Gli amori depressivi sono una categoria di amore caratterizzata dalla richiesta di attenzioni e da un senso di mancanza continuo. Anche se per definizione riguardano solo le persone depresse, possono dare spunti utili anche a chi non ha questa diagnosi.
I cosiddetti amori depressivi sono relazioni amorose nelle quali uno dei partner, o tutti e due, convive con una diagnosi di depressione o comunque vive un periodo della vita caratterizzato da alcuni degli aspetti più comuni di questa malattia: tristezza continua, odio per se stesso, sensi di colpa, mancanza di interesse nei confronti del mondo.
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Che caratteristiche hanno questi amori e in cosa sono diversi dagli altri? È facile che chi ha una diagnosi di depressione veda nel partner il suo salvatore, elevandolo a unica ragione della propria esistenza. In questo modo l'amore si trasforma in una supplica, riducendosi alla sola richiesta di attenzioni e rischiando di non approdare a un sentimento autentico. Un amore egoistico, si potrebbe dire, e anche molto pesante per chi depresso non è ed è costretto a svolgere il ruolo di timoniere nella vita di qualcun altro. Anche quando entrambi i partner sono depressi, la dinamica è simile: salvatore-salvato.
A questo elemosinare attenzioni si aggiunge un altro problema: la paura della rottura, la quale se avviene è vissuta come una vera tragedia e rischia di far crollare ancora di più la persona che la subisce. Quando una persona depressa comincia una nuova relazione si sente invasa, per poco tempo, da un insieme di sensazioni inebrianti che la sollevano dalla propria condizione e la fanno sentire nuovamente in salute: la vicinanza dell'altro e i suoi gesti affettuosi diventano così una specie di droga che occorre procurarsi in quantità sempre maggiore per poter continuare a sentirsi sereni e "normali".
Un vecchio adagio dice che "chi non si ama, non può amare gli altri" ed è proprio osservando questi amori distorti che si possono trarre delle conclusioni importanti e valide anche per chi depresso non è. Il confine tra la ricerca del contatto con l'altro e una visione egoistica dei rapporti, sempre fondati sulla mancanza e la negazione e mai sulla stabilità e l'affermazione, è qualcosa su cui molti di noi si sono trovati a interrogarsi. Sembra che per poter vivere un amore sano occorra superare le dinamiche del "salvataggio" che sono tipiche non solo delle persone depresse, ma anche di chi ha vissuto una rottura dolorosa di recente o chi gode di bassa autostima.
Per chi è depresso e vive una storia d'amore sbilanciata, l'aiuto ideale è costituito dalla terapia psicologica. Per chi è sano e però sente di stare vivendo una situazione simile, occorre compiere determinati passaggi di coscienza:
- Chiedersi se quello che si sta vivendo è davvero amore, o non è piuttosto la risposta a un periodo difficile. Ammetterlo a se stesso con onestà e senza sentirsi in colpa.
- Fare qualcosa per modificare la situazione. Proporre al partner di fare qualche attività distensiva, una piccola vacanza. Iniziare a chiedergli come sta; ascoltarlo più a lungo e più attentamente.
- Riconoscere che, nonostante alcune persone amino aiutare, ognuno possiede un valore che va ben al di là di questo rapporto dottore-paziente; valorizzare, quindi, gli aspetti più proattivi di sé; dimostrare i propri interessi; condividere le proprie capacità; non cadere nell'errore di reputarsi interessanti in quanto sfortunati.
- Continuare ad amarsi e amare, prendere l'amore sincero come unico criterio.