L’atto di parlare da soli viene comunemente interpretato come un problema, ma secondo la ricerca psicologica in realtà è molto utile. Solo in specifici casi c’è da preoccuparsi.
Parlare da soli è molto più comune di quanto si pensi e, nella maggior parte dei casi, non ha niente a che vedere con la follia. La psicologia studia da tempo questo comportamento, che può avere diverse funzioni: aiutarci a concentrarci, mettere ordine nei pensieri, affrontare una situazione difficile.
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Osserviamo un po’ più nel dettaglio perché ci capita di parlare da soli e quando, eventualmente, potremmo pensare che qualcosa non va.
- Parlare da soli mette in movimento il pensiero
L’esempio perfetto del parlare da soli “funzionale” si verifica quando dobbiamo eseguire un’azione complessa, come montare un mobile senza avere le istruzioni. È possibile che, a un certo punto, si inizi a dire ad alta voce quello che si sta facendo: “Prima tolgo questo, poi vediamo come si incastra, poi…”. Parlare a se stessi serve a rendere più chiari i singoli passaggi.
In inglese questo fenomeno viene chiamato self-talk. Lo si fa fin da bambini, sia durante il gioco sia quando si affronta un compito nuovo. Con la crescita, una parte di questo dialogo tende a diventare interiore, silenzioso, ma in certi momenti si sente di nuovo il bisogno di esprimersi ad alta voce.
- Parlare da soli serve a processare le emozioni
Parlare da soli può servire a gestire le emozioni dando un nome a quello che si prova, ricostruendo un episodio o provando una risposta in un dialogo immaginario. Questo comportamento permette di prendere le distanze da ciò che sta succedendo e aiuta a calmarsi.
Questo tipo di self-talk non è sempre positivo: un conto è incoraggiarsi, un altro è passare mezz'ora a ripetersi di essere incapaci o di aver sbagliato tutto. Il dialogo interiore può sostenere ma può anche diventare una forma di autocritica continua.
- Parlare da soli potrebbe migliorare la concentrazione
In alcune circostanze si parla da soli per concentrarsi. Pronunciare il nome di un oggetto che si sta cercando, per esempio, può aiutare a individuarlo più facilmente perché mantiene attiva nella mente l'informazione che interessa. È una strategia che alcune persone usano più spesso, mentre altre preferiscono pensare in silenzio. Non esiste un unico modo corretto di organizzare le proprie idee.
A volte si parla da soli anche quando si è sotto pressione, magari per incoraggiarsi prima di una prova o per riuscire a cominciare un'attività che si continua a rimandare. In questi casi le parole possono funzionare come una piccola spinta: non fanno il lavoro da sole, ma aiutano a passare dall'intenzione all'azione.
- Quando è il caso di preoccuparsi?
Nella maggior parte delle situazioni, come abbiamo visto, parlare da soli non è un segnale di un disturbo psicologico. È piuttosto un'abitudine innocua, una risposta allo stress o un modo personale di affrontare le attività di ogni giorno. Non c'è motivo di allarmarsi soltanto perché ci si sorprende a commentare quello che si sta facendo.
La situazione cambia se l'esperienza è accompagnata da altri segnali: per esempio sentire voci, avere difficoltà a distinguere i propri pensieri da ciò che accade realmente oppure provare una sofferenza intensa che interferisce con la vita quotidiana. In questi casi non è il semplice parlare da soli a indicare un problema, ma l'insieme delle esperienze e dei sintomi. A questo punto è necessario parlarne con un professionista.