Secondo gli studi del professor Richard Stephens, imprecare aumenta le prestazioni fisiche e mentali (peccato che non possiamo mai farlo).
Secondo le ostetriche, sono tantissime le donne a cui capita di imprecare in sala parto. In quel momento di forte sofferenza il cervello arcaico prende il sopravvento sulla neocorteccia permettendo alla donna di urlare, gemere o esprimersi liberamente, a volte con parolacce, per gestire il dolore e le contrazioni. Questa reazione, che spesso si osserva in donne anche molto timide ed educate, può essere un po’ disorientante per i mariti che assistono al parto.
Link sponsorizzato
Uno di questi mariti sbalorditi è stato il professore universitario britannico Richard Stephens. Osservando sua moglie durante il travaglio è rimasto davvero colpito e ha iniziato a interrogarsi sul motivo. Come mai la creatura così composta che aveva accanto si era comportata così? E come mai lo facevano tante altre donne? Cercando ovunque dei supporti bibliografici non ha trovato nulla. E allora gli è venuta un’idea: coinvolgere il suo dipartimento di psicologia in una serie di ricerche sul rapporto tra parolacce e dolore.
Uno di questi esperimenti ha coinvolto 182 volontari, con un’età media di 26 anni. È stato chiesto a tutti di assumere una posizione che richiedeva uno sforzo delle braccia e di resistere più a lungo possibile. I volontari sono stati incoraggiati a urlare delle parole per aiutarsi a sostenere lo sforzo. In un primo momento, era permesso loro di pronunciare parole neutre (ad esempio potevano gridare “tavolo” o “coniglio”), mentre in una seconda sessione potevano sfogarsi con delle parolacce. Il risultato? Chi imprecava durante lo sforzo resisteva in media 2,6 secondi in più, uno scarto del 10%. Sembra poco, ma significa molto.
Lo stesso professor Stephens ha compiuto altri esperimenti. In uno di questi dei volontari erano incoraggiati a imprecare mentre pedalavano su una cyclette: le loro parolacce, stando ai risultati, aumentavano la forza fisica dell’8%. In un’altra ricerca delle persone erano invitate a immergere le mani in una bacinella d’acqua gelata e a resistere il più possibile: dire parolacce permetteva loro di tenere le mani sott’acqua il 30% del tempo in più.
Il professore sostiene che imprecare sia una sorta di doping naturale e abbia anche funzioni antidolorifiche. Inoltre, dire parolacce porta a una certa disinibizione, la quale consente a sua volta di incrementare la prestazione. Se imprechiamo spostiamo l’attenzione dal compito impegnativo e riduciamo i pensieri autocritici, assumendo un atteggiamento di maggior fiducia in noi stessi. Secondo Stephens, il “potere benefico” delle parolacce non si applicherebbe solo allo sforzo fisico ma aiuterebbe anche con le prestazioni mentali, ad esempio di lavoro o studio.
Questi risultati sono davvero sorprendenti: ora sappiamo perché si dice “bestemmiare come uno scaricatore di porto”, espressione che è entrata nell’uso riferendosi a persone che non facevano certo lavori leggeri. Certo, è un peccato che la maggioranza di noi non possa permettersi di “doparsi” a suon di imprecazioni. Molti però ritengono di poter leggere nel labiale dei giocatori di tennis in gara delle parolacce non da poco. Almeno loro se lo possono permettere.