Mi ha tradito! E' naturalmente un'esperienza che viene vissuta come uno shock: per questo è meglio non prendere decisioni affrettate e cogliere l’occasione per guardare dentro se stessi.
Prima di tutto: come reagire? Prendiamo l’esempio di una coppia come tante,
che sta insieme da diverso tempo. Non c’è nessuna crisi evidente, forse
solo un po’ di routine, ma per il resto la situazione sembra buona e
stabile. A un certo punto però uno dei due tradisce, si “fa” un amante o si
lascia andare a sporadiche avventure e l’altro finisce per scoprirlo. Un
classico, ma non per questo meno doloroso per chi lo subisce. Le reazioni
iniziali di chi viene tradito sono sempre molto intense, e in
genere seguono schemi standard: ci sono sorpresa, paura del futuro, dolore,
delusione, disorientamento, rabbia, conflitto interiore sul da farsi:
combattere per difendere il rapporto da una possibile rottura oppure
lasciar perdere e concludere tutto al più presto? Resistere a denti stretti
o prendersi rivincite immediate, restituendo il ben noto “pan per
focaccia”? In questa morsa di dubbi e di emozioni contrastanti si
sviluppano molto spesso, comprensibilmente, comportamenti scomposti:
scenate, pianti, fortissime gelosie, chiusure verso il mondo o, al
contrario, coinvolgimento inopportuno di parenti e amici. Si può diventare
cinici oppure ossessionati dai movimenti del partner, dipendenti da ogni
suo gesto o parola.
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Questi momenti non danno mai risultati costruttivi: il caos interiore e di
coppia aumenta, l’energia individuale diminuisce, il rapporto non può
giocare le sue (eventuali) carte per potersi ritrovare. È una fase
necessaria, certo, che tuttavia non deve durare troppo. Se la persona
riesce a trovare un po’ di lucidità e a osservare la situazione senza
giudicare o disperarsi di continuo, dopo un po’ di tempo può accadere
qualcosa di inaspettato, che non avrebbe mai creduto: si abbandona il
reagire e si comincia ad agire per se stessi, ad avere voglia di occuparsi
di sé come non si faceva da molto tempo. L’attenzione si sposta e si
concentra sulla propria vita individuale, con curiosità e stupore
crescenti. Non è, come si può facilmente equivocare, una vampata egoistica
per difendersi dal dolore di coppia, ma l’opportunità concreta di rinnovarsi, di contattare i propri reali
bisogni che da tempo erano stati lasciati da parte in nome dell’armonia di
coppia o del quieto vivere.
Quindi, diciamo un secco “No” al sacrificio: quel che serve è la
consapevolezza.
Molti stanno in coppia vivendo al “minimo comune denominatore”, cioè
vivendo solo ciò che si può fare in due con quello specifico partner,
rinunciando a desideri e talenti perché “scomodi” al rapporto o
inaccettabili per l’altro e cristallizzandosi in una forma di se stessi
assai riduttiva. Si pensa che facendo queste rinunce si ottengano dei
crediti: lealtà, fedeltà, gratitudine, confidenza, progettualità condivisa.
Ci si convince che il sacrificio costituisce un argine nell'eventualità che
il partner un giorno si senta attratto da qualcun altro. E invece ora
sembra di perdere tutto: non solo la persona amata, ma anche tutto ciò che
si pensava di aver costruito, la fatica a cui ci si era sottoposti. Ma è
proprio questa sensazione di perdere tutto a poter sbloccare qualcosa di
importante nella psiche di chi soffre.
Quindi il tradimento può diventate l’occasione della svolta. Prima bisogna riprendere in mano la propria vita individuale e conoscere
un’altra persona che vive in noi e che può ora svelarsi, se la coltiviamo.
Sarà lei a decidere cosa fare rispetto alla coppia. Bisogna ritrovare cose
antiche di sé, perché nella routine si è innaturalmente diventati qualcosa
di alterato e di meno; e cose nuove, che davvero non si sospettavano. Così
si ottiene il triplo effetto di maturare a livello personale, di risultare
assai più interessanti agli occhi dell’altro e di aiutarlo a fare chiarezza
sui suoi sentimenti per noi. C’è da chiedersi: ma perché bisogna aspettare
di essere traditi per dare questa positiva svolta? Una sola risposta:
perché il tradimento mette in discussione il valore più profondo di sé, lo svilisce nell'idea
che gli venga preferito qualcun altro. Ciò fa esplodere una voglia di riscatto che, se non viene manifestata come vendetta o disperazione, può portare a
conquiste sorprendenti e insperate e a trasformare un potenziale fallimento
in una grande vittoria.