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Perché certe persone rivelano molto di sé e altre sono schive?
C’è chi è molto franco sui propri sentimenti e racconta con facilità il proprio passato, mentre altri sono pieni di segreti o non condividono le proprie opinioni. Perché questa differenza?

Ci sono persone che raccontano di sé anche agli sconosciuti e altre delle quali nemmeno i migliori amici sanno tutto: due tipi umani profondamente diversi. Per questo può essere interessante capire da dove viene questa differenza, perché non sempre coincide con l’introversione o l’estroversione. Neanche la timidezza è la causa, perché pure chi l’ha superata potrebbe non svelarsi o, al contrario, aprirsi molto.

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Nell’attitudine a condividere o meno parti di sé entrano in gioco fattori come la personalità, le esperienze passate, il contesto, ciò che una persona pensa di ottenere o rischiare e molto spesso il tipo di rapporto.

Una persona può essere estremamente loquace con gli amici e molto chiusa con i colleghi. Può parlare senza problemi della propria vita con il partner e non raccontare quasi nulla ai familiari. Questo perché la rivelazione di informazioni personali, nella psicologia sociale, è strettamente legata al grado di fiducia e di intimità percepita. Non si tratta soltanto di quanto raccontare, il discrimine è a chi.

Questo però non vale sempre, in quanto la “self-disclosure” (svelamento, nel linguaggio degli studiosi), è sì associata allo sviluppo dell'intimità, ma raccontarsi molto non equivale automaticamente ad avere una relazione più profonda. Una persona, ad esempio, può parlare tantissimo senza dire nulla di particolarmente personale, mentre un'altra può raccontare una sola cosa, ma molto importante.

A volte si tratta semplicemente di un’interpretazione personale del concetto di privacy, una scelta consapevole e non dettata da paure o scarsa fiducia.

Anche il fattore culturale ha un peso non indifferente. Avete presente il detto “i panni sporchi si lavano in casa”? Molti ritengono che i problemi familiari non vadano raccontati, che le relazioni sentimentali siano affari propri o che le emozioni vadano condivise soltanto con pochissime persone. Ci sono culture più o meno aperte e che si concentrano su temi diversi.

I cosiddetti dati sensibili sono considerati a livello pubblico qualcosa che può essere legittimamente nascosto. In particolare le informazioni sull’orientamento sessuale e la salute sono trattate con molto riserbo, non solo nel mondo del lavoro ma anche nei rapporti informali: questi temi sono delicati anche perché, purtroppo, si può temere che portino a discriminazioni.

Tra i fattori che influenzano la tendenza ad aprirsi c’è anche la personalità. L'estroversione è associata alla maggiore tendenza a cercare stimolazione sociale e interazione, quindi potrebbe rendere più facile raccontarsi a più persone. Ma sarebbe sbagliato trasformare la questione in "estroversi = aperti, introversi = chiusi". Ci sono introversi molto spontanei con le persone di cui si fidano e persone estroverse che, pur parlando moltissimo, mantengono gelosamente private alcune parti della propria vita.

Infine, le esperienze. Se raccontare qualcosa di personale in passato ha avuto conseguenze negative è comprensibile diventare più prudenti. Chi ha subito danni per la sua franchezza, quando per esempio una confidenza è stata usata contro di lui, è di conseguenza spinto al riserbo. Chi invece ha provato sollievo ed è stato accolto può prendere coraggio e rivelarsi di più.

Per questo la riservatezza non è necessariamente una caratteristica immutabile e, in ogni caso, non va stigmatizzata. Essere “misteriosi” non equivale sempre ad avere qualcosa di problematico da nascondere, così come essere molto aperti non è segno di superficialità.



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