Riviste scientifiche internazionali riportano ricerche che collegano le estinzioni a rapidi cambiamenti climatici e a forti emissioni di gas serra, che in passato erano dovute soprattutto a eccezionali eruzioni vulcaniche.
Non possiamo affermare che sia uguale a quello che accade oggi, ma molti scienziati denunciano un pericoloso accumulo di CO2, vicino a una soglia il nostro pianeta non potrà più reggere.
Citiamo per prima quella che diversi studi collocano alla fine del Permiano, oltre 250 milioni di anni fa. Grandi eruzioni vulcaniche avrebbero rilasciato altissime quantità di CO2 e gas affini, con la diretta conseguenza di un potente innalzamento delle temperature, grossi cambiamenti negli oceani e quindi il collasso di molti ecosistemi. Un processo che ha impiegato migliaia di anni ma che, in termini geologici, viene considerato rapido e che riflette un schema che è importante notare:
- Il clima cambia gradualmente
- Gli ecosistemi reggono il colpo fino ad una certa soglia
- Raggiunta quella, il cambiamento assume connotati più evidenti, rapidi e difficili da controllare
Queste soglie vengono chiamate tipping points o "punti di non ritorno"...ed è qui che il "tanto manca tempo" rischia di illuderci. Sentiamo parlare di scenari rischiosi tra il 2050 e il 2100 e ci sembrano date tanto lontane, ma lo sono davvero? Non sono davvero pochi anni se li paragoniamo a quelli di una vita umana, se pensiamo che saranno i tempi dei figli di adesso?
Molti studi stanno ultimamente evidenziando anche che i maggiori cambiamenti si depositeranno nei prossimi 20-30 anni, non solo alla fine del secolo. Manca quindi tempo?
La realtà è che il clima risponde in ritardo, che le azioni di oggi avranno conseguenze tra qualche decennio e che, in sostanza, le decisioni di governi, aziende e cittadini stanno dipingendo il mondo di quel famoso 2050, dove si rischieranno:
- Ondate di calore sempre più frequenti
- Eventi estremi come alluvioni e siccità
- Impatti sull'agricoltura, innalzamento dei prezzi del cibo, migrazioni e instabilità economica
È una apocalisse già scritta? No, per fortuna! Ci sono diversi scenari possibili ma ogni anno di ritardo nella riduzione delle emissioni fa allontanare l'ago della bilancia da quelli migliori.
A beneficio della chiarezza di chi vuole ascoltare, molti divulgatori paragonano il clima ad un conto in banca: ogni volta che emettiamo CO2, una parte di questa rimane in atmosfera, depositata a lungo in un conto che, oltre una certa soglia, genera interessi attissimi.
Il nostro "tanto manca tempo" è continuare ad usare la carta di credito illudendoci di poter pagare più avanti un debito che, intanto, si accumula inesorabilmente, tonnellata dopo tonnellata di CO2.
Cosa rischiamo, nel concreto, non agendo in tempo?
- Politiche climatiche tardive più drastiche e veloci con forte impatto sul lavoro, trasporti e prezzi dell'energia
- Le aree più vulnerabili, come le zone costiere, rischiano di diventare più difficili da abitare o assicurare
- Alcune professioni potrebbero essere messe in crisi
Ed ecco che la crisi climatica non è più solo un problema ambientale ma si riflette sulla vita quotidiana di ognuno di noi.
Queste parole non devono servire a spaventare ma a prendere coscienza e responsabilizzare. Certo, il grosso del lavoro spetta alle decisioni politiche e alle scelte delle grandi aziende ma ognuno di noi può contribuire attraverso piccole azioni. Possiamo:
- Informarci in modo critico: seguire fonti affidabili su clima e ambiente, distinguere tra allarmismo e dati reali, capire cosa dicono davvero i rapporti scientifici principali
- Portare il tema dove conta: parlarne in ufficio, nei gruppi di amici, nelle assemblee; proporre progetti su energia, rifiuti, mobilità; partecipare a iniziative locali
- Scegliere come muoverci e cosa comprare: quando possibile, preferire mezzi pubblici, bici, treni ai voli brevi; ridurre gli sprechi; pensare all’impatto di ciò che acquistiamo, soprattutto elettronica e abbigliamento
- Usare la nostra voce politica: informarti sulle posizioni dei candidati su clima e ambiente, firmare petizioni serie, partecipare a consultazioni pubbliche quando ci sono.
- Sfruttare ogni mezzo mediatico per parlare del tema e sensibilizzare quanta più gente possibile
Ciò che ci insegna la storia delle estinzioni è che i sistemi complessi possono cambiare con una rapidità che a volte sembra impensabile, ma studiarla ascoltarla rende possibile passare dal "tanto manca tempo" al "io, nel mio piccolo, per salvare il mondo faccio così".