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Se cerchi di controllare troppo le tue emozioni potresti finire per stare peggio
L’autocontrollo estremo, quello che si impone di censurare le emozioni, non è positivo: tiene alta la tensione e scatena un senso di inadeguatezza. Qual è l’alternativa?

“Non devo arrabbiarmi”, “non ha senso piangere per una cosa del genere”, “devo smetterla di pensarci”... se ci diciamo spesso frasi del genere conosciamo bene la fatica di cercare di tenere a bada le emozioni. Magari dall'esterno sembriamo tranquilli, riusciamo a portare avanti i nostri impegni e non lasciamo trasparire quasi nulla. Questo, però, non significa che il disagio sia passato.

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Il tentativo di controllare le emozioni è comprensibile e sembra anche un’attitudine positiva. Nessuno ha voglia di sentirsi sopraffatto dalla rabbia o dall'ansia, soprattutto quando deve lavorare, prendere una decisione o stare in mezzo agli altri. Ma nessuno di noi è capace di fare il passo successivo, cioè impedirsi realmente di provare qualcosa, e lo sforzo “censore” si trasforma in stanchezza, esaurimento, tensione.

Tenere tutto dentro non significa stare meglio!

Ci sono situazioni in cui trattenersi è utile, certo. Ad esempio se siamo furiosi durante una discussione aspettare prima di rispondere può evitarci di dire cose di cui ci pentiremmo. Diverso è convincerci di non dover provare rabbia, tristezza o paura, come se quelle emozioni fossero un errore da correggere. Potremmo arrivare al punto di non essere nemmeno più in grado di leggere ciò che la mente e il corpo ci dicono.

E più cerchiamo di scacciare un pensiero, più questo torna.

È un fenomeno studiato in psicologia: controllare continuamente se un pensiero indesiderato è scomparso può mantenerlo presente. Non succede sempre e non vale allo stesso modo per ogni persona, ma lo sforzo di scacciarlo può diventare dannoso a sua volta.

Funziona così anche nel caso delle emozioni. Imporsi di non provare ansia non cancella il problema ma ne crea due: il disagio per l’emozione e la frustrazione perché il controllo non è completo. Inoltre spesso si aggiunge il giudizio su se stessi, il vedersi negativamente per via di quello che si prova.

In tanti pensano che alcune emozioni siano ammissibili e altre no. Tristezza, gelosia, rabbia e paura andrebbero bandite, si dicono. Va ricordato che, se dobbiamo giudicare qualcosa, non è l’emozione naturale, quanto l’azione che ne consegue.

Infatti essere arrabbiati non significa avere il diritto di ferire qualcuno; provare invidia non ci obbliga ad agire contro chi abbiamo davanti. Possiamo riconoscere quello che sentiamo e decidere comunque come comportarci. Questo è il vero risultato, non censurarsi e mortificarsi.

Che cosa fare, allora, con queste tempeste di emozioni?

Una cosa non semplice: accettarle, ascoltarle e decidere di agire in modo attento per se stessi e gli altri. Si può optare per prendersi una pausa quando si ha un’emozione negativa, per esempio rimandando una conversazione. Nel caso dell’ansia, si può studiare una serie di trucchi per tranquillizzarsi nelle situazioni difficili (ad esempio esercizi di respirazione o visualizzazione).

Questo non è agire contro l’emozione, ma crearle intorno un terreno sicuro, una specie di immaginaria stanza imbottita, per evitare che faccia male.



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