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Quando non si fa sentire: 7 consigli per capire come comportarsi
Reagire nel modo giusto a un episodio di ghosting o a un primo appuntamento senza seguito può essere difficile, ma coltivando la propria autostima e le proprie relazioni amicali questo “abbandono” può fare sempre meno male.

A chi non è capitato di vivere un primo appuntamento fantastico che però non ha avuto seguito, o di veder sparire il partner dopo il primo litigio? O magari di iniziare una frequentazione e di vederla poi interrompersi improvvisamente senza alcun preavviso, aspettando per giorni una chiamata che non arriva mai? 

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Questa condizione di attesa, da una parte, e di fuga dall’altra è molto comune al giorno d’oggi. I ruoli del fuggitivo e dell’inseguitore (o di chi aspetta paziente) di solito corrispondono a due tipi distinti di personalità e tendono a ripetersi nel tempo. Il sentimento predominante nel soggetto che “aspetta” è l’insicurezza: non solo ha paura di veder scappare l’ennesimo partner che incontra (l’esperienza lo ha segnato), ma si sente poco sicuro di sé in generale. Quando l’insicurezza diventa il sentimento predominante all’interno di una relazione o all’inizio di questa, di sicuro c’è qualcosa che non va. 

Generalmente, al di là di ogni scusa o di ogni speranza, chi non si fa sentire a lungo è al 99,99% una persona non interessata a coltivare un rapporto. Questa semplice e cruda verità fa però molto male quando appare dopo i primi, bei giorni trascorsi insieme o dopo intensi momenti di intimità. Tutto questo non è certo colpa di chi aspetta, ma si tratta piuttosto di una frustrante quanto frequente prassi derivata da una mentalità consumistica e da tutte le paure ad essa associate (Bauman insegna). Il punto è accogliere questo dato di fatto e sapersi creare un “guscio di sicurezza” non impenetrabile, ma sufficientemente forte da attutire gli urti. Anche se la sparizione di un partner è disorientante, quando è ripetuta e non smette di causare dolore siamo forse di fronte a qualcosa di più che una semplice casualità: forse si è troppo ingenui, troppo vulnerabili, oppure ci si apprezza troppo poco e si prende ogni evento traumatico esterno come un colpo mortale all’amor proprio. A volte questo gioco va talmente avanti da confondere le carte, sostituendo la frustrazione e il desiderio della chiamata tanto attesa a domande più centrate come: “Questa persona mi piace davvero? Il nostro incontro è stato davvero bello?”. 

Per reagire al piccolo grande trauma del telefono che non squilla o del messaggio che non arriva (piccolo abbandono che è l’eco di un abbandono più grande e doloroso, il primo vissuto nell’infanzia o quello che noi stessi ci facciamo continuamente autosabotandoci) è importante coltivare la propria salute emotiva e allontanare, per quanto possibile, rabbia e autocommiserazione. Ecco, riassunti, sette piccoli consigli per smettere piano piano di aspettare quella maledetta chiamata! 

  1. Coccolati! 

Concediti del tempo per te e impara a “coccolarti” ogni giorno, e non ad aspettare che prima o poi arrivi qualcun altro a farlo. Inizia a vivere la vita che vorresti senza rimandarla a un domani e senza vincolarla a un legame sentimentale. 

  1. Non autocommiserarti. 

Gli istinti più comuni di fronte a un episodio di ghosting sono la rabbia e, soprattutto, l’autocommiserazione. Anche se non è facile, cercare di mantenere un atteggiamento centrato su te stesso e non vincolato agli eventi esterni significa imparare a proteggerti. 

  1. Pensa al qui e ora. 

Chi passa la maggior parte del suo tempo a immaginare futuri possibili e impossibili raggiunge grandi traguardi creativi, ma deve sapersi limitare per non cadere nella tristezza e nell’inazione. Così è anche nel gioco dell’amore: se smetti di immaginare quel che sarebbe potuto accadere e ti focalizzi su ciò che hai oggi, smetti di alimentare la macchina della frustrazione. 

  1. Esci dal “gioco di potere” in amore. 

Come abbiamo detto prima, il rischio per chi finisce ad attendere spesso telefonate che non arrivano è di scivolare all’interno di un “gioco” di potere guidato da un desiderio nascosto di rivalsa. Il fatto che una persona ti voglia diventa importante di per sé, a prescindere dall’interesse reale che hai nei suoi confronti. Questo è un segnale pericoloso: significa che stai svalutando i tuoi sentimenti e la tua stessa personalità. Ti stai inserendo in un gioco che ti vedrà sempre in posizione di svantaggio. 

  1. Prova a farti sentire tu. 

Se credi di essere caduto in un gioco di potere, fatti una domanda in più: quanto è importante, per te, che sia l’altra persona a chiamarti? Potresti considerare l’idea di provare a fare un passettino verso di lei (uno solo) prima di gettare la spugna? 

  1. Accetta che non tutte le persone possano comprendere la tua bellezza e la tua forza. 

In altre parole, accetta il fatto che non tutti possano amarti o sappiano cogliere appieno il dono del tuo tempo e del tuo amore. Tu stesso non potresti, per quanto ti sforzi, amare tutte le belle persone di cui sei circondato. A volte l’amore agisce tramite vie misteriose e non volontarie. 

  1. Coltiva le amicizie, prima che gli amori. 

Avere una vita sociale piena e soddisfacente è una barriera importantissima contro i grandi e piccoli naufragi della vita. Sapere di avere un amico fedele su cui contare e coltivare costantemente il rapporto con lui è qualcosa cui dovresti prestare più attenzione rispetto alla sola ricerca dell’anima gemella.



 Commenti (4)
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  1. ursula711, Legnago (Veneto)
    Sono d'accordo anch'io. In questo merdaio di chat è già tanto trovare un po' di sesso (e solo quello) quando vogliono loro immaginiamoci l'amicizia e l'amore...
  2. chanty723, MENTON (Provence-Alpes-Côte d'Azur)
    E' cosi!!!
  3. sichelgaita, Roma (Lazio)
    Ormai l' egoismo.. generalizzato, il disinteresse per gli altri, la capacità di voler bene... prima che di amare rende difficile anche l amicizia... figuriamoci l amore. In questo sito come in molti altri pochi vogliono veramente un amico o un amore... l articolo è come sempre scritto molto bene!!!
    venus455, Roma (Lazio)
    Sono pienamente d'accordo. Purtroppo è un dato di fatto e non pochi casi isolati.


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