La sextortion è una forma di ricatto in cui si minaccia la diffusione di immagini esplicite a meno di non ricevere del denaro. Si tratta di un reato grave che è necessario denunciare.
La sextortion è una forma di ricatto sessuale che avviene attraverso internet. La vittima viene minacciata di vedere diffuse fotografie, video o altre informazioni intime se non paga una somma di denaro oppure non accetta ulteriori richieste.
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Il fenomeno può cominciare in modi diversi. In alcuni casi il ricattatore entra in contatto con la vittima attraverso un falso profilo e costruisce rapidamente un rapporto di fiducia. Può poi chiedere fotografie o proporre una videochiamata, durante la quale la persona viene registrata. In altri casi possiede già immagini private, magari ricevute durante una relazione.
Essere informati sul tema è particolarmente importante perché difendersi correttamente fa la differenza. La Polizia Postale ha documentato infatti casi in cui, dopo il primo pagamento, le richieste sono continuate. Per questo uno dei suoi consigli principali è di non pagare il ricattatore.
Per capire la sextortion è bene circoscrivere esattamente il tema, che non coincide sempre con la diffusione non consensuale di immagini nonostante spesso i fenomeni siano collegati.
Nella sextortion non c'è solo pubblicazione non autorizzata, ma anche una minaccia come: “Pagami o pubblicherò le tue immagini”, oppure “Mandami altre foto o le farò vedere ai tuoi contatti”. Il ricattatore cerca quindi di ottenere qualcosa dalla vittima, quasi sempre denaro. La diffusione non consensuale di immagini intime, invece, consiste nel condividere immagini o video sessualmente espliciti senza il consenso della persona rappresentata e può accadere anche senza una richiesta di denaro.
In Italia la diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti è disciplinata dall'articolo 612-ter del codice penale e rappresenta un reato vero e proprio, non soltanto un abuso psicologico.
Capiamo ora come è possibile difendersi dall’estorsione che riguarda immagini intime. Quando qualcuno minaccia di pubblicare un'immagine, pagare può sembrare il modo più rapido per farlo smettere ma, come per altre forme di ricatto criminale, non c'è alcuna garanzia. Il ricatto può diventare una spirale sempre più stretta che toglie, oltre ai soldi, energia e salute. La prima regola quindi è non rispondere alle provocazioni.
Il profilo del ricattatore dovrebbe essere bloccato ma sempre conservando le prove. Bisogna fare screenshot delle conversazioni, delle minacce, del profilo utilizzato dal criminale e, quando possibile, degli indirizzi delle pagine o dei contenuti coinvolti. La Polizia Postale indica espressamente di conservare gli scambi e le minacce e di acquisire screenshot del profilo dell'estorsore. Queste informazioni possono essere utili se si decide di presentare una denuncia, cosa che consigliamo caldamente.
Ma che fare se le immagini sono già state pubblicate? La prima cosa è segnalare il contenuto alla piattaforma sulla quale è stato pubblicato. I social e i servizi online hanno procedure specifiche per segnalare la condivisione non consensuale di immagini intime. Per gli adulti esiste anche “StopNCII.org”, un servizio gratuito che crea sul dispositivo della persona un'impronta digitale, chiamata hash, delle immagini o dei video. Il file originale non viene caricato sul servizio: viene invece condiviso l'hash con le piattaforme aderenti, che possono utilizzarlo per individuare copie del contenuto e applicare le proprie procedure di rimozione. StopNCII, purtroppo, non copre qualsiasi sito web ma solo quelli aderenti al progetto. Rappresenta però un primo scudo, che si può attivare anche in modo preventivo.
Per fermare la diffusione online ci si può rivolgere anche al Garante italiano della Privacy. L’ufficio può ricevere segnalazioni da parte di chi teme che immagini o video sessualmente espliciti destinati a rimanere privati possano essere diffusi senza consenso attraverso piattaforme digitali, anche per quanto riguarda i minori. Questo non sostituisce la denuncia alle autorità quando è stato commesso un reato ed è solo uno strumento parallelo.
Chi avesse inviato deliberatamente immagini esplicite a una persona che solo in seguito lo ha ricattato, deve sapere che l’invio in privato non rappresenta mai un consenso alla diffusione pubblica, che deve essere autorizzata esplicitamente. Perciò chi viola la riservatezza commette un reato, anche se si tratta per esempio di un ex partner.
Davanti a un ricatto la priorità non dovrebbe essere la vergogna per aver inviato una fotografia, ma la conservazione delle prove e la richiesta di aiuto. La Polizia Postale raccomanda alle vittime di non isolarsi e di rivolgersi alle autorità. Denunciare può essere motivo di stress e vergogna ma non difende solo noi: anche altre persone possono beneficiarne.