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È vero che la caffeina fa miracoli?
Quanti di noi sono convinti che bere il caffè dopo aver fatto le ore piccole, sia la soluzione a ogni problema? Bene, questo luogo comune è stato sfatato dalla scienza: uno studio della Michigan State University, infatti, ha cercato di capire se la caffeina fosse in grado di combattere gli effetti della deprivazione del sonno. La risposta è stata scioccante: bere caffè non ci aiuta a riprenderci da una notte insonne.

La stragrande maggioranza di noi è convinta che il caffè sia la panacea della nostra sonnolenza. La sostanza in grado, con un solo sorso, di darci la scossa appena alzati o allungare la nostra capacità di stare svegli.

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In parte è vero, ma non con l’efficacia che gli viene spesso attribuita. Una volta ingerita, la caffeina si dissolve e si diffonde rapidamente nel nostro corpo, arrivando in pochi minuti al cervello; qui si lega ad alcuni recettori che di norma ricevono l’adenosina, una sostanza prodotta dall’organismo che induce sonnolenza. Questo è il motivo per cui il caffè annulla momentaneamente la sensazione di stanchezza.

Il picco di concentrazione di caffeina nel sangue si verifica tra i 45 e i 60 minuti dopo l’assunzione; 3-5 ore più tardi, il fegato avrà degradato buona parte della caffeina ingerita e l’adenosina avrà iniziato a riprendere il suo posto. In quel momento potremmo avvertire la voglia di un’altra tazza di caffè.

Sono molte le piante che contengono caffeina all’interno dei loro semi, dei loro frutti o delle loro foglie, per esempio le fave del cacao, presenti nel cioccolato. Può anche essere sintetizzata artificialmente e aggiunta a cibi e bevande, come quelle energetiche o in alcune bibite analcoliche. Il caffè, oltre alla caffeina, contiene un’ampia gamma di altre sostanze (polifenoli, magnesio, potassio, vitamina B3 etc.), che possono ridurre lo stress ossidativo e modulare il metabolismo lipidico e degli zuccheri.

Questi effetti, molto utili in certe circostanze, possono portare – se consumata nelle ore più tarde della giornata – a problemi di sonno. Inoltre, soprattutto se assunta in grandi quantità, in particolar modo negli individui più suscettibili, potrebbe indurre ansia. L’intensità e l’occorrenza di questi effetti non sono uguali per tutti, perché il metabolismo della caffeina presenta delle differenze da una persona all’altra. Tale sostanza può, inoltre, contribuire alla riduzione del dolore aumentando l’efficacia dei farmaci antinfiammatori che prendiamo, per esempio, quando abbiamo mal di testa. Infine, diversi studi hanno dimostrato una correlazione fra la caffeina e la malattia di Parkinson, che contribuirebbe a ridurne il rischio, e con la demenza, anche in questo caso con un effetto protettivo.

Gli amanti del caffè, quindi, non hanno motivi per cui lamentarsi, anzi! Una buona quantità di evidenze scientifiche sottolinea anche il fatto che il consumo di 3- 5 tazzine di caffè al giorno proteggano dallo sviluppo di diverse malattie croniche e possano tranquillamente far parte di uno stile di vita sano ed equilibrato.

Ad ogni modo, è bene sapere che il caffè non fa miracoli. Può dare una scossa all’umore e aiutarci a concludere compiti di attenzione e concentrazioni banali, ma di certo non migliora le funzioni cognitive nei cervelli che lamentano un’importante carenza di sonno.

In questo senso una risposta più autorevole e credibile arriva come al solito dalla scienza: un gruppo di psicologi della Michigan State University ha, infatti, cercato di capire fino a che punto la caffeina sia in grado di contrastare gli effetti della deprivazione di sonno sulle funzioni cognitive.

Gli scienziati hanno chiesto a 276 partecipanti di completare due tipi di compiti (un semplice esercizio di attenzione e un altro molto più complesso in cui bisognava procedere con ordine e senza saltare nessun passaggio) a mente fresca e dopo una notte in bianco. Prima di mettersi al lavoro, ad alcuni soggetti è stata fornita una ricca tazza di caffè (200 milligrammi) mentre agli altri è stato dato soltanto un placebo.

Chi non aveva dormito aveva peggiorato sensibilmente le proprie performance in entrambe le esercitazioni, ma la caffeina aveva aiutato a completare l’impegno più facile. Non è però bastata per evitare errori procedurali nel secondo compito: nel caso dell’esperimento non ci sono state conseguenze, ma nella vita quotidiana e nel lavoro ciò potrebbe portare a commettere errori o causare incidenti anche gravi. Kimberly Fenn, la ricercatrice a capo dello studio, ha spiegato: “La caffeina riduce la sonnolenza, aumenta i livelli di energia, può addirittura migliorare l’umore, ma non può mai rimpiazzare una buona notte di sonno. Il caffè può dare la sensazione di combattere la stanchezza e di riacquisire piena lucidità, ma le performance ad alto livello risultano comunque alterate. Questo è il motivo principale per cui la privazione di sonno può risultare molto pericolosa”.

Inutile chiedere alla caffeina l'impossibile: un espresso aiuta nei compiti più semplici, ma non risolve i problemi da mancanza di sonno. Sarebbe bello pensare che un espresso o due possano rafforzare la memoria ed evitare errori sul lavoro: ma chi per mestiere deve ridurre al minimo le disattenzioni (pensiamo a medici, chirurghi, piloti, autisti, poliziotti), deve prima di tutto rendere il sonno un'assoluta priorità.



 Commenti (1)
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  1. ricdick963, Firenze (Toscana)
    Interessante articolo disperso tra tanti inutili. Ripeto: uno al giorno è difficile seguire. In Toscana si dice "il troppo stroppia ". O se ne pubblicano meno oppure i migliori rischiano di sfuggire, amministratori Nirvam.


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