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Le tecniche di propaganda usate da Hitler che vedi ancora oggi online
Il regime nazista si poggiava su un poderoso lavoro di propaganda, gestito con meccanismi così efficaci che sono utilizzati ancora oggi. Ma possono essere pericolosi.

Viviamo nell'illusione di pensarci liberi, in un mondo pieno di informazione che ci rende, a differenza di un tempo passato, più padroni di noi stessi e delle nostre scelte, difficilmente vittime di condizionamento, ma è davvero così?

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Maestri della propaganda erano Adolf Hitler e Joseph Goebbels (ministro della Propaganda stessa)e a parlarne ci sentiamo rabbrividire da un lato ma sicuri dall'altro. Se è vero però che quei tempi sono passati, non è altrettanto sicuro che si possa essere protetti da meccanismi di una simile manipolazione psicologica.

La propaganda nazista, come riportato dagli storici, puntava sulle emozioni forti, sulla ripetizione continua dei messaggi e sulla semplificazione estrema della realtà e dei concetti che si volevano far passare come insindacabili. Meccanismo identico si ripete oggi sui social, nei contenuti virali  e nei meme.

Non siamo più certo nella Germania Nazista, ma in un mondo digitale dove fake news, campagne d'odio e contenuti aggancianti sfruttano meccanismi psicologici imparati da quell'epoca e portati avanti perché funzionano.

Vediamo insieme quali sono le 7 tecniche di propaganda maggiormente sfruttate e utilizzate nel web per spingere contenuti tossici, video complottisti, campagne politiche o movimenti contro le minoranze così da poter proteggere la propria opinione e non cadere vittima di velate - o meno - manipolazioni.

Gli storici della comunicazione sottolineano come la propaganda nazista fosse un sistema fittamente organizzato che sfruttava ogni mezzo a propria disposizione per distorcere la realtà a proprio piacimento: giornali, radio, cinema, manifesti e persino libri per bambini erano veicoli per raccontare una realtà in cui il regime fosse, attraverso una narrazione distorta e semplificata, la salvezza per le paure reali (instabilità economica e politica) dei cittadini.

Nonostante oggi non ci sia più un ministero della propaganda e l'ambiente sia differente, viviamo immersi in un "mondo virtuale" dove spingere un contenuto a raggiugere milioni di visualizzazioni sembra essere di vitale importanza, al punto da piegarsi ad algoritmi che premiano contenuti emotivi e divisivi, attraverso tecniche già viste in passato: semplificazioni, slogan, capri espiatori.

Più che ai temi, per collegare passato e presente, è necessario quindi osservare le tecniche, che possono essere ugualmente sfruttate per pubblicità come contenuti d'odio.

Una delle regole cardine della propaganda nazista era la semplificazione radicale: trasformare problemi complessi in una storia facile sempre abitata da buoni e cattivi. Il messaggio doveva essere semplice e ripetuto, così che tutti potessero capire e ricordare.

Allo stesso modo oggi vediamo temi complessi come la migrazione, la salute o l'economia trattati con frasi secche e assolute, asserzioni che possono essere capite dagli "svegli" e incomprensibili per le "pecore" e che mettono in contrapposizione i "patrioti" contro i "traditori". Argomentazioni che non accettano sfumature: o fai parte dei buoni o dei cattivi.

La tentazione è quella di credere a questo tipo di narrazione perché il cervello è portato a "legarsi" alle cose semplici, ma l'unica arma che abbiamo è approfondire.

Altra tecnica utilizzata dai nazisti era quella del "capro espiatorio": individuare un gruppo (come gli ebrei) al quale attribuire le colpe dei problemi del Paese. Anche oggi vengono sfruttate le minoranze, creando un "noi" contro "loro", una coesione interna contro un gruppo sul quale viene fatto scivolare l'odio senza dati o argomenti, solo perché algoritmicamente crea impatto.

La propaganda nazista aggiungeva al suo mazzo di carte lo slogan breve e ripetuto  ovunque (manifestazioni, radio, giornali). Ciò che oggi per noi sono i commenti ripetuti centinaia di volte sotto i post, gli hastag, il copia incolla di lunghi discorsi complottisti. Studi sui social media dimostrano, infatti, che la familiarità di un messaggio aumenta la percezione che questo debba essere necessariamente vero.

Arma potentissima dei nazisti era portare le emozioni forti prima dei fatti: scatenare orgoglio patriottico, indignazione, paura facevano sentire il popolo unito contro un "nemico" comune e riduceva il pensiero critico. Anche oggi si può facilmente notare come titoli che creano panico, rabbia, paura vengano maggiormente distribuiti da un algoritmo che ama i contenuti scritti per colpire emotivamente più che per portare verità.

I sentimenti forti, inoltre, causano reazione e l'algoritmo tende a spingere di più contenuti con commenti e reazioni.

La menzogna ripetuta era uno dei pilastri della propaganda nazista, che poggiava sul principio psicologico di cui accennavamo prima: se sento una cosa più volte e da più persone, il mio cervello tenderà a dare per scontato che sia vera. Oggi, questo si può notare nelle teorie complottiste e fake news ciclicamente riproposte. Stessa cosa per le frasi fatte nei gruppi sociali , che diventano tali anche nei commenti e generano verità senza fondamento.

Ai tempi del nazismo, si usava un quasi totale controllo dei media, ottenendo così una manipolazione informativa radicale. Al contrario ma secondo lo stesso principio, oggi veniamo sommersi da valanghe di informazioni che ci rendono difficile trovare le vere notizie dentro al caos.

In ultimo, i nazisti ponevano molta cura all'estetica dell'informazione: immagini e musica trasmettevano forza e grandezza, la forma rendeva il contenuto più convincente. Questo oggi si traduce in montaggi professionali, grafiche sempre più curate e storytelling emotivi. Ovviamente, però non è la bellezza a rendere attendibile un contenuto.

Davanti a tutto questo, quindi, cosa possiamo fare?

Condividiamo solo dopo aver verificato contenuto e fonti, cerchiamo controprove su internet, diffidiamo delle generalizzazioni assolute. Mai fidarsi di un linguaggio disumanizzante e...forse un bel ripassino di storia!



 Commenti (2)
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  1. dani773, Bagnolo In Piano (Emilia Romagna)
    Io le notizie qui su internet le prendo sempre con le molle, certo non è facile distinguere la verità dalla menzogna, infatti ogni parola scritta fa sorgere dei dubbi.. cerco però di informarmi ulteriormente
  2. nemesi94, Catania (Sicilia)
    Sieg Heil


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