Che cosa intendiamo quando parliamo di "attaccamento evitante"? Andiamo a scoprire cosa si nasconde dietro atteggiamenti apparentemente freddi e anafettivi, dietro la paura di impegnarsi, e capiamo come relazionarci con i partner evitanti.
Si definisce attaccamento evitante la modalità di vivere la relazione sentimentale in modo distaccato, freddo e insensibile. Gli psicologi hanno individuato l’origine di questo atteggiamento che, al pari di altri disturbi della personalità, risale agli anni dell’infanzia e al rapporto con le figure genitoriali o di accudimento. Può succedere che il bambino, dopo aver cercato ripetutamente e invano l’approvazione da parte di un genitore, ci rinunci, chiudendosi in se stesso e decidendo di non avere bisogno di nessuno. Si tratta ovviamente di una decisione inconscia, dettata da una percezione di rifiuto che viene sublimata dal cervello perché troppo dolorosa.
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Da adulti chi ha questo atteggiamento ha paura ad innamorarsi e ad amare in quanto i suoi bisogni primari di amore e sicurezza sono stati carenti; ciò spinge la persona ad avere una paura inconscia di essere abbandonata e nello stesso tempo di essere limitata nella propria libertà. Questo conflitto interiore la rende, apparentemente, anaffettiva, incapace cioè di lasciarsi andare al sentimento.
Le persone con attaccamento evitante temono che investire in un rapporto possa essere faticoso e soprattutto fonte di esperienze dolorose e quindi si difendono dall’ansia mediante il distacco emotivo oppure con la fuga vera e propria. Il bisogno di mantenere la distanza nella relazione li porta talvolta a cercare storie effimere e poco impegnative, che li rassicurino di avere sempre una via di fuga.
Questo scenario investe principalmente il genere maschile in quanto, per tradizione educativa, è il meno abituato a gestire emotivamente i propri stati d’animo e a manifestarli esternamente.
Ora, come possiamo gestire o tentare di accorciare il gap con un partner evitante che tenta di auto-proteggersi, tenendo il compagno/a a “distanza di sicurezza”? Per prima cosa occorre identificare alcune tipologie di comportamenti evitanti:
- assenze, sparizioni improvvise, tendenza a sminuire l’esigenza di intimità del partner.
- tende a non rispondere a messaggi o chiamate.
- rimanda la conversazione quando si toccano argomenti connessi ad un concreto impegno sentimentale, es. convivenza, matrimonio ecc.
- anche sessualmente possono mancare spontaneità e tenerezza.
In queste situazioni il partner della persona evitante può sperimentare ansia e insicurezza, cominciando a temere di essere lui la causa dell’assenza di attenzioni. Ne derivano spesso atteggiamenti di rincorsa, di controllo e di vero e proprio panico che provocano però ancora più distacco e freddezza, in un circolo vizioso che può seriamente pregiudicare la tenuta della coppia.
È quindi importante porre in essere i giusti atteggiamenti per non soffrire se stessi e gestire al meglio la relazione. Eccone alcuni:
- Non fare il “gatto che rincorre il topo che fugge” ma lasciare i giusti spazi per evitare che il distacco possa aumentare maggiormente, peggiorando le cose.
- Non pensare di essere la causa del comportamento evitante ma cercare di inquadrare al meglio le dinamiche psicologiche del partner.
- Cercare punti di contatto in modo da condividere momenti ed esperienze amati da entrambi.
- Fornire comprensione, presenza e coerenza. Questo per evitare di farsi percepire come “scontati”; così facendo si interrompe l’aspettativa “negativa” (collezione di delusioni) del partner evitante.
- Non farsi prendere dalla gelosia, attribuendo erroneamente la freddezza del partner all’interesse per altre persone.
- Coltivare i propri interessi e le proprie amicizie in modo da essere emotivamente autosufficienti.
- Essere flessibili all’interno della coppia , svincolandosi da ruoli rigidi e prevedibili.
- Non cercare di cambiare il partner; questo vale per ogni tipo di personalità e relazione, a maggior ragione in presenza di atteggiamenti evitanti; gli effetti sarebbero solo frustrazione, rabbia, impotenza e collasso del rapporto.
- Stabilire dei limiti e non provare a salvare la coppia a tutti i costi; il rispetto e la comprensione reciproci non devono mai mancare.
- Lavorare sulla crescita della coppia mettendosi in discussione, cercando la “chiave” per conquistare e amare nel tempo il partner.
Con gli atteggiamenti giusti, una buona dose di ottimismo e, perché no, di ironia, anche le sfide più difficili si possono vincere. La prima tra queste, al di là dell’ambito sentimentale, è la matura consapevolezza di ciò che accade dentro e fuori di noi.