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La legge di Parkinson nella vita quotidiana
La legge di Parkinson, nata per migliorare l’efficienza delle aziende, può venirci in soccorso per ottimizzare le nostre incombenze quotidiane e guadagnare tempo da dedicare a noi stessi.

Forse non molti, a parte i CEO delle aziende, conoscono e applicano la legge di Parkinson: eppure vedremo come essa può tornarci utile anche nel pianificare i nostri compiti quotidiani. 

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Ma prima, un po’ di storia. Cyril Northcote Parkinson (1909 – 1993) non era il capo di un’azienda, ma uno storico inglese particolarmente infastidito dai tempi eterni della burocrazia nel suo Paese – e noi italiani lo capiamo, eccome! Dai suoi fastidi personali e dalla sua curiosità inesauribile Parkinson trasse molte osservazioni sul funzionamento delle aziende, nonché una propria personale legge relativa al lavoro e ai suoi tempi, pubblicata poi in un volume (Parkinson's Law, appunto). 

Qual è l’assunto della legge di Parkinson? Molto semplice: più tempo si ha a disposizione per concludere un certo lavoro, più tempo quel lavoro richiederà. In altre parole, quando si ha troppo tempo per fare qualcosa, l’efficienza diminuisce. Così, un impiegato che avrà tutto il giorno per redigere due documenti impiegherà esattamente otto ore per farlo; lo stesso tempo che impiegherebbe se, anziché due documenti, dovesse redigerne quattro. Non solo: quando si ha meno tempo per eseguire un compito, si è spinti a trovare risorse mentali che ne rendono l’esecuzione anche più semplice. Continuando con l’esempio dell’impiegato: quando egli deve redigere solo due documenti, avendo una montagna di tempo da dedicarvi, cadrà facilmente nella “sindrome della pagina bianca” e si bloccherà; avendo meno tempo, dovrà appellarsi a tutte le proprie risorse mentali e porterà a termine il compito più facilmente. 

I CEO delle aziende private e delle startup contemporanee conoscono benissimo la legge di Parkinson e la applicano anche con risultati contrastanti: la conseguenza ultima di una applicazione indiscriminata è, infatti, costringere chi lavora a tempi troppo risicati per poter trarre risultati effettivamente buoni. Questa legge dunque andrebbe ridimensionata con l’elaborazione di tempistiche oneste, elastiche. 

Ma nella vita quotidiana, applicare la legge di Parkinson può tornarci utilissimo. Come? Dandoci semplicemente un po’ meno tempo per completare le nostre task personali. Tempo fa parlavamo di un metodo tibetano per avere sempre la casa pulita senza troppo sforzo: esso prevede di dedicare alla pulizia né più né meno di venti minuti al giorno. Se applicato quotidianamente, questo metodo apparentemente impossibile dà risultati contrassegnati da alta e costante efficienza. Il funzionamento di questo antico metodo praticato nei monasteri dell’est del mondo è simile, a ben vedere, alla legge di Parkinson. Se ci diamo dieci minuti in meno al giorno per fare le pulizie di casa, per controllare i conti familiari o per qualsiasi altra attività extralavorativa, possiamo ottenere gli stessi risultati cui siamo abituati di solito ma guadagnare al contempo preziosi minuti per dedicarci alla cura di noi stessi. Valutare onestamente il tempo di cui necessitiamo davvero per svolgere un compito è un aiuto per allontanare la procrastinazione, aumentare l’efficienza personale e, soprattutto, guadagnare tempo per il riposo.



 Commenti (2)
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  1. alvaroit, Treviso (Veneto)
    Parkinson ci ha visto giusto, ahimè! ... ma il peggio è questo: risultati contrastanti.
  2. sottileconfine, Roma (Lazio)
    È un po' la conferma di quanto ammonisce il vecchio, ma sempre utile proverbio "chi ha tempo, non aspetti tempo".


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