Le leggi della stupidità umana nell'ironica teoria di Carlo M. Cipolla
In un libretto divertente di più di trent'anni fa, leggi e teoremi che (purtroppo) vale ancora la pena considerare.
Nel 2020 ricorre il ventennale della scomparsa di Carlo M. Cipolla. Egli fu un importante accademico italiano specializzato in storia dell'economia; ci ha lasciato importanti studi sul commercio medievale, sulle epidemie nella storia, sul Rinascimento italiano; ma è ricordato dal grande pubblico, più che per i suoi studi di alto livello, per un piccolo e divertente libro dedicato a un tema con il quale, bene o male, tutti abbiamo a che fare nella vita: la stupidità umana.
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Il libretto, scritto nel '76 ma pubblicato in forma definitiva dalla casa editrice Il Mulino nell'88, fu scritto dal professor Cipolla per i suoi amici ma divenne ben presto oggetto di commercio e pirateria sottobanco: era così simpatico e arguto che tutti volevano leggerlo.
Simpatico, arguto e anche tremendamente vero. È questo il punto.
Ma in cosa consiste la teoria del professor Cipolla sulla stupidità umana?
Prima di tutto, egli divide l'umanità in 4 categorie: gli intelligenti, gli sprovveduti, i banditi e gli stupidi. Qual è la più pericolosa di queste? Da chi dobbiamo aspettarci i maggiori danni? Dai banditi, potremmo dire senza esitare troppo. E invece no: quelli che fanno più danni in assoluto sono gli stupidi.
Infatti, come vedremo dopo, gli stupidi causano un mucchio di problemi agli altri ma anche a se stessi: danneggiano il prossimo senza ottenere vantaggi particolari, anzi, a volte addirittura perdendoci.
Immaginiamo di avere di fronte due ladri. Entrambi vogliono rubare dentro casa nostra. Il ladro intelligente farà le sue strategie e ruberà quel che ha da rubare, guadagnandoci su. Il danno è nostro e il vantaggio è suo. Questo è un bandito.
Immaginiamo ora lo stesso ladro, che però è stupido. Egli entra in casa nostra per rubare, fa qualche errore banale, già che c'è ammazza noi e tutta la nostra famiglia per poi farsi beccare e finire all'ergastolo. Chi ha fatto più danni? Ovviamente il ladro stupido.
Ma non serve pensare all'esempio del ladro: richiamiamo alla mente tutta quella pletora di colleghi che rende impossibile il nostro lavoro con ogni sorta di bassezze, pettegolezzi e minacce, creando del caos per magari rimanere esattamente dove e come sono. Forse, mettere in giro dicerie o ostacoli per fare la carriera appare, agli occhi di Cipolla, più degno di scusante che farlo per niente.
Potremmo parlare ancora a lungo e fare altri esempi ma, poiché il professore si è dimostrato un campione di sintesi, riportiamo direttamente le sue leggi, come lui le ha scritte:
- Prima legge fondamentale: Sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione.
- Seconda legge fondamentale: La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della persona stessa.
- Terza legge fondamentale: Una persona stupida è una persona che causa un danno a un'altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita.
- Quarta legge fondamentale: Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide. In particolare i non stupidi dimenticano costantemente che in qualsiasi momento e luogo, ed in qualunque circostanza, trattare e/o associarsi con individui stupidi si dimostra infallibilmente un costosissimo errore.
- Quinta legge fondamentale: La persona stupida è il tipo di persona più pericoloso che esista.
(Carlo M. Cipolla, Allegro ma non troppo, il Mulino, 1988)
Ma chi sono gli stupidi? Non certo (o meglio: non solo) quelli che hanno studiato poco; secondo Cipolla, anzi, è facilissimo trovare all'interno della popolazione universitaria e anche nell'ala docenti un buon quantitativo di stupidi. Come riconoscerli? Dalla coerenza! Se infatti una persona intelligente può talvolta cadere in errore e comportarsi da sprovveduta (gli sprovveduti sono coloro che recano un danno a sé e con esso un vantaggio agli altri), e se una persona intelligente può anche comportarsi da malfattore, siamo certi che lo stupido si comporterà sempre e comunque come tale.
Ah, un'ultima cosa: naturalmente se l'intelligente sa di essere intelligente e il bandito sa di essere un bandito, lo stupido non sa di essere stupido; egli comparirà semplicemente nella nostra vita, dotato del suo migliore sorriso, per buttare all'aria tutti i nostri piani.
Quest'ultima ci sembra una delle considerazioni più esemplari: lo stupido non ammetterà mai di esserlo e cercherà di sostenere, forse, che gli stupidi siete voi. Cercate di non permetterglielo.