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Non solo ai bambini: perché il buio mette paura anche ad alcuni adulti
Non più il terrore di mostri, streghe o assassini, ma un’inquietudine sottile che affiora al di là di ogni negazione. Ecco perché anche gli adulti possono temere il buio.

La paura del buio viene spesso considerata qualcosa che appartiene all’infanzia. La si vede come un timore destinato a sparire crescendo, insieme ai mostri immaginari sotto il letto. Chi non ricorda le lucine per bimbi che riducevano, almeno un pochino, il buio delle camerette? Eppure non è così raro che gli adulti provino disagio in ambienti bui o completamente privi di punti di riferimento visivi.

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Spesso questa inquietudine per il buio non si manifesta in modo evidente. Sono pochi gli adulti che hanno realmente il terrore di spegnere la luce. Spesso i “sintomi” dei grandi sono più sottili: difficoltà a dormire nel buio totale, bisogno di una televisione accesa, disagio nel muoversi in casa di notte, sensazione di allerta in strade poco illuminate o fastidio nel trovarsi soli in ambienti completamente oscuri.

Gli adulti che hanno paura del buio provano vergogna nel confessarlo. Ma perché ci dovrebbe essere qualcosa di male? Il punto interessante è che questo disagio non riguarda davvero il buio in sé. Riguarda soprattutto ciò che succede quando la vista smette di darci informazioni.

Il cervello umano si basa moltissimo sugli stimoli visivi per valutare sicurezza, distanza, presenza di persone o possibili minacce. Quando questi riferimenti vengono meno, aumenta automaticamente il livello di vigilanza. È un meccanismo antico: da un punto di vista evolutivo, l’oscurità riduceva la capacità di individuare pericoli e quindi richiedeva maggiore attenzione. Per questo il corpo può reagire con tensione anche quando razionalmente sappiamo di essere al sicuro.

Uno studio pubblicato su Cognitive Therapy and Research ha osservato che la paura del buio negli adulti è spesso collegata all’aumento dell’incertezza percettiva e della sensazione di vulnerabilità. In pratica, il cervello tollera male l’assenza di informazioni date dallo spazio.

Un altro aspetto è più interiore e riguarda il modo in cui si reagisce alla carenza di stimoli esterni (in questo caso visivi). Quando l’ambiente si fa silenzioso e povero di informazioni molte persone diventano più consapevoli dei propri pensieri, sensazioni corporee o stati emotivi. Per alcuni il disagio nasce anche da questo.

Ansia, pensieri intrusivi o sensazioni di allerta tendono spesso ad amplificarsi nel buio proprio perché il cervello ha meno elementi esterni a cui agganciarsi. È uno dei motivi per cui alcune persone dormono meglio con rumori di sottofondo, luci soffuse o piccoli rituali rassicuranti.

Naturalmente esistono anche differenze individuali. Chi tende ad avere un livello di ansia più alto o una forte sensibilità agli stimoli di minaccia può reagire al buio con maggiore attivazione fisica. In alcuni casi entrano in gioco esperienze passate, ricordi associati alla solitudine o semplicemente un apprendimento emotivo costruito negli anni.

Una ricerca pubblicata nel 2024 su Frontiers in Psychology ha evidenziato che le paure legate all’oscurità in età adulta risultano spesso associate a livelli più elevati di ipervigilanza e sensibilità all’incertezza ambientale.

Attenzione, questo però non significa che ogni disagio nel buio sia patologico. Anzi, entro certi limiti è una reazione piuttosto normale. Il cervello umano è progettato per cercare orientamento e prevedibilità. Quando queste coordinate vengono ridotte, aumenta automaticamente la necessità di controllo.

La paura del buio, per riassumere, è molto tipica dei bambini e proprio per questo è vista negativamente quando si manifesta negli adulti. Ecco perché i più grandi razionalizzano, minimizzano o costruiscono abitudini compensative senza volerci pensare. Quasi nessuno confessa di avere paura del buio. Se però anche tu ti riconosci nelle descrizioni che abbiamo dato, sappi che non c’è niente di male. È più comune di quel che pensi.



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