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L’autoironia è meglio della body positivity?
Amare il proprio corpo “fuori norma” è una conquista non da tutti. L’ironia può essere un’alleata per ritrovare la serenità.

La body positivity è una tendenza (dalle dimensioni, quasi, di un movimento) che spesso viene male interpretata. Il punto di partenza è la relativizzazione degli standard estetici, che cambiano in base al periodo storico, per arrivare a concludere che ogni corpo è degno di amore a prescindere dalla sua forma. Le persone non dovrebbero sentirsi da meno se, per esempio, hanno qualche chilo in più. Devono curarsi della loro salute, ma non dare giudizi negativi sul proprio aspetto. Non è, come dicono i detrattori, una “promozione dell’obesità”, ma una forma di compassione per se stessi.

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Ma non tutte le persone che hanno problemi di autostima corporea si riconoscono in questo approccio. C'è chi fatica ad amare il proprio corpo in ogni momento, chi non si sente rappresentato dai messaggi più entusiastici del movimento e chi, più semplicemente, trova un'altra strada per fare pace con le proprie imperfezioni: l'autoironia.

La domanda è interessante: è possibile che, per alcune persone, prendersi meno sul serio risulti anche più utile della body positivity?

Prima di rispondere, forse è necessario chiarire un equivoco: l'autoironia non consiste nel prendersi in giro in modo crudele. Non è umiliarsi, né trasformarsi nel bersaglio abituale delle proprie battute. Piuttosto, è la capacità di guardare i propri limiti, compresi quelli fisici, con una certa leggerezza e senza attribuire loro un'importanza sproporzionata.

Chi segue la body positivity dice, giustamente: "Non valgo meno perché non sono perfetto". La persona autoironica potrebbe dire: “Non è una questione così seria”.

Molte persone riferiscono di sentirsi sotto pressione non soltanto quando vengono spinte a raggiungere un ideale estetico irrealistico, ma anche quando si sentono quasi obbligate ad amare ogni aspetto di sé. “Mi sforzo di considerare belli i miei rotolini o, al contrario, le mie gambe troppo magre, ma non ci riesco proprio e mi sento inferiore a tutti, sia ai fitness influencer sia alle icone della body positivity”.

Ci sono giorni in cui ci si sente bene e altri in cui ci si piace meno. Periodi di accettazione e momenti di maggiore insicurezza. Pretendere un amore incondizionato e costante verso il proprio aspetto può diventare, per qualcuno, un ulteriore obiettivo difficile da raggiungere. È l’esperienza di molte persone ed è qui che l’autoironia può diventare una chiave interessante.

Riconoscere i propri “difetti”, non amarli follemente, ma scherzarci su: anche la ricerca psicologica suggerisce che l'umorismo può rappresentare una risorsa importante nella regolazione emotiva. Diversi studi hanno osservato che alcune forme di umorismo sono associate a una migliore capacità di affrontare lo stress e a maggior benessere psicologico.

L’importante è stare attenti alla differenza tra ridere con se stessi e ridere contro se stessi. Nel primo caso l'ironia può diventare una forma di flessibilità psicologica: il difetto viene riconosciuto, ma perde parte del suo potere di ferire; nel secondo caso, invece, l'umorismo rischia di trasformarsi in un modo per svalutarsi continuamente.

Internet è stracolmo di movimenti per l’accettazione di ogni tipo di diversità. Il nodo doloroso è che chi è cresciuto in una cultura stigmatizzante, nel nostro caso in senso grassofobico, può acquisire e diffondere certe idee senza scrollarsi completamente di dosso il senso di inferiorità.

Per esempio una certa persona afferma di amare le sue smagliature, ma nel profondo non ci crede. L’ironia, purché sia vera, può togliere una parte del carico, può aiutare ad alzare le spalle, a punzecchiarsi senza farsi male. La cosa bella è che se stentiamo a cambiare la nostra narrazione da persone adulte, per i giovani del domani sarà molto più facile. La body positivity è anche e soprattutto per loro. Per noi l’autoironia va benissimo!



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