Il World Happiness Report, che esce ogni anno e analizza 196 Paesi, spiega quali sono gli Stati più felici e perché.
Forse vi è già capitato di leggere articoli secondo i quali i Paesi scandinavi sarebbero “i più felici al mondo”. Nel 2026 la Finlandia ha vinto il podio per il nono anno consecutivo. L’Italia si colloca al trentottesimo posto, ultima in Europa. Ma come vengono stilate queste classifiche? Qual è la felicità di cui si parla? Sì, perché non dobbiamo immaginare i finlandesi sempre euforici, sempre con un sorriso stampato in faccia. La felicità di cui parlano i report è un concetto diverso.
Link sponsorizzato
Gli elementi principali che vengono considerati nel World Happiness Report sono questi:
- PIL pro capite
- Aspettativa di vita sana
- Sostegno sociale
- Libertà di scelta
- Generosità e fiducia negli altri
- Bassa percezione della corruzione
Non si tratta di felicità individuale, quindi, ma di un sentimento collettivo di sicurezza e fiducia. Essere abbastanza sicuri economicamente, non per forza ricchi ma nemmeno indigenti, e sapere che se qualcosa dovesse andare male lo Stato aiuterà; avere dei buoni ospedali, cibo sano reperibile; non vivere in un clima politico repressivo e sentirsi liberi di scegliere per la propria vita: pensare che i politici siano dalla parte della Nazione e non contro di essa; credere che i vicini, i concittadini non siano persone da temere, anzi, da cui ricevere sostegno in caso di bisogno.
Abbiamo detto che l’Italia non è in una condizione catastrofica se guardiamo al mondo nella sua interezza, ma rispetto ai Paesi occidentali soffre. Perché?
Guardiamo per prima cosa i punti a favore, che trainano la felicità nel nostro Paese:
- Buona aspettativa di vita: il nostro sofferente sistema sanitario, pieno di limiti e tagli, resta ottimo se paragonato a quello di tanti Paesi del mondo. Il nostro è un approccio universalistico alla cura, e chiunque ha bisogno viene assistito. L’aspettativa di vita è alta anche per la disponibilità di cibo sano e per la dieta mediterranea.
- Relazioni familiari: gli italiani sono legati alla famiglia, che funziona come ammortizzatore sociale in caso di bisogno.
- Bellezza disponibile: la nostra natura variegata e il nostro panorama culturale migliorano la qualità del tempo libero.
Ecco, invece, i punti a sfavore:
- Stagnazione economica: La percezione di un reddito inadeguato al costo della vita e la scarsa mobilità sociale generano ansia, soprattutto tra le nuove generazioni. I salari sono fermi da decenni.
- Percezione di uno Stato corrotto: gli italiani non hanno fiducia nella politica, che definiscono inefficiente e non attenta ai cittadini.
- Disuguaglianze tra Nord e Sud: purtroppo lo storico divario tra le regioni non è ancora stato colmato.
La classifica dei Paesi più felici non ha nessuna influenza politica e vale soltanto come informazione generale. È difficile, probabilmente impossibile che l’Italia diventi un giorno il posto più felice del mondo. Ma possiamo continuare ad augurarci che qualcosa cambi.