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6 punti chiave per combattere la disinformazione
Le “bufale” sono la norma nel mondo di internet. Come evitare di caderne vittime?

Qualche mese fa circolava sui social un video incredibile: una città russa letteralmente sepolta sotto la neve, che era tanto alta da arrivare fin quasi agli ultimi piani dei palazzi. Sorprendente, peccato che fosse chiaramente falso. Eppure non poche persone ci hanno creduto.

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Questo è un esempio piccolo, piccolissimo di disinformazione. E finché si parla di nevicate eccezionali non è un problema per nessuno crederci o non crederci, la vita non cambierà. Il fatto è che purtroppo sul web circolano spesso “bufale” molto più serie, che possono indurre le persone a modificare le proprie convinzioni o abitudini partendo da dati di partenza errati.

Ecco dunque una sintetica guida che può aiutarci a combattere la disinformazione, analizzando ogni notizia sorprendente che riceviamo. Un chiarimento: anche adottando le migliori strategie e applicando una ferrea razionalità non siamo comunque mai pienamente al sicuro, poiché anche fonti generalmente considerate attendibili potrebbero diffondere notizie errate. Questi 6 punti possono però essere validi alleati per ridurre il rischio.

  1. Applicare il pensiero critico

Il primo passo per non cadere vittime della disinformazione è applicare rigorosamente il pensiero critico. Prima di accettare una notizia come vera, è fondamentale porsi domande come:

  • Qual è la fonte di questa informazione?
  • Ci sono prove a supporto?
  • Potrebbe esserci un interesse dietro la diffusione di questa notizia?

Mettere in discussione ciò che leggiamo o ascoltiamo non significa essere cinici, ma consapevoli.

  1. Verificare le fonti

Le fonti affidabili sono la chiave per distinguere tra notizia e disinformazione. Testate giornalistiche riconosciute, siti istituzionali e pubblicazioni scientifiche sono generalmente più attendibili rispetto a blog o social network privi di verifica. Quando una notizia sembra incredibile o eccessivamente emotiva, comunque, vale sempre la pena cercare conferme su più fonti. In casi limite, perfino un telegiornale nazionale potrebbe diffondere informazioni non corrette o distorte, ma controllare diverse fonti permette di non prendere granchi.

  1. Attenzione alle emozioni

Molti contenuti disinformativi sono progettati per suscitare emozioni forti: rabbia, paura, indignazione. Prima di condividere un articolo o un post, chiediamoci: “Sto reagendo a fatti o a emozioni?”. Fermarsi un attimo può impedire la diffusione di informazioni false. Ultimamente sono molto diffusi, specialmente su Facebook, post che riportano storie inventate di sana pianta e spacciate come vere. Spesso queste storie vengono condivise, alimentando indignazioni ingiustificate oppure false speranze. Fortunatamente sempre più persone stanno iniziando ad accorgersi del meccanismo ed evitano di condividere.

  1. Controllare date e contesto

Spesso la disinformazione non riguarda solo il contenuto ma il contesto in cui viene presentato: questo è il modo più comune ed efficace di diffondere notizie false, perché il materiale di partenza è difficile da contestare. Una foto, un video o un dato possono essere veri, ma se riportati fuori contesto possono trasmettere un messaggio completamente diverso. Verificare date, luoghi e circostanze aiuta a ricostruire la verità. Ricordiamo che l’omissione, a volte, è la forma più raffinata di bugia.

  1. Utilizzare strumenti di fact-checking

Negli ultimi anni sono nati numerosi siti e piattaforme dedicati al fact-checking, cioè alla verifica dei fatti. Alcuni esempi includono Pagella Politica, Bufale.net o Snopes a livello internazionale. Questi strumenti permettono di smascherare bufale e chiarire affermazioni dubbi.

  1. Diffondere consapevolezza

Una difesa efficace contro la disinformazione non si limita a proteggere se stessi: condividere conoscenze su come riconoscere notizie false aiuta amici, familiari e colleghi a non cadere nelle stesse trappole. Promuovere una cultura della verifica e del dubbio costruttivo è fondamentale in una società digitale.



 Commenti (1)
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  1. o_vera, Moscow (Moskva)
    Grazie mille! Ottimo articolo.


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