, sociologico. La scrittrice giapponese Nagisa Tatsumi affronta il tema dell'accumulo in un bel libro chiamato "L'arte di buttare". Il libro analizza le cause per le quali le persone faticano a buttare gli oggetti secondo una prospettiva allargata, sociologica appunto, legata all'economia del consumo. L'autrice fornisce anche una serie di consigli sull'arte di liberarsi di ciò che non serve: in Giappone, il riordino è una disciplina talmente seria da essere insegnata nelle università (Tatsumi è la massima esperta nazionale di riordino). La religione dell'ordine, contraria evidentemente all'ossessione per l'accumulo, è considerata nel paese nipponico una vera e propria fonte di liberazione interiore.
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