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Cosa c’è dietro alle teorie del complotto
Da dove nascono le idee del complotto e perché le persone ci credono?

Quando si tratta di scienza o politica, esclusi coloro che se ne occupano per mestiere o per ricerca, possiamo dividere il mondo tra “i complottisti” e “gli altri”. I primi sono molto orgogliosi di sé, ma i secondi non sono da meno e spesso si divertono a sbeffeggiare. Anche la scienza si è occupata del complottismo, ma non per deridere chi sostiene certe idee, quanto piuttosto per comprenderlo.

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Qual è, infatti, la ragione per cui nasce il complottismo? Non ce n’è una sola, quindi schematizziamo:

  • La paura. Il mondo al giorno d’oggi non è proprio un posto sicuro. I complottismi, anche i più strani, nascono sempre da un timore di fondo: qualcuno può minacciare me, la mia famiglia, o anche solo la mia libertà di pensiero?
  • L’ignoto. L’essere umano è portato per natura a cercare spiegazioni coerenti e unificanti. Infatti fin dalla preistoria chi riusciva a ragionare sui problemi e a risolverli sopravviveva di più. Purtroppo però non tutti i problemi possono essere risolti facilmente perché a volte non se ne sa abbastanza (gli scienziati non sanno tutto e noi persone comuni tantomeno). Inoltre c’è il fattore della casualità, che è molto meno rara di quanto si pensi. Le persone sono portate per natura a “collegare i fili” ma a volte cercare di dare una spiegazione unificante a eventi diversi può condurre all’errore. E il caso, l’eccezione, l’evento fortuito vanno tenuti in conto, per questo la scienza è basata sulla ripetibilità di una prova.
  • Bias cognitivi. I bias sono “scorciatoie del pensiero” che possono portare a conclusioni fallaci. L’idea che grandi eventi siano per forza prodotti da cause altrettanto grandi, ad esempio, è un bias. Accettare l’idea che Kennedy sia stato ucciso da un pazzo o che la principessa Diana sia morta in un normale incidente sembra troppo poco, perché l’effetto è molto più grande della causa.
  • La storia che insegna (male). Oggi sappiamo che ci sono stati presidenti che hanno mentito al popolo, servizi segreti che hanno spiato i cittadini, nazioni che hanno prodotto prove false per giustificare guerre… ciò può portare a pensare che tutto sia marcio, che i potenti mentano sempre, che gli Stati agiscano contro i cittadini in maniera subdola. Ma non è sempre così.

Da tutte queste radici nascono alberi grandi e difformi o grotteschi: la Massoneria, gli Illuminati che governano il destino dell’umanità, gli avvistamenti alieni passati sotto silenzio, le scie chimiche, la Terra piatta… i complottismi sono tantissimi, ognuno con la sua schiera di sostenitori.

Il “profilo” della persona complottista, secondo ricerche in psicologia sociale e cognitiva, non è legato a un singolo tipo umano ma a una combinazione di tratti e contesto. Studi nell’ambito della psicologia sociale mostrano che queste persone tendono ad avere una forte sfiducia verso istituzioni, autorità e fonti ufficiali, spesso accompagnata da un bisogno marcato di trovare spiegazioni coerenti in situazioni complesse o caotiche (come abbiamo visto).

Dal punto di vista della personalità, si osservano livelli relativamente alti di “pensiero intuitivo” rispetto a quello analitico, e una maggiore sensibilità a certi bias cognitivi. Non necessariamente i complottisti hanno un basso livello di istruzione: il fattore chiave è piuttosto il modo in cui elaborano le informazioni.

Sul piano biografico, spesso i complottisti hanno vissuto esperienze di incertezza, perdita di controllo o marginalizzazione (economica, sociale o culturale) che possono rafforzare l’adesione a narrazioni alternative come forma di “riappropriazione” del senso della realtà. Le teorie del complotto offrono infatti una struttura narrativa semplice, con colpevoli chiari e intenzioni definite.

Inoltre, queste convinzioni possono anche soddisfare bisogni psicologici profondi: sentirsi parte di un gruppo “che ha capito la verità”, distinguersi dalla massa e ridurre l’ansia di fronte a eventi difficili da spiegare.

Dobbiamo ricordare che il complottismo è un fenomeno sfaccettato e sfumato che non riguarda solo “invasati” ma può coinvolgere persone bene inserite nel loro contesto che coltivano solo una o due narrazioni alternative, a volte credendoci solo in parte o nascondendole agli amici.



 Commenti (1)
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  1. margy47, Treviso (Veneto)
    Argomento quanto mai attuale e chiarificatore in un momento difficile come questo attuale. Grazie


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