Secondo gli esperti le giovani generazioni stanno perdendo il senso più puro dell’hobby, perché sono spaventati dai costi o sentono la pressione di “monetizzare”.
Perché così tanti esperti e medici consigliano di dedicarsi a un hobby? Perché la scienza ha dimostrato che fa bene. Importanti studi hanno dichiarato che avere un hobby riduce il rischio di depressione e abbassa anche la mortalità per tutte le altre cause. Purtroppo sembra che per le giovani generazioni avere un hobby stia diventando più raro.
Link sponsorizzato
Prima di capire perché, dobbiamo distinguere il concetto di hobby da quello di tempo libero e passatempo. Il tempo libero si riferisce, in generale, a ogni momento che non viene impiegato per le necessità quotidiane, come lavoro, ore minime di sonno, cura della casa e commissioni. Il tempo libero può essere impiegato anche solo per fare un pisolino e non coincide per forza con un’attività. Nel tempo libero dovrebbero trovare un po’ di spazio abitudini non obbligatorie ma importanti come informarsi, socializzare e andare in palestra (non sono hobby). Poi ci sono i passatempi, attività piacevoli che possono essere fatte nel tempo libero ma risultano passive, come guardare la TV.
Infine ci sono gli hobby, che sono occupazioni piacevoli ma non finalizzate alla salute come lo sport e non passive come i passatempi. Esempi di hobby sono dipingere, scrivere, suonare, fare giardinaggio, ricamare…
Perché gli hobby sono a rischio? Il motivo più importante, soprattutto per i giovani, è che la nostra società è troppo orientata alla performance. Dipingere croste è inaccettabile: ci si può dedicare a un’attività solo se si è bravi da subito, senza concedersi la possibilità di fallire. Chi è bravo, invece, raramente intende la sua attività come hobby, ma come un potenziale secondo lavoro: crea pagine social per mostrare i suoi risultati e cerca l’opportunità per monetizzarli, rendendoli un secondo lavoro. A muovere non è solo il vil denaro, ma l’autodivieto di “perdere tempo” con attività che non gratificano con soldi o popolarità.
La base dell’hobby è la gratuità: fare qualcosa per il semplice gusto di farlo. Questo non significa che un pittore amatoriale non possa voler esporre i suoi quadri o fare dei concorsi, però gli è ben chiaro che il fine principale è divertirsi. Oggi non ci concediamo nemmeno di divertirci se non produciamo qualcosa di “valore”. È che per la logica dell’hobby, in realtà, una crosta e una bella tela non hanno differenze, perché ciò che conta è il processo.
C’è anche un problema di tipo economico. Gli hobby sono sempre stati, quasi tutti, un po’ costosi. Sempre prendendo come esempio la pittura, è necessario comprare tele, colori, pennelli e magari investire in un corso. Purtroppo però, nel nostro Paese, il costo della vita aumenta e gli stipendi sono fermi. Ne consegue che chi dipinge da decenni può ridurre leggermente o affrontare qualche sacrificio, ma chi vorrebbe iniziare non lo fa. Se un’attività mi incuriosisce ma devo tirare fuori soldi per provarla, scoprendo magari che non mi piace poi tanto e rinunciando nel frattempo a qualcosa che mi serviva, ne vale davvero la pena?
Le passioni sono sempre state un lusso, ma forse qualche tempo fa ci illudevamo di poter allargare il bacino. Invece stiamo rischiando di tornare indietro.