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Le preferenze musicali rivelano la nostra personalità
Il genere musicale che più ci piace racconta qualcosa del nostro carattere? Secondo una ricerca inglese, sembra proprio di sì! Inoltre, la scelta del “genere preferito” che comunichiamo agli altri risponde al desiderio di essere visti e considerati, conosciuti dalla società secondo determinati schemi.

Tra le domande che ci si fa a un primo appuntamento, il classico dei classici è: «Che musica ascolti?». A quanto pare, la domanda non è peregrina. La musica che ci piace racconterebbe davvero qualcosa di noi, del nostro vissuto personale e del nostro carattere. Le note, come i colori, ci provocano godimento o ci risultano detestabili in base non a criteri universali, ma in base al gusto individuale: il quale, a sua volta, è condizionato dal nostro passato oppure dal desiderio di inserirsi in un certo modo in una comunità. 

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Nel corso degli ultimi dieci anni i neuroscienziati, gli psicologi e i musicologi si sono interessati sempre di più a scoprire il legame tra le scelte musicali e la personalità. Un’importante ricerca dell’università di Cambridge ha svelato il profondo legame tra musica e “messaggi sociali”, cioè il legame tra il genere preferito e gli stereotipi che utilizziamo per giudicare gli altri. È automatico pensare, ad esempio, che chi preferisce la musica classica sia un intellettuale e chi ama il death metal sia un “tipo tosto”. Non c’è nulla di reale che giustifichi questo giudizio, ma inconsapevolmente siamo portati ad apprezzare una certa musica in base al messaggio che vogliamo comunicare agli altri. E così modifichiamo e plasmiamo senza saperlo i nostri stessi gusti. 

Ma, più profondamente, il legame con la musica si mostra diverso tra persone che hanno opposte impostazioni mentali: ad esempio, introversi ed estroversi. Se questi ultimi trovano nella musica una funzione “eccitante” che li aiuta a svolgere meglio le loro attività, al contrario gli introversi sentono la musica come una pesante intromissione quando devono concentrarsi. Gli estroversi quindi lavorano facilmente con una musica di sottofondo, gli introversi no. 

L’idea di un legame tra personalità e scelte musicali è entrata così profondamente nel nostro immaginario che piattaforme come Spotify hanno iniziato a utilizzare questa consapevolezza per migliorare l’esperienza di ascolto dei loro utenti: esistono infatti delle playlist pensate per gli estroversi, gli introversi, gli empatici, eccetera. 

La ricerca dell’università di Cambridge prima citata, oltre a confermare il legame tra musica e immagine sociale delle persone, si è occupata anche di dividere la popolazione in categorie che associano le preferenze musicali a determinati tipi di personalità. Ecco alcune delle conclusioni dei ricercatori: 

  • Sembra che chi ama la musica classica e il jazz sia dotato di “intelligenza verbale” e sia aperto, creativo e fantasioso. 
  • Chi ama la musica pop è socievole, gli piace intavolare discorsi. Di contro, tende a essere un po’ convenzionale e intollerante nei confronti del diverso. 
  • Il pop rock, il soul e l’R&B sono preferenze caratteristiche degli animi romantici. Sono anche le scelte degli introversi che hanno bisogno di rilassarsi e distendersi. 
  • Chi ama il punk, il rock, l’heavy metal e tutti i generi più “intensi” tende a percepire il mondo esterno come una minaccia da cui difendersi: questa musica così potente lo aiuta a “caricarsi” per affrontare meglio la propria lotta.
  • Di solito, chi è mentalmente aperto ha anche buone capacità musicali; al contrario chi è più chiuso, convenzionale o pauroso tende a essere meno bravo con tempi e ritmi. Nel canto, gli estroversi tendono ad avere maggiori capacità rispetto agli introversi. 

L’università di Cambridge ha anche elaborato un modello, chiamato efficacemente “modello M.U.S.I.C”, per associare le melodie preferite ai tratti della personalità. È possibile reperire su internet un questionario, chiamato “musical universe test”, che consente tramite venticinque domande di scoprire qualcosa di più sulla propria personalità, partendo dalla musica che si ascolta. 

Insomma, la domanda più classica dei primi appuntamenti, cioè quale sia il genere musicale preferito, potrebbe essere meno banale di quanto si creda.



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