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L'effetto Romeo e Giulietta: perché gli ostacoli possono farci sembrare un amore più intenso
Nel 1972 lo psicologo Richard Driscoll ha notato che i giovani si sentivano più innamorati se le loro famiglie erano contrarie a una relazione. Potrebbe valere anche per gli adulti.

Se qualcuno ci dice che la persona che frequentiamo non fa per noi, è possibile che quella persona ci piaccia improvvisamente ancora di più. Succede nelle storie ostacolate dalla famiglia, nelle relazioni che gli amici sconsigliano, negli amori a distanza e, più in generale, quando qualcosa o qualcuno si mette in mezzo a una relazione. È proprio da qui che nasce l'espressione "effetto Romeo e Giulietta", ispirata naturalmente dalla tragedia di Shakespeare.

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L'idea di base è che un ostacolo possa aumentare l'intensità dei sentimenti invece di spegnerli. Ma è un fenomeno reale? In parte sì. La versione che circola normalmente, però, è decisamente più semplice della ricerca psicologica da cui deriva.

Lo studio che ha dato il nome al fenomeno è del 1972, condotto dallo psicologo statunitense Richard Driscoll e dai suoi colleghi. Essi studiarono 140 coppie di adolescenti e giovani adulti, concentrandosi sull'atteggiamento dei genitori nei confronti della relazione. Il risultato più interessante fu che, quando i genitori erano fortemente contrari, i sentimenti riportati dai ragazzi potevano risultare più intensi.

Da qui è arrivata la famosa interpretazione: più ostacoli, più amore. La ricerca però non dimostrava questo. Per prima cosa si trattava di uno studio osservazionale e non di un esperimento nel quale i ricercatori impedivano deliberatamente a delle coppie di stare insieme. Inoltre, le coppie erano giovani e il ruolo della disapprovazione dei genitori poteva essere particolarmente importante proprio a quell'età. Quindi non possiamo trasformare quei risultati in una formula universale.

Ma perché potrebbe succedere che gli impedimenti accrescano la passione? Qualcuno spiega il fenomeno con la cosiddetta reattanza psicologica. Gli esseri umani hanno, da sempre, una profonda aspirazione alla libertà, ed è proprio quando qualcuno pone un veto che il desiderio si accende. Più ci dicono che non possiamo fare una cosa, più vogliamo farla.

Il divieto ha anche l’effetto di stimolare il pensiero, rendendolo più ricorrente. Se possiamo vedere tranquillamente il nostro partner quando vogliamo, la relazione occupa una certa quantità di spazio mentale. Se invece incontrarlo è complicato, se dobbiamo nasconderci, aspettare o affrontare continuamente discussioni, l'attenzione può aumentare.

Dobbiamo però fare molta attenzione, perché la letteratura e poi il cinema ci hanno abituati a un concetto di amore non proprio sano. Consideriamo Romeo e Giulietta una grande storia d’amore, ma Shakespeare ritrae due adolescenti di quattordici anni, che vivono i sentimenti come si fa a quell’età, in modo decisamente ingenuo e spesso esagerato. Non si deve pensare che l’amore, per essere intenso, debba per forza comportare disagio e sofferenza.

Spesso, quando l'ostacolo scompare, ci si rende conto che una parte dell'intensità derivava proprio dalla situazione eccezionale nella quale la coppia si trovava.

Quindi, Romeo e Giulietta “funzionerebbero” anche senza il divieto? Non è detto.

La morale della favola non è che ci si deve guardare dalle relazioni complicate. Di fatto le condizioni materiali sono una cosa e l’amore, la compatibilità sono altro. L’approvazione o disapprovazione degli altri, la presenza di un qualsiasi veto o la distanza non dicono nulla di una relazione. Finché non la si vive appieno, finché non si conosce bene l’altro è impossibile predire come andrà. Bisogna soltanto sapere che l’effetto Romeo e Giulietta può rappresentare una forma di allucinazione: quando l’adrenalina è troppa, la realtà in parte sfugge.



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