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La sindrome di Ulisse e una valigia piena di sogni
Chiamiamo “sindrome di Ulisse” l’insieme di costrutti e disagi psicologici, oltre che fisici, vissuti dai migranti.

Lasciare la propria casa per ricostruirsi una vita in un’altra città o in un’altra nazione è una vera e propria spaccatura all’interno della vita personale e, come tale, lascia profondi segni emotivi. Non a caso, come confermano molti osservatori, nella popolazione migrante l’incidenza delle malattie mentali è più alta che nel resto della società. 

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Ogni giorno milioni di persone lasciano la propria casa per trasferirsi altrove: che il motivo sia una guerra nel proprio Paese, un disagio economico o semplicemente il desiderio di mettere a frutto i propri talenti, fatto sta che la migrazione riguarda in maniera diretta o indiretta una grossa fetta della popolazione mondiale

Trasferirsi in una città diversa dalla propria ma all’interno dello stesso stato rappresenta già una discreta fonte di stress, ma quando si emigra all’estero questa condizione frustrante raddoppia o addirittura si triplica. Ecco perché tra chi emigra è frequente la sindrome di Ulisse, o sindrome dell’Immigrato, cioè una condizione di stress cronico legata strettamente alle difficoltà di accesso e integrazione in un nuovo Paese. Questa condizione è tanto più acuta quanto più sono pesanti le difficoltà sperimentate ed è più alta, per ovvie ragioni, tra gli immigrati irregolari. 

Gli esperti parlano, oltre che di stress, anche di un vero e proprio “dolore migratorio”, cioè la sensazione che, mettendosi in viaggio, si perda una parte fondamentale di se stessi. Lasciarsi indietro la famiglia, i luoghi dell’infanzia, gli amici e gli amori del passato significa, per molti, abbandonare per sempre un pezzo di cuore: una sofferenza non da poco con la quale anche noi non-migranti, nel nostro piccolo, possiamo empatizzare. 

Le cause principali della sindrome di Ulisse sono, come indicano gli esperti, essenzialmente pratiche. Vediamo le più comuni: 

  • La solitudine.
  • La paura del fallimento o la sensazione di aver fallito.
  • La fatica di dover imparare una nuova lingua e acquisire nuove abitudini.
  • La difficoltà di abituarsi a nuovi climi.
  • La paura di fronte a un futuro incerto. 

Oltre a questo, un ruolo rilevante è rivestito dalla nostalgia, la stessa che tormentava l’eroe greco Ulisse durante le sue peregrinazioni. 

Le persone che soffrono della sindrome di Ulisse presentano diversi sintomi. I principali sono l’angoscia continua, la stanchezza cronica, la difficoltà di prendere decisioni, l’inappetenza, l’insonnia. Questo quadro potrebbe, se protratto a lungo, prendere i contorni di una vera e propria depressione. 

Secondo gli esperti, più ci si informa prima della partenza e più si riesce a trovare una rete sociale accogliente all’arrivo, meno i sintomi rischiano di insorgere o degenerare. Quindi pianificare accuratamente lo spostamento, visitare il Paese di destinazione prima di trasferirsi stabilmente, fare un corso di lingue nel proprio stato prima e in quello di destinazione poi, cercare un centro culturale o un’ambasciata di riferimento sono tutte operazioni molto utili per arginare lo stress.

Conoscere questa sindrome, le sue cause e le sue contromisure è importante per tutti coloro che pianificano un’emigrazione ma anche per chi resta e si trova a interagire con dei “nuovi arrivati” che, nella loro valigia, potrebbero portare oltre ai sogni tanto dolore da comprendere e contrastare.



 Commenti (1)
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  1. sottileconfine, Roma (Lazio)
    Chissà di quale sindrome soffrissero per giustificarne l'operato gli aguzzini di Pamela Mastropietro e Desirée Mariottini: drogate, stuprate e fatte a pezzi. Chissà di quali sofferenze psicologiche soffrano coloro che ogni giorno molestano e violentano donne di ogni età per le strade e nelle loro case. Le vere sofferenze o sindromi, come oggi il pensiero acculturato le chiama, erano dei nostri nonni partiti con la valigia di cartone legata con lo spago. Il giustificazionismo ad oltranza per l'industria migratoria deve cessare!


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