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Come leggere le emozioni negli occhi
Lo sguardo è una parte fondamentale del nostro linguaggio non verbale e ha una vera e propria "grammatica" con la quale può esprimere emozioni complesse.

In una recente serie di opere intitolata Les Invisibles, il fotografo romano Giacomo Spaconi ha fatto un curioso esperimento: ha fotografato dei volti umani e poi, tramite photoshop, li ha privati degli occhi. Il risultato è una serie di fotografie decisamente surreali, che celavano alcune note inquietanti e invitavano a una considerazione: molto spesso, senza gli occhi, capire se un volto esprima gioia o tristezza, smarrimento o soddisfazione, è difficile. Sì, perché gli occhi, che come dice un detto popolare sono "lo specchio dell'anima", hanno davvero molto da dire; il loro è un linguaggio complesso che la scienza non cessa di indagare e che è possibile, con un po' di intuito, leggere e interpretare come fossero parole su carta.

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Come si leggono le emozioni nascoste dietro gli sguardi? A questa domanda ha cercato di rispondere il prof. Adam Anderson della Cornell University, invitando alcuni volontari ad analizzare diverse foto che, al contrario delle opere dell'artista prima citato, ritraevano soltanto occhi. Il risultato è stata una "grammatica degli sguardi" che conferma molti dei significati che leghiamo comunemente a certi tipi di comunicazione non verbale.

  • Gli occhi socchiusi sono collegati a pensieri di sospetto e di disgusto. Questo perché limitando l'ingresso della luce all'interno del nostro occhio diamo l'idea di "non voler vedere" qualcosa di spiacevole. 
  • Gli occhi spalancati, che nel senso comune rappresentano la sorpresa, sono il contrario del caso precedente: vogliamo "guardare di più" per curiosità e interesse (solo in pochi casi per orrore). 
  • Sbattere le palpebre frequentemente indica nervosismo. Questo tipo di azione può verificarsi quando siamo assediati da un mare di pensieri diversi oppure quando il nostro interlocutore ci provoca ansia o irritazione. 
  • Quando qualcuno ci attrae fisicamente o romanticamente la pupilla si dilata, mentre quando siamo di fronte a qualcosa di poco piacevole la pupilla si restringe. 
  • Lo sguardo "di traverso", che quindi sfugge al contatto visivo, è proprio dei timidi e dei bugiardi. Questo riflette la paura che le loro reali intenzioni siano svelate o il loro pudore violato. 
  • Lo sguardo diretto e la sincronizzazione visiva si possono osservare spesso nelle coppie che sperimentano una profonda connessione emotiva. Questo fa parte della tendenza inconsapevole a "copiare" qualcuno cui ci sentiamo molto legati, sia nella direzione dello sguardo che nelle altre piccole e grandi movenze corporee. 

E fin qui siamo in un ambito piuttosto noto, in una dimensione del linguaggio degli occhi che è facilmente interpretabile da molti di noi. Secondo Sulger (1989) anche le direzioni in cui si guarda più spesso durante un dialogo sono significative. Vediamo insieme questo aspetto:

  • Per Sulger chi ha uno sguardo fisso (puntato stabilmente su qualcosa) manifesta il desiderio di non interagire con gli altri e non partecipare alla loro conversazione. 
  • Chi invece muove molto lo sguardo può essere contraddistinto da un comportamento instabile accompagnato però da un pensiero vivace. 
  • Chi rivolge spesso lo sguardo verso l'alto manifesta un desiderio di fuga rispetto alla situazione in cui si trova. 
  • Chi tende a guardare verso destra ha un pensiero proiettato al futuro. 
  • Chi guarda spesso verso sinistra è un introverso con una vita interiore molto ricca e un certo timore nelle relazioni interpersonali. 

Questo e altri studi ci dicono che spesso, nella quotidianità, non riusciamo ad afferrare l'enorme quantità di informazioni e di rivelazioni contenute negli occhi degli altri ma imparando pian piano a familiarizzare con gli sguardi e il loro significato potremmo scoprire una vera e propria miniera di emozioni.



 Commenti (2)
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  1. pack38, Torino (Piemonte)
    Ok perfetto condivido ciao
  2. cattivello73, Ancona (Marche)
    Proprio per questo motivo si pensa che gli Arabi della penisola araba soliti indossare occhiali scuri da non permettere all'interlocutore di capire la loro reazione e cosa ne pensano di quanto racconta o/e propone


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