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Essere multitasking è davvero un pregio?
Secondo gli studiosi, no. Vediamo perché.

Da qualche anno la parola "multitasking" è molto diffusa. Sapevi che il termine deriva dal linguaggio informatico? In passato si usava la parola "multitasking" per riferirsi alla capacità di un sistema operativo di eseguire più di un programma nello stesso momento, ma oggi si usa soprattutto per descrivere una qualità di certe persone, che sono in grado di eseguire molti compiti diversi contemporaneamente.

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La parola ha, per la maggioranza di noi, un significato che interpretiamo come positivo: sembra essere una vera e propria dote perché consente di gestire alti livelli di attività in campo professionale e personale.

Ma, secondo gli psicologi, essere multitasking non è necessariamente un pregio.

Anche se l'essere dotati del dono dell'attenzione multipla sembra rispondere ai tempi ristretti del mondo contemporaneo, secondo gli studiosi l'abitudine a eseguire più attività contemporaneamente comporta una maggior fatica a organizzarsi e soprattutto a focalizzarsi su un obiettivo. Il rischio, insomma, è di perdere ripetutamente di vista il "filo del discorso" impiegando di conseguenza più tempo del previsto a concludere l'attività iniziata. È quanto ha concluso una ricerca della University of London: il multitasking è in realtà più lento e meno efficiente dell'antico uso di fare una cosa per volta.

Sembra che col tempo l'abitudine a fare troppo e tutto insieme possa comportare anche un calo piuttosto sensibile del quoziente intellettivo personale. Secondo alcuni psicologi chi ha una personalità o un'organizzazione del tempo direzionata al multitasking sperimenta maggiore rischio di ansia e depressione.

Secondo altri studi, la mente umana è naturalmente portata alla distrazione, qualsiasi sia l'attività che si svolge. Si calcola che la nostra mente sia distratta per il 46,9% del tempo della nostra vita: quando variamo continuamente attività o ne svolgiamo più d'una il "quoziente di distrazione" aumenta ulteriormente, rosicchiando il tempo disponibile.

Dunque questa parola, così sbandierata, non è poi tanto positiva. Potremmo addirittura parlare di "trappola del multitasking", visto che non solo le nostre convinzioni ma anche le pressioni esterne ci portano spesso ad abbracciare questo modo di vivere e lavorare anche se non lo vorremmo.

Se concludere un'attività dona al nostro cervello una sensazione di benessere, indotto dai neurotrasmettitori della "ricompensa", potremmo pensare che chiudere più attività contemporaneamente raddoppi o triplichi il benessere che si prova. In realtà, come abbiamo visto in questa breve dissertazione, gli svantaggi correlati a questa abitudine sono molti di più rispetto ai vantaggi.

Ecco perché è importante reagire alla "trappola" dandosi la possibilità di:

  • Riposare il cervello (con una pausa di 20 minuti ogni due ore di attività). Non fare altre pause tra un intervallo e l'altro. 
  • Eseguire i propri compiti familiari e lavorativi con rispetto per se stessi e aspettative realistiche, senza cedere alla sensazione di sovraccaricarsi. 
  • Stabilire e rispettare delle priorità nei compiti da eseguirsi, anche accettando di dover rinunciare ad alcuni di quelli meno urgenti. 

Ecco come possiamo combattere l'ideologia dell'impegno multiplo mantenendo comunque efficienza e concentrazione.



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