Il disordine, come ogni manifestazione umana, comunica un messaggio e come tale va interpretato. Esso non è sempre generato da negligenza o mancanza di tempo e va colto come una proiezione del mondo interiore di una persona.
Nella nostra quotidianità frenetica non sempre si ha la possibilità di mantenere tutto in ordine; le case risentono spesso dei ritmi di vita dei loro abitanti e proprio per questo sarebbe fuorviante dare un giudizio sommario sul disordine che vi possiamo trovare.
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Ciò non toglie che con una buona organizzazione anche le persone più impegnate possano sfuggire al disordine cronico (ma spesso non è così). Cosa si nasconde, allora, dietro l’incapacità di gestire con ordine i propri spazi e le proprie cose? Cosa racconta il disordine compulsivo di una persona?
Sotto il profilo psicologico, si sostiene che dietro al disordine esterno vi sia un corrispondente disordine interiore, l’incapacità di prendere decisioni e quindi di assumersi determinate responsabilità. Lasciare oggetti sparsi per casa sarebbe quindi la proiezione della volontà di lasciare in sospeso alcune situazioni o di rinviare determinate decisioni; vi si può ravvisare quindi un meccanismo di difesa per proteggersi dalle conseguenze che una scelta comporta. Se il disordine può rappresentare una paura inconscia, l’altro lato della medaglia è che la persona coinvolta riesce comunque piuttosto bene a trovare quello che cerca in base a logiche creative e di raggruppamento. Non a caso si è sempre parlato di disordine creativo, riferendosi anche a scienziati o artisti passati alla storia per non essere vissuti in case impeccabili...
Diversi studi hanno poi rivelato che si possono attribuire al disordine significati particolari a seconda dei luoghi nei quali si nota:
- Disordine nei pressi dell’entrata di casa – indica una paura inconscia nel relazionarsi agli altri, una sorta di timore che venga violato il luogo degli affetti.
- Disordine in cucina – indica fragilità nelle emozioni o risentimento verso qualcuno.
- Disordine nell’armadio – indica difficoltà a confrontarsi con sentimenti ed emozioni.
- Disordine sotto ai mobili – si riferisce a una persona che dà grande importanza all’immagine sociale e quindi che è dipendente dalle opinioni altrui.
- Disordine sulla scrivania sia in casa che al lavoro – indica sentimenti di frustrazione e necessità di avere il controllo della situazione.
- Disordine in garage – indica una tendenza a conservare gli oggetti, una paura del nuovo e quindi un inconscio ancoraggio al passato.
- Disordine nei pressi del corridoio – indica paura nell’esprimere i propri desideri.
- Disordine in salotto – corrisponde al timore di essere rifiutati socialmente e sentirsi inadeguati.
- Disordine in sala da pranzo – indica sentirsi insicuri e condizionati dalla famiglia.
- Disordine sparso per la casa – indica disinteresse generale e apatia.
Al netto di questo “vocabolario del caos”, è bene ripetere che il disordine cela anche alcuni aspetti positivi: un ambiente disordinato non necessariamente riconduce a persone irresponsabili e nel disordine, se non eccessivo, è possibile liberare la fantasia e sentirsi padroni di se stessi. Ciascuno poi vive gli spazi personali in linea con il proprio carattere e le proprie abitudini: l’importante è che un eventuale disordine sia percepito come tranquillizzante e non angoscioso e che le norme generali di pulizia siano rispettate – è ben diverso accumulare vestiti dall’accumulare polvere.
Quella tra ordine e disordine è una dialettica infinita che rispecchia il magma incessante dei nostri pensieri.