Ecco perché e quali accorgimenti possiamo adottare per preservare la nostra sicurezza.
Il bagno in laghi e fiumi è sempre più popolare, anche se l’antica saggezza degli abitanti dei luoghi attigui invita alla prudenza. Non sembra di essere in pericolo dentro a un lago: niente onde, acqua apparentemente tranquilla, magari una bella spiaggia dove stendere l'asciugamano. Il problema è che uno specchio d’acqua non è una piscina e un fiume lo è ancora meno.
Link sponsorizzato
Stando ai dati dell'Osservatorio nazionale per la prevenzione degli annegamenti, nel biennio 2024-2025 in Italia sono stati registrati 604 decessi per annegamento. Quasi la metà, il 46,2%, è avvenuta nelle acque interne: fiumi e laghi. Parliamo di circa 279 persone in due anni, poco meno di 140 all'anno. Sono numeri che aiutano a capire perché, quando si parla di bagno in natura, la prudenza non sia un'esagerazione.
Laghi e fiumi nascondono pericoli invisibili. Se si tratta di laghi, il fondale può diventare improvvisamente profondo e ci si può imbattere in rocce, rami, tronchi o altri ostacoli. In alcuni punti la riva può essere instabile o scivolosa. Per questo il Ministero della Salute raccomanda di non tuffarsi mai se non si conoscono profondità e caratteristiche del fondale. Il primo ingresso in acqua dovrebbe essere fatto di piedi, non di testa.
Nei fiumi c'è un problema in più: la corrente. Nessuno si tufferebbe da un ponte nel Po o nel Tevere (tranne i tipici “Mister OK” che i romani conoscono) ma nei piccoli fiumi ci sono anse accattivanti dove l’acqua sembra quasi ferma. Lì il pericolo di venire trascinati esiste comunque, perché basta un solo passo falso.
Un errore abbastanza comune è pensare che saper nuotare bene sia sufficiente. Ma tra una piscina e un ambiente naturale ci sono profonde differenze, perché quest’ultimo è imprevedibile.
Il freddo, ad esempio, può essere un problema non da poco. Il fatto che fuori ci siano 30 o 35 gradi non significa che l'acqua sia calda. Soprattutto nei fiumi, ma anche in alcuni laghi, la temperatura può essere sorprendentemente bassa. Entrare bruscamente in acqua fredda può provocare una risposta improvvisa dell'organismo e rendere più difficile respirare e muoversi. Meglio quindi entrare gradualmente, soprattutto se non conosciamo la temperatura dell'acqua.
Insomma, saper nuotare è certamente una protezione importante, ma non elimina gli altri rischi. Un malore, una caduta, una corrente inattesa o un problema fisico possono mettere in difficoltà anche chi è un buon nuotatore. Tra i fattori associati agli annegamenti nelle acque naturali il Ministero della Salute indica proprio malori improvvisi, correnti, fondali irregolari, cadute e attività sportive in acqua. Perciò la prestanza fisica non è una garanzia. I bambini devono essere controllati in modo stretto e continuo, perché sono quelli che rischiano di più.
Una semplice regola salvavita che sarebbe meglio non dimenticare è evitare di fare il bagno da soli. Per quanto i rischi permangano e non tutti siano capaci di fare salvataggi, se qualcuno resta a riva può dare comunque l’allarme.
Un’altra precauzione: prima di entrare in acqua, guardiamo bene i cartelli presenti. Se la balneazione è vietata, dobbiamo assolutamente rinunciare.
Non scriviamo questo articolo per demonizzare il bagno in laghi e fiumi o per generare allarmismo, ma quando si approccia un ambiente naturale è importante essere ben informati e preparati per non correre rischi inutili.