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Perdita ambigua: come un lutto, ma meno visibile
Alcune persone non smettono di starci accanto perché si allontanano fisicamente, ma perché lasciano deserto il nostro mondo emotivo.

La psicologa Pauline Boss ha definito “perdita ambigua” un certo tipo di dolore che molti di noi hanno provato senza potergli dare un nome. È il dolore di chi non ha visto allontanarsi fisicamente una persona amata, ma sa che il legame è spento. Un genitore che aiuta economicamente ma non c’è mai quando abbiamo bisogno di sfogarci; un figlio che non chiama; un amico che continua a mettere like su Facebook ma non telefona più; un partner che ha sempre la testa da un’altra parte, o che ufficialmente ha chiuso ma continua a girarci attorno.

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Quando le strade di due persone si dividono sempre, perché una è morta oppure c’è stata una separazione, gli altri sono sempre accondiscendenti: pacche sulle spalle, comprensione, piccoli favori, inviti a feste per “svagarsi”, dichiarazioni di disponibilità. Quando invece la perdita non è eclatante nessuno se ne accorge. E neanche noi ce ne accorgiamo fino in fondo, perché avvertiamo il dolore ma lo censuriamo coi sensi di colpa. In fondo, ci diciamo, nessuno è morto; in fondo, ci diciamo, lui o lei un po’ è ancora qui.

La mente umana tendenzialmente comprende le sfumature, ma non le tollera facilmente. La spiegazione chiara è più accettabile del dubbio e la cesura netta, nella maggior parte dei casi, è più facile da affrontare rispetto a una relazione che diviene ambigua. Tutte le ambiguità scatenano paranoie e dubbi ossessivi, sguardi retrospettivi che sfiniscono, sforzi di comprendere che rendono il rapporto ancora più difficile. Quando nelle relazioni si passa dalla presenza attiva al cosiddetto “orbiting” molti esperti affermano che è il momento di tagliare.

Nel termine “perdita ambigua” abbiamo l’unione di due fasi difficili: quando c’è la perdita arriva il dolore, quando si crea l’ambiguità si creano le condizioni per una sofferenza permanente. Ma secondo la psicologia per stare meglio è necessario fare qualcosa di innaturale: smettere di cercare spiegazioni.

Bisogna arrivare a pensare che la ricucitura, nella quale forse si spera, non è garantita dal fatto che una persona sia ancora abbastanza vicina a noi (almeno fisicamente). Le ragioni non sempre possono essere spiegate, anzi, forse mai, e le contraddizioni sono ineliminabili. Il dolore emotivo mescolato all’amore può trasformarsi in un blocco che va forzato per poter continuare con la nostra vita. Vivere senza risposte? È terribile, ma dobbiamo accettare che capita e potrebbe capitare altre volte in futuro.

Il primo passaggio, quello che prelude a questa presa di coscienza, è sicuramente l’espressione del dolore. Finché non ammettiamo che la lontananza emotiva di chi amiamo ci fa soffrire, non potremo nemmeno sperare di ricucire la ferita. Esprimersi significa accettare le emozioni, parlare con qualcuno di fidato o anche solo annotare pensieri sparsi su un foglio. L’importante è permetterci di farlo.

Nessuna ricetta miracolosa, dunque. Ma anche i processi lenti e silenziosi nel tempo danno i loro frutti.



 Commenti (1)
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  1. maredentro24, Camposampiero (Veneto)
    Articolo interessante. Fa riflettere.


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