Per alcune persone la memoria del passato è più di un semplice conforto, ma una sorta di sogno a occhi aperti che può offuscare il presente.
La vita si attraversa a caccia del piacere del momento, ma anche alla ricerca di esperienze che potranno trasformarsi in bei ricordi. Spenderesti migliaia di euro per un viaggio in Giappone se sapessi che dopo quei 10 giorni non ricorderai più nulla? I ricordi sono un vero e proprio tesoro. Non solo, se non ci fossero, non sapremmo più chi siamo, ma non avremmo nemmeno un’ancora a cui aggrapparci nei momenti difficili.
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Quando lo stress è troppo, quando accade qualcosa di brutto, quando si è soli e sembra che i giorni non passino mai la mente si “stacca” e vola all’indietro nel grande cielo dei ricordi. Alcuni sono tristi, alcuni amari, ma tutti hanno una funzione psicologica: aiutano a evadere dal presente.
Se però queste “escursioni” nel passato sono frequenti si possono incontrare alcuni rischi:
- Idealizzare il passato: ad alcune persone ciò che è stato sembra sempre migliore di ciò che è. Chi si convince di questo potrebbe ritrovarsi perennemente insoddisfatto perché fa paragoni con altri momenti della vita (i quali però non erano davvero così magnifici come sembrano adesso). Andare avanti con la propria vita sembra quasi una fabbrica non di nuovi ricordi, ma di nuovi rimpianti.
- Rendere il passato ansiogeno: per qualcuno i ricordi non sono piacevoli, perché non si tratta di rievocare ma di rimuginare. L’esempio classico sono le persone che ripercorrono mentalmente all’infinito conversazioni o discussioni. Continuare a tornare là fa male perché provoca ansia e inquietudine nel qui e ora.
- Usare il passato come scusa per non affrontare i problemi: a volte ci si immerge nei ricordi come in sogni a occhi aperti. L’obiettivo inconscio è chiaramente staccarsi un momento dalla realtà per sentire sollievo. Ma alla fine i problemi restano e vanno affrontati, volenti o nolenti.
I ricordi esistono per restare con noi come insegnamenti, come consolazioni, ma non come sogni di regressione. Se c’è una cosa certa è che non si può tornare indietro. Chi guarda troppo al passato potrebbe opporsi inconsapevolmente alla necessità di andare avanti.
C’è chi pensa che per lui la felicità sia un treno già passato. Ma sapete che cosa scriveva Beckett in una delle sue opere teatrali migliori? “Forse i miei anni migliori sono finiti. Quando la felicità era forse ancora possibile. Ma non li rivorrei indietro. Non col fuoco che sento in me ora. No, non li rivorrei indietro”. Sarebbe ingenuo dire che gli anni migliori siano sempre davanti a noi, perché a volte non è vero. Ma tornare indietro non è la via. Non se nell’oggi abbiamo un dono: un “fuoco” dentro di noi…
Insomma, i ricordi sono un bel rifugio, ma non rendiamoli la nostra casa. Non ci farebbe che male.