Che cos’è l’effetto Dunning-Kruger? Una distorsione cognitiva che porta a sovrastimarci
Il contrario del “so di non sapere” è una certezza svincolata dall’effettiva conoscenza.
Capita più spesso di quanto si pensi: sentirsi sicuri di aver capito qualcosa salvo poi rendersi conto, magari troppo tardi, di averne colto solo una parte superficiale. È una dinamica quasi invisibile mentre accade, perché la sensazione dominante non è il dubbio, ma l’opposto: una fiducia sorprendentemente solida nei propri giudizi.
Link sponsorizzato
Se posso permettermi un esempio personale, alle elementari ero la classica bambina saputella che con qualche lezione di base sulla civiltà egizia pretendeva di aver capito tutto del loro complesso sistema religioso e funerario. Non mi capacito di come gli adulti non ridessero sentendomi parlare.
Questo fenomeno, che ha riguardato me ma “contagia” soprattutto gli adulti, ha un nome preciso: effetto Dunning-Kruger. Si tratta di una distorsione cognitiva per cui le persone con competenze limitate in un determinato ambito tendono a sopravvalutare le proprie capacità. Non per arroganza deliberata, ma per un paradosso piuttosto interessante: proprio la mancanza di competenze rende più difficile riconoscere i propri limiti.
Infatti, per capire quanto si è inesperti in qualcosa, servono esattamente quelle abilità che ancora non si possiedono, che riguardano le nozioni ma anche la capacità di confronto e analisi. Il risultato è una sorta di “illusione di competenza”, in cui si colmano le lacune con sicurezza, più che con conoscenza reale.
Il termine nasce da uno studio pubblicato nel 1999 dagli psicologi David Dunning e Justin Kruger, che osservarono come i partecipanti con i risultati peggiori in test di logica, grammatica e umorismo fossero anche quelli che tendevano a valutarsi più positivamente. Al contrario, chi otteneva punteggi più alti mostrava spesso una certa cautela nel giudicare le proprie prestazioni. Non perché fosse meno capace, ma perché aveva una percezione più accurata della complessità.
Questa dinamica non riguarda solo contesti accademici o teorici. Si manifesta anche nella vita quotidiana, nelle conversazioni, nelle decisioni, nel modo in cui si interpretano informazioni nuove. Più un argomento è complesso, più è facile semplificarlo e sentirsi rapidamente “competenti”. E più cresce la sicurezza, meno si avverte la necessità di approfondire. Questo è particolarmente importante quando, per esempio, abbiamo un problema di salute e tendiamo ad affidarci più a Google che ai medici, cosa che può generare tanta confusione e tanto fraintendimento.
Un aspetto interessante è che l’effetto Dunning-Kruger non è qualcosa che riguarda “gli altri”. È una tendenza generale, che può emergere in qualunque ambito in cui si abbia una conoscenza parziale. Nessuno ne è completamente immune. La differenza, semmai, sta nella capacità di riconoscere quando si sta parlando con più sicurezza che consapevolezza.
C’è anche un secondo elemento interessante nell’effetto Dunning-Kruger, meno citato ma altrettanto rilevante: con l’aumentare dell’esperienza, la sicurezza può diminuire temporaneamente. Non perché si diventi meno competenti, ma perché si inizia a vedere quanto c’è ancora da capire. Questo accade di frequente, per fare un esempio, quando si sta progredendo nello studio universitario. È una fase in cui l’eccesso di fiducia lascia spazio a una percezione più realistica e spesso più complessa delle proprie capacità.
In questo senso, il dubbio non è necessariamente un segnale negativo. Può essere, al contrario, un indicatore di maggiore consapevolezza. Chi sa di non sapere abbastanza inizia a fare domande diverse, a cercare conferme, a rivedere le proprie posizioni.
L’effetto Dunning-Kruger, quindi, non è solo una curiosità psicologica, ma una lente attraverso cui osservare il modo in cui costruiamo le nostre convinzioni. Ricordiamoci che la sicurezza non è sempre sinonimo di competenza, e che una certa cautela, soprattutto di fronte a ciò che si conosce poco, può essere più utile di quanto sembri.
Naturalmente non ci è vietato discutere di politica internazionale, di medicina o… degli egizi, ma manteniamo sempre la consapevolezza che gli specialisti, dai quali abbiamo tratto qualche informazione tramite contenuti divulgativi, ci hanno fornito al massimo qualche nozione di base.