La crisi del libro (come oggetto) porta molti a temere che la cultura sia morta, ma forse non è vero.
Il mondo tecnologico attuale, dominato dai contenuti virtuali, rende facile pensare che la cultura ormai sia morta. Questo in generale, ma con riferimento ai libri in particolare. I più tradizionalisti, a parte lamentarsi del fatto che “non legge più nessuno”, attaccano strumenti tecnologici come i tablet o addirittura gli audiolibri. Secondo qualcuno, però, la situazione non è tanto tragica. E questo qualcuno è il dott. Alberto Raffaelli, esperto di letteratura contemporanea e autore del progetto Segnalazioni letterarie.
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L’esperienza di annusare le pagine di un libro e sentire il fruscio della carta è impagabile, insostituibile per i lettori più accaniti. Ma Raffaelli sostiene che sia necessaria maggiore apertura: tablet e audiolibri non sono nemici della cultura. “Oggi possiamo leggere un classico su uno schermo retroilluminato o ascoltare un saggio durante una passeggiata: l’esperienza culturale resta intatta, anzi, si amplia”, Afferma Raffaelli. Si amplia, magari, perché portare con sé cento libri in pochi grammi (cosa possibile leggendo digitalmente) permette di sfruttare maggiormente le possibilità di lettura, per esempio durante un viaggio. Parlando di audiolibri, poi, c’è una sfumatura ancora diversa: non servono più gli occhi e le mani ma solo tanta concentrazione.
Alcuni scienziati sostengono che ascoltare un audiolibro attivi le stesse aree cerebrali che si “illuminano” durante la lettura tradizionale. D’altra parte, facendo un esempio estremo, sarebbe inconcepibile che un cieco non possa farsi una cultura solo perché non ha libri braille a disposizione e preferisce ascoltare.
In ogni caso, il libro resta il cuore della cultura. Che sia reale o virtuale, forse, importa meno del previsto. Anzi: il digitale potrebbe essere utile per la sua potenzialità di raggiungere persone diverse o lontane.
Raffaelli ha raccontato che Segnalazioni letterarie riceve sempre meno cartacei e sempre più audio e PDF. Occorre imparare a parlare una nuova lingua ma forse non è un limite, è una sfida. Il libro non è un oggetto statico: è cambiato nei secoli, dai papiri ai codici miniati, fino alla stampa, ai tascabili, e poi a libri scaricabili e podcast.
Raffaelli sembra addirittura coltivare un entusiasmo sottile quando rilascia interviste: per lui, la fruizione digitale è positiva perché può rendere la letteratura più pervasiva, in particolare per chi ha poco tempo. Non per questo l’oggetto-libro sparirà o diventerà meno importante: sarà casomai aiutato dai suoi fratelli (per non dire gemelli) virtuali.
In conclusione, una stoccatina del dott. Raffaelli ai contenuti “veloci” da binge non manca: quale che sia il supporto, la lettura lenta è il vero veicolo della cultura, e oggi rappresenta un atto di resistenza.