Una cosa è il limite, una cosa è l’ultimatum: il primo protegge la relazione, il secondo no
Come puoi esprimere i tuoi bisogni senza trasformare il limite in una manipolazione sottile che danneggia il rapporto.
Stabilire dei limiti è sano, lo diciamo sempre. Se non lo fai, rischi sempre di essere calpestato dagli altri, di essere violato nell’anima. Nelle relazioni amorose, il limite è sacro e indica cosa sei o non sei disposto ad accettare, nell’ottica di preservare la tua salute mentale.
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Ma dal dire al fare c’è di mezzo il mare: come possiamo parlare efficacemente dei nostri limiti? Un terreno su cui non dovremmo scivolare è passare dal limite all’ultimatum. Infatti c’è una differenza sottile tra queste due cose: quando stabiliamo dei limiti a cuore aperto e concentrandoci su noi stessi, esponendo la nostra morale e le nostre eventuali fragilità, stiamo facendo bene; quando trasformiamo il limite in ultimatum, assumendo senza volerlo un atteggiamento manipolatorio, ecco che ci perdiamo.
“Se fai questo ti lascio”, “Se lo fai di nuovo ti abbandono” sono i classici esempi di limite che si trasforma in minaccia. Parlare così non significa difendere i confini ma punire e spaventare. Se ricorri costantemente ad affermazioni come queste non stai rendendo la relazione più forte ma, al contrario, la indebolisci.
Infatti il limite:
- Parla di ciò che tolleri o di ciò di cui hai bisogno
- Serve a preservare il tuo benessere emotivo
- È una responsabilità che ti assumi
- Apre una negoziazione
- Nasce per prendersi cura della relazione
- Aiuta a ridurre i conflitti
- Si esprime in prima persona: “ho bisogno di questo” o “provo disagio quando succede questo”.
Invece, l’ultimatum:
- Si concentra sull’altro: “non devi fare questo”
- Si trasforma in una pressione e crea involontariamente paura o resistenza
- Passa la responsabilità all’altro
- Blocca la negoziazione e rende impossibile discuterne
- Potrebbe danneggiare la relazione
- Anziché ridurre i conflitti potrebbe alimentarli, o provocare risentimento
- Si esprime come una minaccia: “se fai così… allora…”.
Capiamo benissimo che negoziare un limite è difficile. Facciamo un esempio banale: se non tolleri il fumo, vorresti che il partner fumasse in balcone e lo dici chiaramente. Ma lui potrebbe chiederti di derogare a questa regola quando fa troppo freddo o piove. A volte cedere un pochino non significa essere deboli o rinunciatari, ma comprendere che anche l’altra persona ha delle esigenze da comprendere. Stabilire limiti sani richiede uno sforzo da entrambe le parti e il tentativo di venirsi incontro è una prova d’amore. Ora pensa a situazioni più complesse e delicate: non valgono, in fondo gli stessi principi?
Certo, non tutti i limiti sono negoziabili. Quando accade qualcosa che ti ferisce tantissimo, è giusto che tu ti ponga delle domande sul destino della relazione. Ma sai bene che non tutti i tuoi limiti sono così rigidi. È proprio su quelli che si può lavorare.
Se riesci a esprimere al partner ciò di cui hai bisogno in modo aperto, onesto, creando spunti di dialogo, stai facendo la cosa giusta. Ricorda che i limiti non sono muri, ma sono ponti. Tu e la persona che ami state su sponde diverse, ma a un certo punto potrete incontrarvi: magari nel mezzo, magari un po’ più in là.