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Controllo coercitivo: un atteggiamento comune che può trasformarsi in abuso
L’atteggiamento controllante nelle coppie è piuttosto diffuso e merita una riflessione.

L'espressione “controllo coercitivo” è stata coniata dal sociologo Evan Stark per descrivere un insieme di comportamenti ripetuti e sistematici che hanno l'obiettivo di limitare l'autonomia, la libertà e la capacità di autodeterminazione del partner. Un atteggiamento improntato da gelosia, preoccupazione eccessiva per la sicurezza del partner, isolamento progressivo che spesso viene normalizzato, ma può in certi casi trasformarsi in abuso.

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"Mandami un messaggio quando arrivi"; "Preferirei che non uscissi con quella persona"; "Voglio sapere dove sei, mi preoccupo". Queste frasi sono molto frequenti nei messaggi tra coppie e non indicano sempre un problema, ma possono essere indizi di un atteggiamento controllante spesso confuso con la premura. Quando ciò avviene all’inizio della relazione i giochi non sono ancora fatti, eppure può essere l’inizio di un percorso discendente.

Nel controllo coercitivo, sul medio periodo, le richieste diventano sempre più frequenti e pervasive. Lo spazio personale tende a restringersi gradualmente e alcune decisioni che prima sembravano spontanee iniziano a essere prese soprattutto per evitare discussioni, tensioni o reazioni negative dell'altro.

Spesso la persona coinvolta non si rende immediatamente conto di ciò che sta accadendo, anzi, è abbastanza comune che continui a percepirsi libera. Quando si guarda indietro, però, si rende conto che ha cambiato modo di vestire, che ha smesso di frequentare certe persone, che prova ansia se per qualche motivo non può rispondere a una chiamata del partner. L’autonomia si riduce sempre di più fino, a volte, alla prigionia dell’anima.

Il controllo coercitivo può assumere forme diverse: talvolta passa attraverso l'isolamento dalle amicizie e dalla famiglia: in altri casi riguarda il denaro, il tempo libero, gli spostamenti o la comunicazione. Può esprimersi attraverso la gelosia costante, il monitoraggio delle attività quotidiane, le critiche ripetute o la richiesta continua di rassicurazioni e spiegazioni.

Un aspetto particolarmente insidioso è che questi comportamenti vengono spesso giustificati in nome dell'amore. La gelosia, ancora oggi, è considerata la prova che un rapporto è importante, ma si sa che spesso rivela controllo, non partecipazione emotiva.

Anche chi si pone come il “protettore” può nascondere un atteggiamento tossico, perché sbilancia il legame e infantilizza l’altro. Trattare il partner come una creatura sempre in pericolo che deve essere limitata per il suo bene non significa rispettarlo, anzi. La premura vera lascia spazio alla libertà, mentre il controllo tende solo a schiacciare l’individualità.

Questo non significa che ogni partner geloso o insicuro eserciti il vero e proprio controllo coercitivo. Le relazioni umane sono complesse e tutti possono attraversare periodi di vulnerabilità, paura o bisogno di rassicurazione. Il vero discrimine è quanto una persona si rende conto dei propri atteggiamenti tossici e accetta di lavorarci sopra, e da qual è la reazione rispetto alla rottura delle regole: urla, ricatti, botte non possono essere mai tollerati.



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