Molte madri vorrebbero essere le migliori amiche delle figlie, ma secondo gli esperti questo tipo di rapporto è sbagliato. Ecco perché.
Il rapporto tra madre e figlio, nelle prime fasi della vita, è assolutamente chiaro: il bambino piccolo dipende dai genitori in tutto e per tutto, dalla donna in particolare. In questa fase gli equilibri di potere, di solito, sono molto definiti.
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Il discorso cambia in adolescenza, in particolare nel rapporto tra la madre e la figlia femmina. Infatti diverse madri, consciamente o no, vogliono diventare “migliori amiche” della figlie. L’obiettivo, lodevole di per sé, è far sì che la ragazzina si senta tranquilla nel condividere i propri desideri e problemi. C’è anche il desiderio di costruire un legame molto solido (di solito in adolescenza i ragazzi si allontanano psicologicamente dagli adulti) e, perché no, la voglia di avere un’alleata in casa, una persona con cui confidarsi.
Alcune ragazze potrebbero essere contente di avere un rapporto così speciale con la mamma, ma in realtà gli esperti sostengono che questo tipo di equilibrio sia dannoso. Perché non è veramente un equilibrio, ma uno squilibrio. Infatti le persone di dodici, quattordici, sedici anni non sono ancora pronte per prendersi carico dei problemi familiari. Apparentemente le madri-amiche non chiedono di essere sostituite dalle figlie o che i ruoli si scambino, ma nella testa delle adolescenti scatta inevitabilmente questo meccanismo: se la mamma è pari a me, se non è abbastanza autorevole, se è fragile, allora significa che devo proteggerla e aiutarla.
L’impressione di fragilità del genitore è insita nel concetto di madre-amica. Una donna adulta che veste i panni di un’adolescente, che si mette su un piano di parità con la figlia, che chiede sostegno incondizionato nei momenti difficili non sembra in grado di guidare una mente giovane. A quel punto i ruoli si rovesciano oppure la ragazzina va a cercare una guida altrove.
Inoltre le madri-amiche a volte sono guidate da un desiderio inconscio: quello che la figlia non si separi mai da loro. Sono convinte che un legame di questo tipo, infatti, impedirà l’allontanamento tipico della fase adolescenziale. Ma le ragazze e i ragazzi, in questo momento della vita, devono iniziare a sperimentare l’indipendenza psicologica, devono fare esperienze coi coetanei, devono sbagliare. Trattenerli significa, in parte, impedire che crescano come si deve.
Per tutti questi motivi gli esperti consigliano un atteggiamento aperto, comprensivo e sempre orientato all’ascolto, ma non per questo privo di controllo e autorevolezza. Parlare di equilibri di potere sembra duro, ma per le ragazze e i ragazzi sapere che l’adulto ha ogni cosa sotto controllo è profondamente rassicurante.
Quello tra i tredici e i diciotto anni è un momento in cui tutto cambia, sia nel corpo che nella mente, e molto spesso si sperimentano forti crisi. Magari confessare “bravate” o cercare abbracci mentre si piange per qualcuno è difficile, ma l’idea che un adulto potrà dare una mano o un buon consiglio è molto più importante del piacere ambiguo di avere una madre-amica.