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Perché entri in una stanza e ti dimentichi cosa ci eri venuto a fare?
Non stai “perdendo colpi”. È un fenomeno normale dovuto a cause precise.

Entri in una stanza convinto di dover fare qualcosa di preciso e, appena attraversata la porta, il vuoto. Ti fermi qualche secondo cercando di recuperare il pensiero, ma niente. Poi magari torni indietro, ripercorri mentalmente quello che stavi facendo prima e all’improvviso il motivo riappare. Succede a tutti, e la prima reazione è quasi sempre la stessa: “sto perdendo colpi”. Magari fa capolino anche un po’ di ansia, quella che sempre si lega a potenziali sintomi di malattie gravi.

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In realtà, nella maggior parte dei casi, questo piccolo blackout mentale è completamente normale. E soprattutto non dice molto sull’intelligenza o sulla memoria generale di una persona. Ha più a che fare con il modo in cui il cervello organizza le informazioni.

Questo fenomeno viene spesso collegato a quello che in psicologia cognitiva è chiamato doorway effect, cioè “effetto porta”. Diversi studi hanno osservato che il passaggio da un ambiente a un altro può interferire temporaneamente con il recupero di alcune informazioni dalla memoria a breve termine.

Uno dei lavori più citati sul tema, pubblicato da ricercatori dell’Università di Notre Dame, ha mostrato che attraversare una porta crea una sorta di segmentazione mentale dell’esperienza: il cervello tratta il nuovo ambiente come un contesto separato e tende ad aggiornare le informazioni considerate rilevanti in quel momento. Detta in modo semplice: quando cambiamo spazio fisico, il cervello riorganizza le priorità e in questo processo alcuni pensieri momentaneamente si perdono.

La cosa interessante è che questo meccanismo non è un difetto, anzi, probabilmente è utile. Il cervello riceve continuamente enormi quantità di stimoli, dettagli e informazioni; se mantenesse tutto costantemente in primo piano sarebbe molto più difficile concentrarsi. Per funzionare in modo efficiente la nostra mente deve continuamente selezionare cosa tenere attivo e cosa lasciare sullo sfondo.

Attraversare una porta, cambiare stanza o modificare contesto segnala proprio questo: sta iniziando qualcosa di nuovo e le priorità potrebbero cambiare. Per questo a volte basta tornare nella stanza precedente per ricordarsi immediatamente cosa si aveva intenzione di fare. Rientrare nel vecchio contesto, infatti, riattiva il “pacchetto” di informazioni associato a quel momento mentale.

Naturalmente il doorway effect non si verifica sempre e ci sono fattori precisi che rendono questi vuoti più frequenti. Stress, multitasking, stanchezza mentale e sovraccarico attentivo riducono la capacità del cervello di mantenere attive alcune informazioni temporanee. Se stiamo facendo dieci cose insieme è più facile che l’obiettivo iniziale si perda durante il passaggio da un’attività all’altra.

Anche l’abitudine a vivere continuamente interrotti da notifiche, telefono, pensieri paralleli contribuisce parecchio. La memoria di lavoro, cioè quella che utilizziamo per tenere a mente informazioni immediate, ha risorse limitate. A tal proposito, uno studio pubblicato su American Psychological Association ha evidenziato che il multitasking frequente riduce l’efficienza attentiva e aumenta la probabilità di dimenticanze momentanee, soprattutto nei compiti quotidiani apparentemente semplici.

Per rassicurare chi si preoccupa, l’importante è sapere che il doorway effect è molto diverso da un problema neurologico vero e proprio. Dimenticare occasionalmente perché si è entrati in cucina o dove si sono lasciate le chiavi non è di per sé un segnale preoccupante. Diventa più rilevante quando le dimenticanze sono persistenti, molto frequenti e associate a difficoltà più ampie nella vita quotidiana. Per il resto, questi piccoli “vuoti” fanno parte del funzionamento normale di una mente che filtra continuamente informazioni.

E forse è anche più giusto pensare così: il cervello non sta fallendo. Sta semplicemente decidendo, in ogni momento, cosa vale la pena tenere in primo piano e cosa può aspettare qualche secondo in più.



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