Essere unici, speciali, eccezionali è il desiderio di tutti, ma nella pratica le cose vanno diversamente.
A tutti piace l’idea di “distinguersi dalla massa” ma solo pochi spiccano veramente. È necessario prendere atto che esistono persone con abilità fuori del comune, magari perché hanno un QI superiore, oppure perché sono naturalmente dotate, oppure perché con ferrea disciplina sono giunte a risultati straordinari. Senza queste persone non esisterebbero la grande arte e la grande letteratura, e neppure le invenzioni e le idee imprenditoriali geniali. Ma, come si dice, “il chiodo sporgente viene sempre martellato”. Il mondo è dominato dall’invidia e gli individui che si distinguono sono spesso vittime di cattiverie. È un peccato perché abbiamo il dovere sociale di incoraggiare queste menti speciali, non di spegnerle.
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L’invidia è un sentimento del tutto normale, e non è immorale come molti credono. È naturale che di fronte a un collega, a un amico speciale o a un personaggio famoso ci chiediamo perché non possiamo avere altrettanto. A volte riconosciamo, con una punta di sollievo, che anche la fortuna ha un ruolo nel loro successo. Altre volte però dobbiamo ammettere che il talento è un dono raro.
Però non è vero che le menti brillanti sono così poche. Un conto è la vera eccezionalità, rara se non rarissima, e un conto è avere capacità e idee comunque notevoli che permettono di distinguersi. Molti di noi hanno queste doti ma non le esprimono. Quali sono i motivi?
Il primo motivo, probabilmente, è la paura. Perché tutti amano l’idea di essere diversi dalla massa, ma quando davvero hanno l’occasione per farlo si ritirano. Temono di non essere compresi, oppure si sentono a disagio nell’attirare lo sguardo altrui. È per questo che spesso un’idea innovativa viene taciuta.
Accanto al desiderio di distinguerci proviamo un’esigenza anche più forte, quella di uniformarci. Ci piacerebbe sentirci speciali, ma poi seguiamo il percorso di tutti. Troviamo un lavoro normale, costruiamo una famiglia “perché si deve”, aderiamo a idee politiche che non ci convincerebbero del tutto e censuriamo la nostra unicità per paura di essere etichettati come pazzi.
Temiamo che, se ci esprimessimo veramente, verremmo umiliati. Proprio come le menti geniali che vengono osteggiate, anche noi “geni minori” potremmo essere oggetto di critiche malevole. Pubblicare il proprio libero o esporre il proprio quadro rende sempre vulnerabili all’invidia o all’incomprensione.
Anche nel privato, quando desideriamo mostrarci a un potenziale partner per ciò che siamo, abbiamo paura di risultare folli o megalomani. “Sono uno scrittore”, “realizzo prototipi”, “faccio ricerche sui serpenti”, o anche “mi piace vestirmi in modo strano”… certe cose, come si dice, “fanno figo”, però espongono a possibili rifiuti. Una persona tutto sommato normale potrebbe sentirsi sminuita accanto a noi e quindi evitarci. E se abbiamo idee e abitudini un po’ eccentriche, come nell’esempio delle ricerche sui serpenti, ancora peggio.
Ma vale la pena di distinguersi dalla massa, ed ecco perché:
- Emergiamo: quando facciamo come tutti, siamo sostituibili. Quando siamo noi stessi, diventiamo memorabili.
- Diamo valore a ciò che siamo: le nostre idee, il nostro modo di vedere il mondo, le nostre stranezze sono quelle che creano qualcosa di nuovo.
- Attiriamo le persone giuste: non piacciamo a tutti, ed è un bene. Distinguersi filtra: restano quelli che capiscono davvero.
- Cresciamo di più: seguire la massa è comodo. Uscirne costringe a scegliere, sbagliare, imparare. È lì che avviene l’evoluzione.
- Ma soprattutto viviamo con più senso: adeguarsi spesso è sopravvivere. Distinguersi è vivere con pienezza.
E con questo vi lasciamo, non prima di un ultimo augurio: abbiate il coraggio di esporre le vostre abilità speciali. All’inizio avrete paura, poi subirete le critiche, ma infine troverete il vostro posto nel mondo. E magari anche una “tribù” di persone speciali come voi.