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Come chiedere scusa per riconquistare la fiducia
“Scusa” è una parola preziosa ma che da sola serve a poco. Secondo la scienza, per ricostruire la fiducia con una persona offesa è importante far capire una serie di cose che vanno oltre la semplice richiesta di perdono.

Dire “scusa” non è sempre sufficiente per ricucire. A volte una persona si sente dire mille volte che l'altro è dispiaciuto e continua comunque a pensare: “Sì, ma non ha capito cosa mi ha fatto”.

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Una buona scusa non serve soltanto a far finire un litigio, ma implica il riconoscere di avere una colpa che qualcuno ha subito. Solo così si gettano le basi per ricostruire la fiducia. Riprendendo l’esempio di prima, non sempre le scuse malfatte sono anche ipocrite: potrebbero solo mancare le parole per esprimersi pienamente.

Per questo abbiamo raccolto alcuni elementi che rendono una scusa una “buona scusa”, non per simulare ciò che non si prova ma per sapere di cosa una persona offesa ha davvero bisogno.

  • Far capire che ci si sta scusando

Secondo la ricerca psicologica una persona offesa ha bisogno di percepire chiaramente che l’altro si sta scusando. A volte diciamo frasi come: “Mi dispiace se ci sei rimasto male” ma così non ci assumiamo abbastanza responsabilità. Dovremmo dire piuttosto qualcosa come: “Mi dispiace per quello che è successo”. In questo modo non diamo l’impressione che il problema sia la reazione dell’altro bensì, come è vero, il modo in cui abbiamo agito.

  • Dire per cosa ci si sta scusando

“Scusa per tutto” è una tipica frase sincera ma vaga. Molto meglio dire: “Mi dispiace di averti parlato in quel modo davanti agli altri” oppure “Mi dispiace di averti mentito”. Nominare il comportamento fa capire che non si sta chiedendo semplicemente di archiviare la discussione ma si è capito che cosa ha ferito l'altra persona.

  • Non giustificarsi subito

Un tipico modo di chiedere scusa è: “Mi dispiace… ma…” dove dopo il “ma” c’è una giustificazione. Il problema di queste frasi è che la seconda parte finisce spesso per cancellare la prima. Avere una spiegazione per quello che si è fatto può essere utile, soprattutto quando si vuole evitare di ripetere l'errore, ma non dovrebbe diventare un modo per spostare la colpa.

  • Riconoscere il danno

In una scusa ben formulata si deve dimostrare di aver capito il danno fatto.  Un esempio è: “Capisco che dopo quello che ho fatto tu fatichi a fidarti di me”. Riconoscere in modo abbastanza preciso l’effetto delle proprie azioni significa aver capito perché si è sbagliato.

Secondo la psicologa Karina Schumann, il riconoscimento del danno e dell'esperienza dell'altra persona è una componente importante delle scuse, ma compare sorprendentemente poco nei casi analizzati dalle ricerche attuali.

  • Non pretendere il perdono

Un’ammissione di colpa non dà automaticamente diritto a essere perdonati: è proprio qui che il valore delle scuse spesso naufraga. Chi pretende una risposta immediata (e positiva) non si sta davvero scusando, sta solo pressando l’altra persona.

  • Chiedere che cosa si può fare per rimediare

La disponibilità a riparare il danno trasforma una scusa in una promessa e per questo è tanto importante. Non sempre la persona offesa sa davvero cosa le serve per stare meglio, ma già solo offrirsi di fare qualcosa cambia profondamente il valore delle scuse.

  • Cambiare comportamento

Questo non è un modo di chiedere perdono, ma una conseguenza che dovrebbero avere tutte le scuse “vere”.  La richiesta di perdono per torti gravi è soltanto l'inizio della riparazione: la fiducia si ricostruisce attraverso comportamenti coerenti nel tempo.



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