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Le frasi equivocabili che non si dovrebbero dire
Se si vuole comunicare in modo rispettoso quando un amico o un partner racconta esperienze emotive è bene conoscere le formule da evitare.

Purtroppo la comunicazione nasconde tantissime trappole. Pensiamo di saper usare bene le parole, ma non possiamo evitare i fraintendimenti. Cose dette con buone intenzioni possono offendere o generare sensi di colpa. Per questo abbiamo raccolto cinque frasi problematiche che sarebbe meglio non utilizzare in una conversazione. Eccole:

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  1. “Lo dico per il tuo bene”

Un vero amico dice sempre qualcosa “per il bene dell’altro”. In amicizia non ci sono secondi fini, solo il genuino desiderio di essere di supporto. Il problema infatti non è l’intenzione, ma la modalità con cui viene pronunciata questa frase. Può suonare un po’ da genitore, un po’ da insegnante, mette insomma chi la dice in una posizione di superiorità. A volte la gente usa questa formula addirittura per veicolare critiche, creando una dissonanza cognitiva in chi ascolta.

  1. “Io al tuo posto avrei fatto altro”

Una frase così serve il senso di colpa su un piatto d’argento. Quello che è fatto è fatto, ed è meglio dare un consiglio sul futuro piuttosto che criticare il passato. Quando un amico racconta di un fatto accaduto, di una decisione sbagliata, la cosa migliore è cercare di capirlo piuttosto che di correggerlo. Si può domandare, ad esempio, come si è sentito, come ha reagito, cosa ha provato.

  1. “Sei troppo sensibile”

Questa frase di solito viene usata per sminuire i problemi degli altri e la profondità dei loro sentimenti. Perciò è meglio evitarla il più possibile, anche perché le espressioni giudicanti risultano sempre sgradevoli. Uno dei comportamenti più problematici nelle relazioni è l’invalidazione e frasi come questa possono essere disturbanti a livello psicologico.

  1. “Dai, non è niente”

Questa è una frase che chiude: chiude il discorso e fa ritirare emotivamente chi sta cercando di raccontare la propria storia. L’intento è aiutare, consolare, ma nella testa dell’altro si possono creare pensieri diversi, come “non ha voglia di ascoltarmi”, “pensa che sono uno stupido per aver raccontato questo”, “non mi capisce”.

  1. “Non ti offendere, ma…”

Non c’è niente di male in questa formula, ma bisogna fare attenzione a come la si utilizza. A volte si dice così per coprire gli “insulti mascherati”, frasi che si vuol far passare come innocue deresponsabilizzandosi.

Magari dopo aver letto questo elenco penserai “eh, però non si può più dire niente”. In realtà lo schema di comunicazione rispettosa non è così rigido e contano moltissimo il contenuto delle frasi, il tono e la partecipazione emotiva. La cosa più sbagliata sarebbe imparare un manuale di conversazione e replicarlo indiscriminatamente, con il risultato di perdere autenticità. Ma sapere che frasi apparentemente innocenti possono generare fraintendimenti o disagio accende una luce di consapevolezza preziosa per evitare contrasti.



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