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Perché l’IA fa tanta paura?
L’intelligenza artificiale ci sostituirà? Ci farà perdere posti di lavoro? Finirà per dominarci?

Tutte le innovazioni tecnologiche fanno un po’ paura. Ricordo di aver visto una vignetta del secolo scorso che avvertiva sui pericoli dell’elettricità. L’immagine, inquietante, mostrava una via con tutti i passanti fulminati dai cavi elettrici. Al centro della scena compariva una lampadina dalla quale usciva un teschio. Dietro alle persone, un cavallo morto. Si capisce bene che questa nuova tecnologia aveva spaventato molta gente: era una cosa sconosciuta che non si sapeva dove avrebbe portato.

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Lo stesso è successo coi microonde, coi cellulari, col 5G. Adesso sta succedendo con l’intelligenza artificiale. Cosa spaventa, esattamente, di questa nuova tecnologia?

  • Lo spettro della perdita del lavoro: si dice che la tecnologia, piano piano, sta sostituendo le persone. In effetti, con l’IA, diversi posti di lavoro potrebbero essere a rischio. Un imprenditore potrebbe assumere meno personale, perché se l’IA svolge un compito complesso in tempi rapidi il flusso è gestibile anche da una sola persona.
  • Le ansie degli artisti: chi compone musica, scrive, crea illustrazioni può temere seriamente l’IA. Già la creatività è poco valorizzata nella società moderna; se poi la creazione è questione di un clic, i creatori “tradizionali” temono di essere penalizzati o emarginati.
  • L’immaginario della macchina che prende vita: per decenni la fantascienza ha immaginato scenari in cui le macchine conquistano una sorta di autonomia e finiscono per dominare l’uomo. Questa prospettiva è così presente nell’inconscio collettivo che sembra quasi sul punto di realizzarsi.
  • Paura di rimanere indietro: l’IA evolve velocemente. Non tutti la sanno usare e se nel futuro diventasse fondamentale sarebbe difficile stare al passo.
  • Paranoie: l’IA può dare risposte inaccurate e a volte allarmiste. Chi la interroga spesso riguardo a problemi di salute fisica o mentale può ricevere risposte un po’ spaventose, che possono generare una sorta di ipocondria, ansia e preoccupazione.

Le paure sono legittime, ma alcune sono razionali e altre no. C’è chi teme, per esempio, che l’IA possa favorire una sorta di “manipolazione delle menti” gestita da poteri superiori, o appunto la “presa di vita” delle macchine. Questi non sono scenari molto probabili.

Sul lato creativo e lavorativo i timori sembrano più comprensibili. A bassi livelli è davvero possibile che l’IA possa creare un calo di offerte di lavoro. Pensiamo ai grafici, che riceverebbero meno commissioni per creare loghi o illustrazioni, e agli artisti che potrebbero essere in parte rimpiazzati.

Questo però accadrebbe solo a livelli meno raffinati e forse l’uso massiccio dell’IA potrebbe anche essere ridimensionato per una sorta di “nausea” da parte dei clienti, che potrebbero essere più catturati da lavori originali. Certo, se la tecnologia riuscisse a diventare tanto potente da mimarci veramente, lo scenario sarebbe più inquietante. Vedremo.



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