Molte persone che escono da relazioni tossiche e iniziano frequentazioni sane lamentano una noia che fa quasi rimpiangere gli abusi del passato. Sembra un controsenso, ma c’è un motivo psicologico.
Ti è mai capitato di conoscere una persona gentile, presente, coerente, emotivamente disponibile… e di sentire comunque una strana inquietudine? Nessun dramma, nessuna gelosia tossica, nessun tira e molla infinito. Tutto scorre liscio. Eppure dentro di te qualcosa si agita: “Non va bene” dici a te stesso “Troppo perfetto”. O magari (è inconfessabile, eppure succede) non lo ammetti, ma ti annoi.
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Devi sapere una cosa: non è la relazione sana a essere noiosa. È il tuo sistema emotivo che è stato allenato al caos.
Molti di noi hanno imparato ad associare l’amore all’intensità, non alla stabilità. Farfalle nello stomaco che in realtà sono ansia; messaggi visualizzati senza risposta che scatenano adrenalina; discussioni accese seguite da riappacificazioni travolgenti. Questo ciclo dà assuefazione perché alterna paura e sollievo, e il cervello si abitua a quel picco emotivo come a una scarica di dopamina. Il motivo per cui è tanto difficile uscire dai rapporti tossici è uno e uno solo: questi legami creano dipendenza.
Quando invece arriva una relazione sana il ritmo cambia. Non c’è bisogno di inseguire; non si deve conquistare l’attenzione di un uomo o di una donna emotivamente assente; non si devono interpretare silenzi o decifrare segnali contraddittori. C’è chiarezza e la chiarezza, per chi è abituato al caos, può sembrare piatta.
Quando siamo in costante stato di minaccia viviamo emozioni forti, quasi cinematografiche. La nostra integrità emotiva è talmente a rischio che ogni cosa è saturata.
Di conseguenza, se ti annoi in una relazione sana potresti non essere annoiato dalla persona. Non è un problema di mancanza di profondità emotiva del partner in sé, né è un problema di eccessiva prevedibilità nel carattere del proprio compagno/a, ciò che potrebbe etichettarlo come effettivamente noioso/a. Il fatto è che, invece, potresti essere disorientato dalla calma. Il tuo sistema nervoso, abituato a stare in allerta, non riconosce la sicurezza come qualcosa di eccitante, anzi, la percepisce quasi come mancanza di stimolo.
C’è anche un altro aspetto: nelle relazioni turbolente lo sguardo è spesso concentrato sul partner. Cosa sta facendo? Cosa pensa? Perché non risponde? Questo tiene la mente sempre occupata. In una relazione equilibrata, invece, l’attenzione torna sulla propria interiorità. E lì può emergere un vuoto che prima era coperto dal dramma. Quando ci si confronta con se stessi i nodi irrisolti tendono a tornare a galla e possono fare più male, perché non c’è una tensione esterna a nasconderli.
In una relazione equilibrata non sei costretto a combattere ogni minuto per essere scelto, visto, ascoltato, consolato, amato. Quando non sei messo costantemente alla prova da un esterno instabile, affronti un’altra prova ancora più radicale, quella del sostare, del fermarti in compagnia dell’altro e di te stesso. Senza adrenalina, senza lacrime. È una prova di maturità emotiva che non tutti riescono ad affrontare.
Spesso scambiamo la pace per mancanza di chimica. In realtà, stiamo solo vivendo un tipo di amore che non attiva le nostre ferite. E se per anni abbiamo creduto che l’amore fosse sofferenza, l’assenza di sofferenza può sembrare assenza di sentimento.
La domanda allora non è “Perché mi annoio?”, ma “A cosa sono abituato?”.
Perché ciò che chiami noia potrebbe essere semplicemente sicurezza. E forse, più che cercare qualcuno che ti faccia battere il cuore all’impazzata, è il momento di chiederti se sei pronto per qualcuno che lo faccia battere in modo stabile.
Gli amori tormentati del cinema e della letteratura sono molto belli da fruire in quanto spettatori perché attivano in noi un processo di catarsi. Non è lo stesso per gli amori tossici nella realtà. Cercare sempre compagnie “pericolose” dà l’illusione di sentirsi vivi camminando sul filo, ma da quel filo si può anche precipitare, e spesso succede. Gli amori tormentati non alimentano, drenano, e possono lasciare esauriti molto a lungo. La funzione dell’amore non è svuotare, è riempire.
Se sei legato agli amori tossici, come abbiamo detto sopra, hai sicuramente un problema di dopamina. Sei quindi vittima di una dipendenza. Pensa alla droga: chi la consuma ha l’illusione di vivere esperienze intensissime che fanno venire voglia di fuggire sempre più dalla realtà, ma qual è il prezzo? Sei onestamente disposto a pagarlo, sapendo quanto è distruttivo?