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Come leggere i sorrisi (non tutti rivelano gioia)
Ovvero come interpretare il messaggio comunicativo che si nasconde dietro un sorriso, il quale risente dello stato emotivo e del contesto nel quale la persona si trova.

Il sorriso ha un forte valore comunicativo all’interno delle relazioni interpersonali perché è il veicolo attraverso il quale si proiettano all’esterno emozioni e stati d’animo anche molto diversi. Naturalmente, per poter decifrare un sorriso occorre contestualizzarlo: solo così possiamo decifrarne il significato più profondo.

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In vari studi condotti sull’argomento, per poter categorizzare i sorrisi, i ricercatori hanno proceduto ad analizzare i muscoli facciali delle persone interessate e ne è sortita una classificazione molto ampia, redatta in base alla funzione sociale che le espressioni del viso ricoprivano in un preciso momento.

A livello generale sono state individuate tre macrocategorie di sorrisi, a loro volta composte da una decina di varianti.

  • Prima categoria: il sorriso di gratificazione o ricompensa. È il sorriso che scaturisce da una situazione piacevole, da stati d’animo di contentezza. Un esempio può essere il sorriso di una madre di fronte al proprio bimbo. Viene considerato il tipo di sorriso più spontaneo. Lo si riconosce fisiologicamente dalla contrazione simmetrica degli zigomi, dalle sopracciglia alzate e dagli angoli della bocca tirati in su.
  • Seconda categoria: il sorriso di affiliazione. Viene usato per comunicare vicinanza emotiva all’interlocutore, rassicurazione, senso di appartenenza e buone intenzioni. Il termine “affiliazione” indica proprio la funzione sociale di questi sorrisi che esprimono compassione e solidarietà. Fisiologicamente si nota un allungamento simmetrico della bocca che rimane a labbra chiuse, e talvolta la comparsa di fossettine sulle guance.
  • Terza categoria: il sorriso di superiorità o dominante. Viene impiegato per rimarcare una posizione sociale o lavorativa predominante sull’interlocutore. Appare più come un ghigno che un sorriso vero e proprio, in quanto nel viso non c’è simmetria: solo un lato della bocca si alza, l’altro rimane statico o tende verso il basso.

Ora allarghiamo il campo di indagine e vediamo altri esempi di sorriso secondo la classificazione proposta dagli scienziati.

  • Il sorriso bugiardo: non è sempre facile riconoscerlo. Anche in casi di analisi condotte in sede giudiziaria, solo la metà delle volte si riesce a individuarlo con certezza. 
  • Il sorriso malinconico: può rivelarsi in situazioni dolorose, anche in presenza di veri e propri lutti, ed è stato interpretato scientificamente come una sorta di protezione dal dolore messa in campo dal nostro corpo. 
  • Il sorriso gentile: l’elenco delle situazioni possibili in cui compare è lungo: in generale, si ha tutte le volte che una persona pensa di poter rendere una situazione più piacevole mediante il sorriso. In questo caso si nota che è solo la bocca ad assumere la curvatura tipica del sorriso, mentre gli occhi restano immobili. 
  • Il sorriso civettuolo: è un’espressione ricorrente quando si flirta con qualcuno: perché, si sa, il sorriso rende più attraenti. 
  • Il sorriso imbarazzato: spesso è accompagnato da un’inclinazione del viso verso il basso e dallo sguardo spostato a sinistra, e normalmente dura poco. 
  • Il sorriso Pan Am: il nome è mutuato dagli assistenti di volo Pan Am che venivano obbligati dall’azienda a sorridere anche in situazioni di disagio con i passeggeri. È il sorriso forzato tipico del personale che lavora in campo commerciale. 
  • Il sorriso della Duchenne: è considerato il sorriso del vero godimento. Coinvolge in simultanea bocca, guance e occhi. Tutto il viso si illumina. Un sorriso “totale” che ha un effetto decisamente positivo su chi lo fa e su chi lo guarda.

Al termine di questa carrellata di sorrisi, possiamo notare come un gesto apparentemente semplice nasconda una ricchezza notevole. Spesso le imposizioni dei datori di lavoro o le consuetudini sociali tendono a forzare il sorriso naturale, senza però riuscirci appieno: anche se non raggiungeremo mai una decodificazione completa dei sorrisi, che restano in gran parte misteriosi, abbiamo alcune “spie” che ci consentono di capire, anche in base al contesto, la sincerità o meno di alcune espressioni.



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