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Sinestesia: vedere suoni, ascoltare colori, assaporare oggetti
Alcune persone, in particolari condizioni naturali o indotte, riescono a sperimentare un ampliamento e una fusione dei sensi: questa “mescolanza” si chiama, in medicina, sinestesia. Scopriamo di che si tratta e di come questa condizione ha influenzato in particolare il mondo dell’arte.

Quando guardiamo il mondo intorno a noi, assaporiamo un buon cibo, accarezziamo un gattino, ascoltiamo della musica, annusiamo l’aroma del caffè esercitiamo rispettivamente la vista, il gusto, il tatto, l’udito, l’olfatto. Ma i sensi non sono camere stagne, si può dire anzi che collaborano tra loro: ad esempio, l’olfatto è fondamentale per determinare il gusto di un cibo, tant’è che quando siamo raffreddati tendiamo a sentire meno i sapori. In ogni caso, è comunque vero che la maggior parte di noi fruisce di un quadro principalmente attraverso la vista e di un concerto  principalmente attraverso l’udito. Esiste però una condizione neurologica particolare che è in grado di spezzare la percezione convenzionale e donare percezioni assolutamente particolari: parliamo della sinestesia.

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La sinestesia è la capacità di percepire, in modo del tutto automatico e involontario, il “suono di un colore” o il “gusto di una nota”, e così via. Questa particolare condizione permette, insomma, di godere della realtà in un modo completamente inedito.

La medicina ci dice che la sinestesia può essere causata da un disturbo neurologico, del quale è effetto collaterale, oppure dall’utilizzo di sostanze stupefacenti come l’LSD. Può essere però presente anche in soggetti sani.

In effetti, sappiamo che molti grandi artisti, in particolar modo musicisti e pittori, avevano il “dono” della sinestesia e lo hanno utilizzato per creare nuovi e arditi linguaggi all’interno delle loro opere. Un caso celebre di sinestesia è quello del pittore Vasilij Kandinskij, fondatore dell’arte astratta, il quale affermava di “dipingere sinfonie”. Quando ascoltava della musica, infatti, l’artista russo percepiva istintivamente dei colori: disporli sulla tela significava per lui riprodurre dei motivi che aveva ascoltato o comporne di nuovi. Quello di Kandinskij è il caso più celebre di sinestesia, anche perché lui stesso ci ha lasciato un “vocabolario” nel quale accostava ogni colore della propria tavolozza al suono di uno strumento dell’orchestra.

Dalle lettere al fratello Theo, veniamo a sapere che anche Van Gogh aveva percezioni sinestetiche che costruivano legami inediti tra musica e colori. Sono poi molti i casi di musicisti sinesteti che provarono a donare ai loro ascoltatori percezioni tattili e visive avvalendosi unicamente delle note.

Sul finire dell’800, la corrente artistica del simbolismo fece proprio il concetto di sinestesia e diede forma a opere letterarie, teatrali, pittoriche e musicali che cercavano di dare nuove percezioni al pubblico attraverso il coinvolgimento di tutti i sensi. Celebre è il componimento del poeta Arthur Rimbaud nel quale egli accosta un colore, un suono e uno o più oggetti ad ogni vocale dell’alfabeto. Colpisce però sapere che questa “moda” artistica del passato non nasceva soltanto da un piano ideale ma da una realtà vera e sperimentabile: la sinestesia esiste in natura e non è quindi detto che il modo abituale di percepire le cose sia il migliore e il più completo.

La sinestesia, oltre a essere innata o provocata da droghe, disturbi neurologici o malattie, può essere raggiunta in molti modi: qualcuno riesce a sperimentarla attingendo alle memorie d’infanzia, qualcun altro attraverso pratiche meditative.

È stato dimostrato da alcuni scienziati che i bambini che hanno giocato con lettere magnetiche colorate hanno una maggiore propensione, da adulti, a sviluppare una condizione che somiglia alla sinestesia: essi associano alcuni numeri o lettere a degli specifici colori perché le loro memorie di infanzia li portano ad associare gli stimoli dei due sensi. Per quanto riguarda la meditazione e l’ipnosi, è altresì dimostrato che attraverso un processo guidato e molto allenamento è possibile raggiungere percezioni di tipo sinestetico.

Anche se solo pochissimi di noi sperimentano la sinestesia in modo continuativo durante la loro vita, possiamo dire che una percezione “ampliata” della realtà è sperimentabile almeno una volta nella vita da molti di noi: oltre a un’esperienza estetica piacevole, la sinestesia può essere uno spunto di riflessione interessante e un incredibile detonatore per la creatività.



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